Cicciobello ha undici anni e le mèches, un anello al pollice e pantaloni troppo larghi. Cicciobello è un po' sovrappeso e sorride spesso, per dire a tutti che le cose per lui non sono così brutte come dicono, che lui è felice. E' svagato, sbaglia o dimentica i compiti e viene a scuola un giorno sì e tre no, forse perché ha paura che quegli errori gli procurino qualche figuraccia di fronte ai compagni.
E' sensibile, Cicciobello, ha una voce da bambina e disegna ragazzine bionde, con taglio dei capelli fashion e magliette coi cuoricini. La prof gli assegna sempre un banco là in fondo, perché così non copre la visuale a nessuno. Poi non c'è mai, quindi tanto vale mettere davanti quelli che stando dietro si perderebbero.
Così Cicciobello disegna, disegna forse per non pensare.
Che fine ha fatto Cicciobello?, chiede ogni tanto Saltapicchio. Appunto, cos'ha che non viene mai? le fa eco Vispateresa, con gli occhioni intristiti.
Enrichetto dal Ciuffo, che lo vede spesso perché gli porta i compiti, non si sbilancia, trincerandosi dietro a un vago "Non si sente bene."
E' Humpty Dumpty che alza la mano, sempre rispettoso delle regole: "Non vuole venire. Perché Bella lo prende in giro".
Non è vero, dice Bella con aria incredula.
Gli ha detto frocio, dice qualcun altro che la prof non riesce a individuare.
In effetti oggi la mamma di Cicciobello è andata a parlare di questo figlio che non vuole più uscire di casa e delle molte cose che lo affliggono. E alla fine non ha nascosto che quel "frocio" c'è stato e ha colpito duro, proprio dove fa male perché è da quando giocava con le bambole, ed era molto piccolo, che il papà batte proprio lì.
L'angoscia lo paralizza e ha paura che, se esce, il mondo gli crollerà addosso, ora che il papà e la mamma non si parlano più e a casa sono venuti addirittura i carabinieri. Ora che la sua vita potrebbe dipendere da un giudice, anche se non sa bene cosa questo voglia dire.
Si è chiuso nel suo guscio, passando le mattinate da solo, senza la mamma che lavora, senza tv perché il papà l'ha portata via.
Meglio stare al riparo dalla curiosità dei compagni, meglio non trovarsi a inventare una scusa perché non ha studiato o implorare la mamma per una ennesima giustificazione che gli risparmi la tortura dell'ora in palestra.
Perché, a parte la ciccetta che prima non aveva tanta importanza e adesso invece sì, a parte i voti che sono quasi sempre brutti, a parte qualche fastidioso commento dei compagni, c'è qualcosa che lo turba davvero. Quelle voci, quelle risatine, quelle sgridate, quei paragoni con gli altri bambini che si divertono con i giochi di guerra che sente da anni, tutto questo lo getta in un vortice di pensieri che per ora non hanno un nome, che lui riesce solo a ricacciare indietro, rendendo pan per focaccia a chi lo insolentisce.
Cicciobello non è più bambino, ma ha pensieri da bambino in un corpo che cresce. Si guarda allo specchio e vede una persona nuova, che non sa bene chi sia. Nessuno che gli dia una mano a conoscere questo nuovo lui, che per giunta è pure un po' strano.
Ci sarebbe la mamma che però è a pezzi e proprio non ce la fa.
E di quegli altri, quei grandi che gli sono estranei e che là, a scuola, potrebbero aiutarlo, lui non sa che farsene. Sono solo capaci di chiedergli ciò che lui adesso non può e non ha nessuna voglia di dare.
Meglio dormirci su un'altra notte, domattina si vedrà il da farsi.
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lunedì 21 gennaio 2013
lunedì 17 settembre 2012
Maestra, lui mi copia...
