La malefica bestia sfreccia alle mie spalle. È bello, robusto e ha l'occhio sempre un po' spiritato, si spaventa per un nonnulla e quando lo prendo in braccio, per quei tre secondi che rimane, il cuore gli batte all'impazzata. Dai suoi ricordi, nell'anno di vita con noi, non è mai scomparso il terrificante viaggio di salvataggio che l'ha condotto fin qui. Guardo la casa, rassegnata, quante cose sono cambiate: il divano ha le frange, le tende nuove (perché le vecchie, strappate, sono state sostituite), il tappeto con i file sporgenti, le lenzuola piene di buchi, un paio di vasi spariti, le matite tutte con la mina rotta, dato che il passatempo preferito di Zorba è buttare a terra tutto ciò che è distrattamente abbandonato su un ripiano qualsiasi.
Il problema è che Zorba è un gatto disadattato, abbandonato e che ha visto la morte in faccia.
E che per giunta è stato chiamato Olga per qualche mese, perciò il cambio di identità lo ha certamente segnato ancora di più. Quindi, sebbene a volte sia presa dalla voglia di riportarlo dove è stato trovato (in autostrada), poi vengo presa dal sentimento e mi rimetto a vezzeggiarlo, suo malgrado.
Zorba non fa le fusa, non si acciambella sulle ginocchia, non ti si strofina contro le gambe quando arrivi a casa. Zorba ha paura del buio e si mette vicino vicino solo quando si sente solo, cioè di notte. Zorba si mette sotto la pioggia di croccantini o bocconcini, perché ha sempre fame, mentre li versi nella ciotola e si sporca per poi sdraiarsi sul tappeto. Sempre perché ha fame, ti sveglia alle quattro del mattino.
Solo al suono della voce che lo chiama, si mette in allarme e si mette a spazzolare l'aria con la coda. Se cerchi di giocare con lui, ti azzanna e non sai mai se sta giocando o se è aggressivo. Però, ti accompagna sempre a fare la pipì.
Povero gatto, adesso abbiamo iniziato la terapia coi fiori di Bach. Mah! Dice la mia amica Patti che funziona. Sono un filo diversi da quelli dati alla Mafalda, ma non più di tanto (brutti ricordi, paura dell'abbandono, rabbia). Mah, il mio scetticismo è duro a morire. Però sia con lui che con lei le si prova tutte.
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lunedì 4 giugno 2012
domenica 4 settembre 2011
La Gatta Olga non c'è più
Al ritorno dalle vacanze, la leggera protuberanza sotto la coda di Olga, che tenevo d'occhio per cercare di fugare i dubbi sulla sua identità sessuale, si è leggermente accresciuta. Vedevo quello che volevo vedere: una fessura dove non c'era, volevo una femmina e non volevo accettare l'idea che la Gatta Olga non fosse tale. Oggi abbiamo capitolato e abbiamo dovuto procedere al cambio di prospettiva. Zorba ha preso il posto della Gatta Olga, cercando un nome che mantenesse il numero di sillabe e l'assonanza, visto che sembrava che adesso la micia rispondesse al richiamo. Speriamo di non avergli confuso le idee, sennò mi tocca cercare uno psicologo per gatti.
martedì 2 agosto 2011
Delicatessen
Devo fare rifornimento per i pranzetti della Olga. Cosa cercare su 30 metri di scaffale pieno zeppo di delizie, di ogni foggia e colore? Dunque, vogliamo essere snelle, nutural, ma anche golosette, in linea con il modello dominante ma senza eccedere nell'edonismo... Dunque partiamo dal modello vegan, un po' talebano, ma mi fa sentire in pace con la coscienza: ecco le crocchette olistiche, molta verdura, senza coloranti, savasandir, né conservanti. Uhm, passiamo oltre, che costano un botto. Allora, vediamo questo Natural balance, ricco di Omega per il benessere del pelo e della pelle, antiossidanti inclusi quelli provenienti da ribes nero. Mi fa pensare a quelle palestre, dove dopo mezzora di sudore sul tapirulan mi fiondavo nella sauna pensando che la natural balance ne traesse beneficio. No, costa troppo anche questo. Allora, veniamo alle marche più commerciali: un tripudio di sfilaccetti, dadini e bocconcini. Per non dire degli straccetti di anatra e dell'aspic alle verdure, mousse al tonno e salmone, sushi di pollo e pesce, paté finesse alla selvaggina. Mi immagino il Gatto del Cheshire, con il tovagliolo ripiegato sul braccio, che declama il suo menu a la carte: "Allora oggi abbiamo: pollo in gelatina, fiocchetti di anatra in salsa, un biopaté di manzo o dei trancettini di salmone. O, se preferisce,un piatto speciale di pesce dell'oceano con avena." Alla fine compro un paio di bustine di vattelapesca, per cuccioli, anzi kitten, perché si sa che in Italia l'inglese lo masticano tutti.
