Le due ragazze, ormai quasi trentenni, si conoscono dall'asilo. Lui è il marito di una delle due, e per lui l'altra ha avuto una breve cotta in passato, che non ha mai osato confessare forse nemmeno a se stessa. Ma questo non è rilevante.
I tre passeggiano sotto un cielo grigio per i vialetti anonimi ma ordinatissimi di una cittadina tedesca, dove la coppia si è trasferita ormai da qualche anno per dare modo a lui di imboccare una promettente strada professionale. Due cervelli in fuga ante litteram.
Lei, per il momento moglie al seguito e ormai mamma, si sta dando da fare per trovare una sua prospettiva, ad esempio insegnare italiano ai tedeschi. Anche lei ha un laurea scientifica che in Italia le avrebbe offerto più di una chance (forse, ma forse). Ma si sa che, almeno da noi, le esigenze professionali del marito hanno la precedenza.
Si chiacchiera del più e del meno, si parla come sempre dei guai
dell'Italia e di come ci vedono i tedeschi.
Gli italiani ancora non si devono vergognare di avere un ridicolo capo
di governo, oppresso da scandali personali di cui parla tutta
l'Europa e la maggioranza dei tedeschi ignora che sta per abbattersi su di loro un terremoto epocale e che toccherà fare sacrifici per fare posto ai compatrioti provenienti da est.
Le due amiche si vedono di rado e così quando si ritrovano hanno un sacco di cose su cui confrontarsi. Quella che è rimasta in Italia ha deciso, o ha lasciato decidere al fato, di lavorare nella scuola. L'altra, sebbene abbia fatto studi che di solito portano lontano dall'insegnamento, ha sempre avuto interesse per l'insegnamento e per i temi connessi.
La scuola è un mondo che tutti conoscono e che tutti, a parte quelli che ci lavorano, vedono solo con gli occhi della memoria. L'unica fra i tre che nuota in quel mare sta iniziando ora a considerarsi a tutti gli effetti una lavoratrice della scuola, anche se a singhiozzo. Parlando coi due amici capisce che affrontare l'argomento con gli "estranei" è quantomeno frustrante. C'è qualcosa di irrimediabilmente negativo e allo stesso tempo inconfutabile nell'opinione diffusa sull'insegnante, come di lavoratore a mezzo servizio.
Come si fa a considerare impegnativo un lavoro che porta via una parte tanto esigua di tempo, come 18 ore settimanali? Come si fa a considerare basso lo stipendio portato a casa con tanto poco lavoro? Lei prova a difendere le sue ragioni, sostenendo che le ore trascorse in classe sono solo una parte del lavoro.
Le piacerebbe lavorare a scuola, magari avere un ufficio suo e timbrare il cartellino. Certo ha più libertà, ad esempio può decidere di fare qualcos'altro un pomeriggio, ma sa che dovrà recuperare sabato e domenica.
Per quanto riguarda il denaro, la scelta compiuta in Italia tanto tempo prima di equiparare il compito dei docenti a una funzione pubblica qualsiasi, come un impiegato dell'anagrafe con qualche anno di carriera, le sembra deleteria. Ma, d'altra parte, se pensa a qualche collega, il suo stipendio le pare fin troppo lauto.
Passano gli anni, quando la coppia viene in Italia si trovano per fare grandi chiacchierate, anche se riescono a vedersi sempre meno. I figli crescono e frequentano la scuola tedesca, che mostra le sue pecche.
E così, al confronto, quella italiana riacquista una qualche credibilità. Il figlio, che adesso ha 11 anni, è alle prese con la difficile scelta del canale formativo da imboccare. In Germania le strade si dividono molto precocemente (come succedeva da noi prima dell'introduzione della scuola media unica) secondo un modello che uno dei futuri illuminati ministri vorrà introdurre, per fortuna senza successo, anche in Italia.
La scuola in Germania, almeno nel Land dove stanno loro, ha insegnanti che spesso si assentano e i ragazzi stanno soli in classe.
- Come mai? chiede l'amica italiana.
- Fanno continuamente corsi di aggiornamento.