La classe dei settimini prende forma piano piano. Coi colleghi ci chiediamo cosa sia successo da qualche anno a questa parte, in una comunità mediamente benestante e con un'istruzione familiare più alta della media dei comuni del territorio, per arrivare a una involuzione educativa di questa portata. Ora, è chiaro che un po' ovunque i ragazzini che arrivano in prima media, ogni anno che passa presentano caratteristiche via via meno adatte alla scuola che proponiamo. O meglio è la scuola che è sempre meno adatta a loro
Ma, ad esempio, dei compagni e amici di Mafalda, nessuno è tanto acciaccato dal punto di vista emotivo e cognitivo quanto i miei. O perlomeno se ci sono dei problemi sono riconducibili a un'evidente situazione di disagio sociale e familiare e si tratta di casi singoli. Certo, se vado in una scuola della profonda periferia milanese, trovo ragazzi che vengono a scuola con coltelli o sostanze, trovo bullismo, furti e aggressioni. E ci ho lavorato per anni.
Ma qui è un'altra cosa.
Quello che capita a noi è qualcosa di più sfuggente. I ragazzi sono ben educati, ben vestiti, i genitori super presentabili, ti inganni fino a che dai un'istruzione minima:
"Dividete il foglio in due, con una riga".
Panico.
"Così, maestra?"
"Non ho capito!"
"Cosa dobbiamo fare?"
Arrivano alla cattedra con il foglio in mano: "È giusto?"
Lo fai alla lavagna, tracciando una riga col gesso, chiedendoti come sia possibile che una banalissima riga su un foglio li mandi in crisi.
Poi osservi i pochi che hanno già (già!) finito, che si guardano intorno un po' perplessi e cominciano a chiedersi dove sono finiti.
Il problema è che sono piccoli, sempre più piccoli e io non so fare l'insegnante dei bambini piccoli. Sto imparando. E non so se mi piace.
Presumo che agli insegnanti del biennio capiti la stessa cosa.
Ma mi domando se ci sia un legame tra il benessere economico e un rallentamento della crescita dei bambini.
Credo che un fattore decisivo, oltre al generale impoverimento socioculturale, sia la disgregazione familiare, che in un territorio ricco è più diffusa, dato che dove ci sono pochi denari le coppie si separano meno.
È forse un'analisi superficiale, ma non trovo altre spiegazioni.
Bene, mi sono alleggerita del peso attraverso questo trattamento blogoterapico e posso guardare alla settimana con serenità, confidando presuntuosamente in qualche virtù taumaturgica residua.
Ma, ad esempio, dei compagni e amici di Mafalda, nessuno è tanto acciaccato dal punto di vista emotivo e cognitivo quanto i miei. O perlomeno se ci sono dei problemi sono riconducibili a un'evidente situazione di disagio sociale e familiare e si tratta di casi singoli. Certo, se vado in una scuola della profonda periferia milanese, trovo ragazzi che vengono a scuola con coltelli o sostanze, trovo bullismo, furti e aggressioni. E ci ho lavorato per anni.
Ma qui è un'altra cosa.
Quello che capita a noi è qualcosa di più sfuggente. I ragazzi sono ben educati, ben vestiti, i genitori super presentabili, ti inganni fino a che dai un'istruzione minima:
"Dividete il foglio in due, con una riga".
Panico.
"Così, maestra?"
"Non ho capito!"
"Cosa dobbiamo fare?"
Arrivano alla cattedra con il foglio in mano: "È giusto?"
Lo fai alla lavagna, tracciando una riga col gesso, chiedendoti come sia possibile che una banalissima riga su un foglio li mandi in crisi.
Poi osservi i pochi che hanno già (già!) finito, che si guardano intorno un po' perplessi e cominciano a chiedersi dove sono finiti.
Il problema è che sono piccoli, sempre più piccoli e io non so fare l'insegnante dei bambini piccoli. Sto imparando. E non so se mi piace.
Presumo che agli insegnanti del biennio capiti la stessa cosa.
Ma mi domando se ci sia un legame tra il benessere economico e un rallentamento della crescita dei bambini.
Credo che un fattore decisivo, oltre al generale impoverimento socioculturale, sia la disgregazione familiare, che in un territorio ricco è più diffusa, dato che dove ci sono pochi denari le coppie si separano meno.
È forse un'analisi superficiale, ma non trovo altre spiegazioni.
Bene, mi sono alleggerita del peso attraverso questo trattamento blogoterapico e posso guardare alla settimana con serenità, confidando presuntuosamente in qualche virtù taumaturgica residua.
lunedì 18 giugno 2012
Canto per il Bullo
"Per tutto l'anno stavo dando un contributo sbagliato. Non so perché, ma solo che guardavo le prove schifato e purtroppo l'ho capito solo dopo lo spettacolo che stavo dando un cattivissimo esempio. Mi è sembrato molto maturo nel senso che guardando i miei compagni mi girava nella testa questa parola maturità. Sto forse crescendo?"