Cibo da 8 euri al chilo, mi vien voglia di comprare il tonno per umani, non fosse che non lo consumo più (quello del supermercato) perché si stanno esaurendo le riserve. E poi mi butto sul pacchetto di ali di pollo e tacchino, che farò bollire con amore e ridurrò in deliziosi sfilaccetti per la piccola Skizzo.
Leggo che l'industria del pet food è in fase di grande crescita e che su ogni cibo viene effettuata la sperimentazione animale per testarne la tossicità o l'efficacia curativa per le varie patologie che si propongono di curare, dall'artrosi al tartaro. Avevo conosciuto un ragazzo che lavorava in una fabbrica di cibo per animali e mi aveva solo accennato agli orrori che vi si praticavano. Tutto ciò che viene scartato per l'alimentazione umana diviene pet food. Un 50% del volume della carcassa dell’animale ucciso è considerato sottoprodotto e diventerà cibo per i nostri amici quadrupedi: ossa, sangue, intestini, tendini, legamenti, mammelle, esofagi pelle degli animali macellati sono gli ingredienti del mix variegato che poi viene presentato sotto forma di crocchette o altro (vedi sopra). Ma poiché l'immonda poltiglia avrebbe odore e aspetto ripugnante, viene prima trasformata grazie a "appetizzanti", che sono poi altre schifezze che però coprono i sapori cattivi e aromatizzano; il tutto poi viene confezionato in un sacchetto accattivante con un micio che si lecca i baffi soddisfatto o un Fido felice davanti alla ciotola ricolma. Allora sono andata alla ricerca delle marche che almeno non testano sugli animali e che cercano di dare un po' di qualità agli alimenti che confezionano e l'ho trovata qui.
Effettivamente è un assurdo amare un animale in casa mia e ignorare che per renderlo pasciuto infliggo crudeltà su altri animali.
La lista mi sarà utile quando non avrò voglia di fare lo sbattimento di cucinare anche per Olga.
Cibo da 8 euri al chilo, mi vien voglia di comprare il tonno per umani, non fosse che non lo consumo più (quello del supermercato) perché si stanno esaurendo le riserve. E poi mi butto sul pacchetto di ali di pollo e tacchino, che farò bollire con amore e ridurrò in deliziosi sfilaccetti per la piccola Skizzo.
Leggo che l'industria del pet food è in fase di grande crescita e che su ogni cibo viene effettuata la sperimentazione animale per testarne la tossicità o l'efficacia curativa per le varie patologie che si propongono di curare, dall'artrosi al tartaro. Avevo conosciuto un ragazzo che lavorava in una fabbrica di cibo per animali e mi aveva solo accennato agli orrori che vi si praticavano. Tutto ciò che viene scartato per l'alimentazione umana diviene pet food. Un 50% del volume della carcassa dell’animale ucciso è considerato sottoprodotto e diventerà cibo per i nostri amici quadrupedi: ossa, sangue, intestini, tendini, legamenti, mammelle, esofagi pelle degli animali macellati sono gli ingredienti del mix variegato che poi viene presentato sotto forma di crocchette o altro (vedi sopra). Ma poiché l'immonda poltiglia avrebbe odore e aspetto ripugnante, viene prima trasformata grazie a "appetizzanti", che sono poi altre schifezze che però coprono i sapori cattivi e aromatizzano; il tutto poi viene confezionato in un sacchetto accattivante con un micio che si lecca i baffi soddisfatto o un Fido felice davanti alla ciotola ricolma. Allora sono andata alla ricerca delle marche che almeno non testano sugli animali e che cercano di dare un po' di qualità agli alimenti che confezionano e l'ho trovata qui.
Effettivamente è un assurdo amare un animale in casa mia e ignorare che per renderlo pasciuto infliggo crudeltà su altri animali.
La lista mi sarà utile quando non avrò voglia di fare lo sbattimento di cucinare anche per Olga.
lunedì 18 luglio 2011
,aaaaaq: la Gatta Olga ci ha messo lo zampino
Beh, è evidente che non ce la faccio ad aggiornare il mio blogghetto, nascosto nell'ultimo sgabuzzino della blogosfera. Ho saltato avvenimenti salienti della mia eccitante vita, dallo spettacolo teatrale, alla formazione delle classi prime, all'addio alla Signora Chihuahua (personaggio che magari avremo occasione di incontrare ancora l'anno prossimo alla scuola media della figlia), dalle frustrazioni di mamma a quelle di prof, non ho tratteggiato agili profii di Suor Terry e del mio Technoco, della bambina che si fa adolescente, degli amabili alunni che allietano ogni mio giorno e dei loro più che amabili genitori.