- Ah! In orario?
- Certo! Oppure ci sono le uscite didattiche.
- Va bene, ma non c'è un supplente?
- No, da noi i supplenti non esistono.
- Toh! Noi i corsi li facciamo fuori orario e spesso li paghiamo pure.
Passano altri anni. L'amica tedesca è in crisi con il suo lavoro di ricercatrice per un'azienda privata che lavora per l'università. Ha un contratto a tempo determinato da tantissimo tempo, che si rinnova ogni 5 anni, ma teme che l'anno prossimo non glielo rinnoveranno.
In Germania le cose a scuola non vanno molto bene, la figlia frequenta la scuola media e lei si lamenta perché le pare che facciano poco. E il problema delle ore buche non è finito, anzi pare che ora per ovviare chiedano ai genitori di dare la disponibilità del proprio tempo.
L'amica italiana è quanto meno perplessa. Figurati se succedesse qui una cosa simile.
Quando altri anni sono passati e ha definitivamente perso il lavoro, l'amica tedesca è tentata di fare domanda per insegnare. Lassù evidentemente è più facile, se hai i titoli. Avrà una specie di contratto temporaneo per l'insegnamento della matematica, almeno fino a quando non troverà di nuovo impiego come ricercatrice.
In Italia il nuovo ministro dell'istruzione si sta molto impegnando nella diffusione dell'idea, già abbastanza radicata nelle persone, che gli insegnanti italiani siano degli sfaticati oltre che lamentosi e che certamente lavorano molto meno dei colleghi europei. Inoltre sono troppi, troppissimi. Bisogna cacciarne via un po', così si potranno pagare meglio quelli bravi che rimangono. Colpa del Sessantotto, che ha introdotto il sei politico. Invece ci vuole un sistema meritocratico.
Un altro tipetto basso che fa pure lui il ministro arriva a dire che i docenti sono dei lavoratori part time e che prendono fin troppi soldi.
Ma nel suo piccolo l'amica italiana ha ora l'occasione di fare un confronto. Quando sente l'amica tedesca le fa la ovvia domanda.
- Ma in Germania quante ore lavorate alla settimana?
- Mah... nominalmente più che in Italia, però alla fine dei conti in classe sono 20 ore.
- Come, a noi non fanno altro che dirci che lavorano tutti di più...
Ma ormai è così, nel caos sovrano anche i dati e i numeri vengono frullati e serviti alla bisogna di chi possiede l'informazione, che poi è lo stesso che governa.
Negli anni l'argomento è diventato di quelli che fanno audience. Specie con questo nuovo ministro, se ne parla molto, spesso con grandi inesattezze ed è sempre più difficile fare ragionamenti lucidi.
L'amica italiana vive con disagio la nuova condizione della categoria, che si trova spesso nell'occhio del ciclone. Sono tempi agitati, di malcontento e protesta. Ovunque, e nelle scuole ancora di più, c'è anche smarrimento e non sono più i tempi delle certezze.
E le cose non migliorano certo, anzi peggiorano. La ministra a un bel momento viene spazzata via con il suo governo.
Le due amiche è un bel po' che non si vedono, nel lungo tempo della crisi non hanno più parlato né della agognata fine del governo peggiore che quelli della loro età hanno vissuto, né della cancelliera né della sua ammirazione per il nuovo primo ministro italiano. Di sicuro i due italo-teutoni sono felici di non doversi più vergognare con i colleghi e di non dover più subire umilianti gag televisive sulla, nonostante tutto, amata patria.
Dal canto suo, l'amica italiana dopo una brevissima stagione di sollievo e quasi di speranza vede di nuovo un futuro a tinte fosche. Dall'interno della sua scuoletta, si difende con il lavoro dalle intemperie, dimentica tutto e si chiude in classe, sapendo che tanto giusto non è.
Si illude che se le faranno fare 24 ore a scuola ci sarà posto anche per l'aggiornamento, che ci sarà più tempo per la programmazione e per il lavoro in classe, magari perfino le compresenze.
Ma sa che non sarà così, sa che la cura che ora pone a ciascuno dei suoi alunni presto non avrà più modo di essere, perché il numero di quegli alunni raddoppierà.