Caro il mio Bullo, con la tua cresta ingellata, i tuoi begli occhi che ancora così spesso si abbassano e si perdono per paura. Leggendo il tuo confuso tema, con quella grafia storta e piena di incerti e nervosi svolazzi, mi hai illuminato e intenerito come poche volte quest'anno.
Eppure, il gesto più affettuoso che sono riuscita a regalarti è stato rovesciarti mezza bottiglietta di acqua in testa per distruggere quella cresta, che era la tua difesa, dietro alla quale ti nascondevi. Volevo che tu cogliessi lo scherzo e l'affetto, ma per un attimo ho temuto che prevalessero in te la rabbia e la vergogna di mostrarti nudo.
Ho sentito la classe alle mie spalle che ondeggiava, tra il divertimento e lo sconcerto, poi per stemperare quella che vedevo nei tuoi occhi assomigliare a ira, ti ho scompigliato i capelli viscidi e bagnati, accarezzandoli per calmarti.
Avevi la parte del parroco nello spettacolo (che idea affidarti proprio quella) e non ne volevi sapere di mettere il cappello, per non rovinarti la preziosa costruzione di gel. Io volevo farti capire che avevamo bisogno di te, che eri indispensabile, cosa di cui non sei mai stato conscio (ti sei persino stupito di avere una pagina tutta e solo per te sul registro...).
Nel tema mi hai detto che l'hai capito e di questo sono felice.
Ho realizzato l'altro giorno che ti vedrò ancora solo una volta e che quello che potevo fare per te ho cercato di farlo e chissà se ci sono riuscita (insegnarti a scrivere no, quello non ce l'ho fatta).
Non ho mai perso la speranza che le idee balzane che hanno preso forma nella tua testa in questi ultimi mesi siano solo un effimero frutto di questo difficile passaggio preadolescenziale.
Per questo non ti ho mai risparmiato tutte quelle chiacchierate in corridoio, con te che alla fine ti spazientivi e mi dicevi "Prof, è inutile tanto io non cambio".
Caro Bullo per sbaglio, dedico a te quella poesia che avrei voluto leggere a tutti, cosa che per le sopraggiunte incomprensioni degli ultimi tempi, non ho più avuto occasione di fare.
Che vi sia di buon auspicio.
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
e un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siam venuti
arrivederci fratello mare.
(Nazim Hickmet)
Caro il mio Bullo, con la tua cresta ingellata, i tuoi begli occhi che ancora così spesso si abbassano e si perdono per paura. Leggendo il tuo confuso tema, con quella grafia storta e piena di incerti e nervosi svolazzi, mi hai illuminato e intenerito come poche volte quest'anno.
Eppure, il gesto più affettuoso che sono riuscita a regalarti è stato rovesciarti mezza bottiglietta di acqua in testa per distruggere quella cresta, che era la tua difesa, dietro alla quale ti nascondevi. Volevo che tu cogliessi lo scherzo e l'affetto, ma per un attimo ho temuto che prevalessero in te la rabbia e la vergogna di mostrarti nudo.
Ho sentito la classe alle mie spalle che ondeggiava, tra il divertimento e lo sconcerto, poi per stemperare quella che vedevo nei tuoi occhi assomigliare a ira, ti ho scompigliato i capelli viscidi e bagnati, accarezzandoli per calmarti.
Avevi la parte del parroco nello spettacolo (che idea affidarti proprio quella) e non ne volevi sapere di mettere il cappello, per non rovinarti la preziosa costruzione di gel. Io volevo farti capire che avevamo bisogno di te, che eri indispensabile, cosa di cui non sei mai stato conscio (ti sei persino stupito di avere una pagina tutta e solo per te sul registro...).
Nel tema mi hai detto che l'hai capito e di questo sono felice.
Ho realizzato l'altro giorno che ti vedrò ancora solo una volta e che quello che potevo fare per te ho cercato di farlo e chissà se ci sono riuscita (insegnarti a scrivere no, quello non ce l'ho fatta).
Non ho mai perso la speranza che le idee balzane che hanno preso forma nella tua testa in questi ultimi mesi siano solo un effimero frutto di questo difficile passaggio preadolescenziale.
