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venerdì 27 aprile 2012

L'addizione non mi si addice

Ecco, devo dire che le cose che mi fanno sentire fuori dal tempo sono in genere frivole e, dopo breve riflessione, scartabili per mancanza di priorità. Cose che comunque mi lasciano di stucco e mi fanno sentire in ritardo una volta di più. Leggo, ovviamente fuori tempo massimo, cioè dopo la fine della settimana del Fuori Salone, l'allegato del quotidiano recuperato a casa dei miei. Guardo distrattamente tutto ciò che non mi posso permettere e che da tempo non esercita su di me alcun fascino, poi arrivo all'ultima pagina "eat and shop", pagina in cui si racconta di fashion addicted che si recano a Parigi per un tal negozio e che ora avranno finito di sbavare oltralpe davanti ai capi minimal da loro preferiti, infatti il mitico negozio a breve aprirà i battenti anche nella lombarda metropoli. Capperi, devo andare a vedere di che negozio si tratta per capire che cosa, di nuovo, non mi posso permettere. Ora, va bene tutto, va bene i giovani senza frontiere, ma andare a Parigi o a Londra per comprare i vestiti di lusso del catenone svedese di abbigliamento, mi pare davvero assurdo. Vero, io vado matta per l'altro catenone svedese, quello dei mobili, ma al massimo faccio una ventina di kilometri. Bene, a parte che i vestiti a me sembrano orrendi, che se sei magra e pallida ti fanno sembrare un ombrellone chiuso d'inverno e se sei bassotta e paffuta, come la sottoscritta, oltre che agé, possono creare una certa somiglianza con la zia zitella che inviti alla comunione della bambina. Quei capini alla Audrey Hepburn, ma in versione brutta. Bene, scopro poi, navigando qua e là che il catenone svedese ha messo in vendita, ma solo per pochi giorni e solo in occasione della festa della donna, una collezione firmata da una stilosissima fashion designer, che io mai avevo sentito nominare, vecchia ignorante che sono. Addirittura un evento, così narrato da Vogue: Alle otto di mattina sembra tutto tranquillo: distribuiti i braccialetti che segnano i turni per l'ingresso, i fashionista ambosessi si sono dispersi, in cerca di un croissant e un cappuccino per la seconda colazione dopo la levataccia delle quattro, le cinque, le sei. Alcuni sono un po' provati, altri in splendida forma, come se alzarsi all'alba per fare la fila davanti a un negozio fosse naturale. All'interno, la store manager dà le istruzioni ai commessi, come una benevola generalessa che istruisce il suo plotone. Quasi tutti sono vestiti con la maglietta a stampa Marni, per essere subito riconosciuti dai clienti. Al momento del via, nel negozio l'aria si tende come prima di un'esplosione. La saracinesca fischia, sale verso l'alto, e via: sono entrati. La collezione era molto attesa: le celebri stampe di Marni sono presenti in tutta la loro bellezza. Grande successo per camicie, scamiciati e capi in seta; ci sono sembrati meno popolari i tailleur a bolli blu, di un tessuto un po' rigido, e in generale tutti gli abiti un po' pesanti, come i leggings a coste nere e marroni. Un enorme successo per gli accessori, specialmente collane e orecchini in plexiglass coloratissimo. Sembra che ci siano ragazze che hanno atteso davanti al negozio dalla mezzanotte precedente all'apertura. La cosa, che capita sempre più spesso, a me pare abbastanza strana per un disco o per un cellulare, ma per degli abiti, ancora di più. Pensare che a me l'ultima tendenza di H&M pare inguardabile. Vestiti improbabili a palloni sgargianti, in tessuti che sparano, come direbbe mia madre, o in brutte fantasie anni Settanta. Roba che non oserei nemmeno provare per non rimanere scioccata alla visione di me stessa riflessa dai temibilissimi specchi da camerino. Poi penso che davvero devo orientarmi sul mio vero target, che non è quello delle ventenni che fanno shopping per i negozi del mondo, per iniziare a non comprare cose che siano finalmente adatte alla mia età.

giovedì 5 gennaio 2012

Salda saldorum

L'italiuccia firmata in coda alla cassa in un capannone della fredda e grigia periferia milanese, con le braccia cariche di maglioncini scontanti del trenta, giacconi e cappotti, felpe e camicie al cinquanta: sebbene la visione mi abbia turbato, dato il momento di crisi, il primo giorno di saldi è sempre il primo giorno di saldi. E nemmeno io sono riuscita a sfuggire al richiamo, così, voltando le spalle al sacro dovere della correzione delle ultime verifiche del trimestre, mi sono fiondata al centro commerciale tal dei tali, uno dei mille che infestano la nostra bella terra. Qualche acquisto per la moretta che è cresciuta e le va stretto tutto, sia per misura che per stile (tanto è disinteressata all'argomento che mi delega, credo unica in Italia fra le madri di tredicenni, agli acquisti), poi via verso casa. Ma nel transitare davanti al suddetto capannone sono rimasta irretita, saranno state le luminarie ancora buone per richiamare le genti in questo depresso post-natale. Sono entrata, passando di fronte a un orrendo presepe di carta pesta, con il bambinello che sembra osservare i Re Magi ai cui piedi sono posti in modo un po' disordinato alcuni pacchi avvolti nella carta rossa del negozio, mi sono addentrata tra la folla che pazientemente, come se si trattasse di una condanna dura ma giusta, aspettava il suo turno per estrarre la carta di credito. Vagamente nauseata, però fermamente decisa a raggiungere la sezione "ulteriori ribassi", ho slalomato tra le file e mi sono diretta verso il sotterraneo. Ovviamente non ho trovato nulla, perché seppure in supersaldo tutto costa un'assurdità, sono tornata a galla, sono ripassata tra la gente in coda, ho preso l'uscita evitando di guardare i presepe e mi sono infilata in macchina tra le luci intermittenti che fanno da involucro ai tristi capannoni. Domani è l'Epifania, speriamo che la crisi induca meno amiche a inviarmi quegli stupidi messaggi allusivi e befaneschi.

mercoledì 28 dicembre 2011

Un altro Natale è andato

La due giorni è finita, andata e ritorno in giornata. Pranzo dai suoceri tutto sommato meno pantagruelico del solito, niente cotenne, solo fagioli e salsiccia, crauti e arrosto (menù leggerino, come sempre). Cibo a parte, le feste sembrano essere magre, sotto tutti i punti di vista. Niente atmosfera, niente panettonate a scuola, niente regalini scambiati fra ragazzi. Pochi sms, poca gente nei negozi, regali ridotti (ma questa per noi non è una novità). Austerità, questa è la parola più usata e se anche la sciura Monti va al mercato, seppure un mercato di signori come quello di piazza Wagner, qualcosa di vero ci sarà. Anche se sulla A22 c'era la coda di S.Stefano e non ci siamo risparmiati il classico commento del giovanotto che dalla macchina in fila accanto alla nostra "per fortuna che c'è la crisi", molto berlusconiana e molto ovvia. I miei Natali sono sobri da molti anni (a me la sobrietà di Supermario mi fa un baffo...), quindi non mi pesa rinunciare al regalo o alla cena. Tutto questo piagnisteo per la crisi non mi tocca più di tanto, anzi penso che finalmente un po' di moderazione non può che fare bene.