Fino a non molto tempo fa le era parso addirittura che il ministro di quel nuovo governo non fosse poi tanto male. Ora che arriva il bastone e della carota si sono perse le tracce, sa che si è sbagliata... e di grosso.
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domenica 21 ottobre 2012
lunedì 9 luglio 2012
Bambini e condomini
A Milano i bambini per un'assurda ordinanza della polizia municipale non possono giocare negli spazi condominiali. Ora per fortuna la giunta Pisapia, nel tentativo di mettere un po' d'ordine all'universo metropolitano, sballato negli ultimi, troppi, anni cerca di far approvare una modifica per far tornare i bambini nei cortili. E di far prevalere, una volta tanto, i loro interessi su quelli degli adulti e degli anziani, infastiditi dai loro rumori "molesti".
Io sono cresciuta in un meraviglioso cortilone di case popolari, palazzoni cresciuti in armonioso caos architettonico di stampo staliniano, tipico delle case delle cooperative edilizie di quegli anni. Io e gli altri baby boomers scendevamo seguendo scrupolosamente gli orari da regolamento, senza il bisogno di chiedere il permesso a nessuno, tanto era il cortile la naturale prosecuzione della casa. Un veloce mamma, scendo, ed eravamo già giù, senza nemmeno attendere l'ovvio assenso.
Ogni angolo, ogni cantina, ogni androne era nostro. Epiche partite di palla spagnola, o di guardie e ladri o sparviero. Poi, da grandicelli, ci furono le olimpiadi e i giri d'Italia in bici, con una cartolina fissata al telaio con una molletta che sbattendo nei raggi dava l'illusione di avere un motore sotto il sedere. O il pavimento in lisce piastrelle di gres rosso, sotto quello che chiamavamo il portico, rumorosissimo per le signore del primo piano ma ottimo per scivolare coi pattini a rotelle.
Poi, dopo averci lasciato godere fino all'ultimo minuto di quegli interminabili pomeriggi estivi, arrivava la mitica sciura Maria che battendo due volte le mani urlava "..diamo", che stava per andiamo.
La ritirata era accettata di buon grado e l'indomani sarebbe stato un altro giorno.
Non ricordo compiti delle vacanze, non ricordo televisione antinoia, niente trekking organizzati o centri estivi. Sì, c'era l'oratorio, ma il cortile era molto meglio.
Anzi la noia, almeno guardandola retrospettivamente, era una componente essenziale dell'estate. Quando tutti erano in vacanza, in agosto (io andavo via in luglio) ero sola e mi dovevo arrabattare per passare i pomeriggi, libri, bicicletta, qualche rara puntata nelle piscine comunali.
Ora i ragazzi li organizziamo, li intruppiamo, li spediamo all'estero per costosissime vacanze-studio (a undici anni una settimana in Inghilterra 2000 euri!!!). Anche quando siamo al mare o in montagna abbiamo bisogno dell'animazione a base di baby dance.
Può darsi che mi sbagli, ma mi pare che strutturando anche il loro tempo libero, nel terrore che si possano annoiare, finiamo per ingabbiarli, al punto che forse, anche avendo un cortile a disposizione, alcuni non saprebbero che farne. Esagero? Forse, ma ho visto bambini persi in casa d'altri, durante le inevitabili feste di compleanno, perché non avevano a disposizione il loro diesse, ma solo dei compagni con cui giocare.
Certo tutto questo sui giardini condominiali ha un effetto molto meno nefasto delle partite di pallone. Per la felicità di tante persone. Del resto, si sa, anche per questo viviamo in un paese per vecchi.
Io sono cresciuta in un meraviglioso cortilone di case popolari, palazzoni cresciuti in armonioso caos architettonico di stampo staliniano, tipico delle case delle cooperative edilizie di quegli anni. Io e gli altri baby boomers scendevamo seguendo scrupolosamente gli orari da regolamento, senza il bisogno di chiedere il permesso a nessuno, tanto era il cortile la naturale prosecuzione della casa. Un veloce mamma, scendo, ed eravamo già giù, senza nemmeno attendere l'ovvio assenso.