Tra gli eventi che ho mancato di raccontare però ce n'è uno che voglio recuperare e che ha cambiato un po', mica tanto in realtà, la nostra grigia vita da periferia urbana. E' arrivata la Gatta Olga, così battezzata a causa del suo spiccato senso acrobatico, a ricordo dell'indimenticabile Korbut di tante Olimpiadi fa. La Gatta Olga giunge nella ridente cintura milanese dalla verde Umbria, scroccando un passaggio in autostrada, per metà appollaiata o aggrappata (è stata subito evidente la forza ginnica della piccola) non si sa dove sotto l'auto, per l'altra metà sopra l'auto, accoccolata in grembo alla nipotastra. Salita furtivamente a un imprecisato casello umbro, è stata vista per fortuna dall'automobilista che attendendeva in coda ai cognati B.
Il quadrupede fantasma si è rannicchiato ben bene da qualche parte e non ne ha voluto sapere di farsi vedere né sentire; per molti minuti i cognati hanno disperatamente cercato di recuperarla, mentre la coda al casello aumentava. Dopodiché sono ripartiti, rassegnandosi con angoscia alla raccapricciante idea di stritolarla o arrostirla o chissà che altro. Al successivo autogrill, si sono fermati per recuperare il cadavere, immaginando l'inimmaginabile; all'uopo fattisi prestare un cric, hanno iniziato la triste ricerca. Lo stupore di vederla intatta sbucare dai pressi del tubo di scappamento è stato seguito dalla subitanea domanda "E mo? Che ne facciamo? Già due ne abbiamo... Telefoniamo alla Sister!". Che sarei io. Premetto che era in atto da mesi un'opera di fermo respingimento da parte mia delle pressanti richieste della figlia di avere un gatto. Mi atterriva l'idea di ricominciare a pulire cacche e bocconcini secchi di puzzolente cibo per gatti sul pavimento, cosa che avevo fatto per quindici anni, per non parlare della orrenda sabbietta che si sbriciola sotto le ciabatte. La Sister, che aveva scambiato la bestiola per un lui, in tal caso sarebbe stato Yuri o Dimitri, si è prodotta al telefono in una commovente cronaca della rocambolesca epifania. Era un segno del destino, un povero gatto abbandonato che si procura con tanta audacia una famiglia adottiva, come fare finta di niente? Come non vedere il legame che unisce storie umane e feline nella nostra famiglia? Storie di accoglienza e adozione. Si va beh, però poi la cacca chi la pulisce? Facciamo un patto con Mafalda. che ormai è grande, anzi è utile per lei iniziare ad avere cura di un esserino vivente. Ok, vada per il micio, chiamato in un primo momento Telepass.
Telepass non era un micio, ma una micia: 15 centimetri di pelo tigrato color nocciola e nero, spaventata ma sgamatissima. Si è ambientata subito, ha fatto pipì sul tappeto solo una volta, è affettuosa ma sclera spessissimo e, non avendo fratelli con cui giocare, passa il tempo facendo agguati alle caviglie e ai pantaloni di chiunque le capiti a tiro. La notte si accoccola tra il mento e la clavicola facendo le fusa e si addormenta con noi, la mattina ci sveglia con graffi e morsi, non dolorosi ma nemmeno piacevoli.
Adesso è con noi in montagna, fa gli agguati al nonno, già incline all'odio verso ogni animale, anche bipede, e lo fa sobbalzare ogni volta che salta agilmente sul tavolo mentre lui fa colazione. La cacca di Olga, come era prevedibile, la pulisco io, di norma. Ma mi piace e ha colmato il vuoto che avevo da quando il Brunone mi ha lasciato, otto anni fa. In un prossimo post (l'ottimismo non mi abbandona) racconterò delle mie perlustrazioni nei reparti "pet" dei supermercati, dato che in questi otto anni senza mici, non che non me ne fossi accorta, il mondo è cambiato. Sono riuscita a passare due o tre ore sui forum dei gattari, per scoprire che tipo di lettiera e cibo comprare; il giorno dopo, un'altra oretta nella grande distribuzione per lo shopping felino.
Centri commerciali e Web 2.0, nulla è più come ai tempi del vecchio indimenticabile Brunone.
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