Ogni angolo, ogni cantina, ogni androne era nostro. Epiche partite di palla spagnola, o di guardie e ladri o sparviero. Poi, da grandicelli, ci furono le olimpiadi e i giri d'Italia in bici, con una cartolina fissata al telaio con una molletta che sbattendo nei raggi dava l'illusione di avere un motore sotto il sedere. O il pavimento in lisce piastrelle di gres rosso, sotto quello che chiamavamo il portico, rumorosissimo per le signore del primo piano ma ottimo per scivolare coi pattini a rotelle.
Poi, dopo averci lasciato godere fino all'ultimo minuto di quegli interminabili pomeriggi estivi, arrivava la mitica sciura Maria che battendo due volte le mani urlava "..diamo", che stava per andiamo.
La ritirata era accettata di buon grado e l'indomani sarebbe stato un altro giorno.
Non ricordo compiti delle vacanze, non ricordo televisione antinoia, niente trekking organizzati o centri estivi. Sì, c'era l'oratorio, ma il cortile era molto meglio.
Anzi la noia, almeno guardandola retrospettivamente, era una componente essenziale dell'estate. Quando tutti erano in vacanza, in agosto (io andavo via in luglio) ero sola e mi dovevo arrabattare per passare i pomeriggi, libri, bicicletta, qualche rara puntata nelle piscine comunali.
Ora i ragazzi li organizziamo, li intruppiamo, li spediamo all'estero per costosissime vacanze-studio (a undici anni una settimana in Inghilterra 2000 euri!!!). Anche quando siamo al mare o in montagna abbiamo bisogno dell'animazione a base di baby dance.
Può darsi che mi sbagli, ma mi pare che strutturando anche il loro tempo libero, nel terrore che si possano annoiare, finiamo per ingabbiarli, al punto che forse, anche avendo un cortile a disposizione, alcuni non saprebbero che farne. Esagero? Forse, ma ho visto bambini persi in casa d'altri, durante le inevitabili feste di compleanno, perché non avevano a disposizione il loro diesse, ma solo dei compagni con cui giocare.
Certo tutto questo sui giardini condominiali ha un effetto molto meno nefasto delle partite di pallone. Per la felicità di tante persone. Del resto, si sa, anche per questo viviamo in un paese per vecchi.
mercoledì 13 giugno 2012
Terne al lotto
Sento un rumore sordo: corro di là e vedo il vaso che contiene il mazzo di fiori regalatomi l'altra sera dai genitori rovesciato sul tavolo insieme ai fiori e l'acqua che cola sul pavimento. In realtà si tratta del vaso del frullatore, non avendone io uno appositamente creato all'uopo (no lista nozze no vaso di cristallo) e se si rompesse sarebbe un vero danno.
I fiori sono intatti per fortuna, ma i guai non vengono mai soli.
Infatti Mafalda mi ha mandato fuori uso il telefono e da ieri sera non sono in grado di mettermi in contatto con nessuno. Comunque, sono sopravvissuta a un giorno senza cellulare.
Infine, devo stampare a caratteri cubitali, così vanno bene anche per i DSA, le terne dei temi per domani. E cosa succede? Sono finiti i fogli bianchi. Mica posso stamparli rosini o verdini. Quindi domani mattina mi alzerò prima per essere a scuola presto. Sempre che la stampante funzioni.
Infine, Technoco ha rimesso in funzione il portatile della scuola il cui sistema operativo era andato a pallino, così domani Perfido avrà il suo bravo pc per scrivere il tema e infilarci le sue perfidie.
Ecco, domani si parte.
Ah, dimenticavo, sono sopravvissuta anche al colloquio con i genitori di Zorro. Non si aspettavano la bocciatura, anzi non avevano capito che la decisione ormai era presa e ci hanno detto che preferivano che fosse bocciato in prima superiore, come se potessero scegliere loro.
Vogliono fargli una full immersion di tre mesi per farlo recuperare in italiano, matematica, storia, scienze, inglese e mandarlo alle superiori preparato (al liceo scientifico, per la precisione), per cui che non lo bocciassimo per favore.
A quel punto, capito che ormai non c'era niente da fare, il padre trattenendo la rabbia, agitandosi sulla sedia, inizia a protestare, sentendosi vittima di un'ingiustizia.
Zorro senior, sedicente ingegnere, è incredulo: di matematica, dice, fate delle cose che non ci sono nemmeno sui libri. Scuote la testa, con aria di chi si è imbattuto in una manica di incompetenti. Chissà in Perù come sono le scuole...
Quindi, dopo avere detto, davanti a lui, che gli cambierà istituto e che comunque la bocciatura non serve perché sa già che il giovane Zorro l'anno prossimo non farà nulla, è uscito sbattendo la porta.
Abbiamo avuto l'impressione, io e la Collega Gentile, dopo un'ora di colloquio, che se avesse avuto davanti Moby o qualche strega del suo corso, certo non si sarebbe permesso. È possibile che per avere rispetto sia necessario essere stronzi?
I fiori sono intatti per fortuna, ma i guai non vengono mai soli.
Infatti Mafalda mi ha mandato fuori uso il telefono e da ieri sera non sono in grado di mettermi in contatto con nessuno. Comunque, sono sopravvissuta a un giorno senza cellulare.
Infine, devo stampare a caratteri cubitali, così vanno bene anche per i DSA, le terne dei temi per domani. E cosa succede? Sono finiti i fogli bianchi. Mica posso stamparli rosini o verdini. Quindi domani mattina mi alzerò prima per essere a scuola presto. Sempre che la stampante funzioni.
Infine, Technoco ha rimesso in funzione il portatile della scuola il cui sistema operativo era andato a pallino, così domani Perfido avrà il suo bravo pc per scrivere il tema e infilarci le sue perfidie.
Ecco, domani si parte.
Ah, dimenticavo, sono sopravvissuta anche al colloquio con i genitori di Zorro. Non si aspettavano la bocciatura, anzi non avevano capito che la decisione ormai era presa e ci hanno detto che preferivano che fosse bocciato in prima superiore, come se potessero scegliere loro.
Vogliono fargli una full immersion di tre mesi per farlo recuperare in italiano, matematica, storia, scienze, inglese e mandarlo alle superiori preparato (al liceo scientifico, per la precisione), per cui che non lo bocciassimo per favore.
A quel punto, capito che ormai non c'era niente da fare, il padre trattenendo la rabbia, agitandosi sulla sedia, inizia a protestare, sentendosi vittima di un'ingiustizia.
Zorro senior, sedicente ingegnere, è incredulo: di matematica, dice, fate delle cose che non ci sono nemmeno sui libri. Scuote la testa, con aria di chi si è imbattuto in una manica di incompetenti. Chissà in Perù come sono le scuole...
Quindi, dopo avere detto, davanti a lui, che gli cambierà istituto e che comunque la bocciatura non serve perché sa già che il giovane Zorro l'anno prossimo non farà nulla, è uscito sbattendo la porta.
Abbiamo avuto l'impressione, io e la Collega Gentile, dopo un'ora di colloquio, che se avesse avuto davanti Moby o qualche strega del suo corso, certo non si sarebbe permesso. È possibile che per avere rispetto sia necessario essere stronzi?
martedì 29 maggio 2012
I matti ammutinati
Non ci si può ammalare in pace, una volta all'anno. Come fa la collega Trombona che da trent'anni è malata per il 40% dei giorni? Allora, dopo due scosse di terremoto che, unica nel nord Italia, non ho sentito, ricevo messaggio della collega Gentile. "La Terza si è ammutinata! Vuole andare a casa perché manchi tu. Poi c'è stata l'evacuazione per il terremoto....". Robe dell'altro mondo. Non certo la mia mancanza, ma qualche progetto alternativo li ha messi in subbuglio e mezza classe ha chiamato l'autista per farsi portare a casa. Sono rimasti quelli coi genitori intelligenti o troppo occupati. Notare che in tre anni sarà successo due o tre volte che ci fossero tante ore buche.
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