Per questo non ti ho mai risparmiato tutte quelle chiacchierate in corridoio, con te che alla fine ti spazientivi e mi dicevi "Prof, è inutile tanto io non cambio".
Caro Bullo per sbaglio, dedico a te quella poesia che avrei voluto leggere a tutti, cosa che per le sopraggiunte incomprensioni degli ultimi tempi, non ho più avuto occasione di fare.
Che vi sia di buon auspicio.
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po' della tua ghiaia
e un po' del tuo sale azzurro
un po' della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po' più di speranza
eccoci con un po' più di saggezza
e ce ne andiamo come siam venuti
arrivederci fratello mare.
(Nazim Hickmet)
giovedì 14 giugno 2012
Niente di nuovo
Avrei voglia scrivere un post in classe mentre fanno i temi, ma non sarebbe professionale, così mi limito a registrare la confusione del Bullo e il mal di testa del Grezzo. Le Erinni son sciocchine, le Sagge sagge, il Perfido stanco. Vediamo che hanno combinato... Temi visti e rivisti, fatti e strafatti. Speriamo che la noia non li abbia sopraffatti.
lunedì 28 maggio 2012
Ultimi giorni col Perfido
A letto da due giorni, ho passato la domenica a guardare film. Ho saltato due verifiche a scuola e quando tornerò saremo a meno dieci. Domani dovrò rimettere mano alla relazione finale, trascrivere tutti i voti sul registro, compilare cartacce varie, rivedere la lista del materiale che occorre per lo spettacolo, tagliare le musiche, preparare i programmi d'esame. E poi... ormai ho messo da parte le velleità e ho dato per perse alcune cose che avrei voluto fare con questi ragazzi. Un anno difficile, un po' da bilancio in rosso.
Penso con tristezza che non sarò triste quando li saluterò, penso con sollievo che sono solo una manciata i giorni in cui avrò a che fare con Il Perfido Saccente.
Tre anni con lui sono stati una lotta. Tre anni di esercizio, che poi credo che abbiano raggiunto l'unico risultato di tenerlo a scuola. Stravaccato, annoiato, distratto, provocatorio, alla fine in pace coi compagni certo, dopo essersene guadagnato la stima probabilmente a furia di delegittimare i prof. Spesso assente, ma a scuola. Visto che se era andato, malmenato, da quell'altra.
Penso con tristezza che non sarò triste quando li saluterò, penso con sollievo che sono solo una manciata i giorni in cui avrò a che fare con Il Perfido Saccente.
Tre anni con lui sono stati una lotta. Tre anni di esercizio, che poi credo che abbiano raggiunto l'unico risultato di tenerlo a scuola. Stravaccato, annoiato, distratto, provocatorio, alla fine in pace coi compagni certo, dopo essersene guadagnato la stima probabilmente a furia di delegittimare i prof. Spesso assente, ma a scuola. Visto che se era andato, malmenato, da quell'altra.
giovedì 24 maggio 2012
Time is on our side?
Il mio orario di giovedì è abbastanza brutto, la prima ora è a disposizione, la seconda buca, la terza dedicata al ricevimento genitori. Stamattina c'è una moria di colleghi, chi in uscita chi a corsi d'aggiornamento, così mi ritrovo due ore di supplenza, la prima addirittura su due classi. Chiedo umilmente di non essere smembrata e di scegliere tra le due la classe meno turbolenta, dato che l'altra sarà tutta mia l'ora successiva. Si sa poi che le terze, quando hanno supplenza, hanno già il loro piano prestabilito ed è dura intromettersi nei loro affari privati (di solito copiatura di compiti altrui, finiti in fretta per poi giocare coi compagni).
La prima ora va via abbastanza tranquilla. Poi vado in una terza non tra le più amabili, quasi come la mia. Vedo subito la perla della classe, il ras del corridoio, con un nuovo look: i brufoli annichiliti dai raggi UVA e le sopracciglia strappate ad arte, forse sono le stigmate dell'aspirante tronista. Ritiro un mazzo di carte e una pallina di carta e scotch e cerco di farli stare più o meno tranquilli. Poi, mentre compilo il registro, li ascolto che discutono divisi a gruppetti: il giovane adepto degli amici di maria si lamenta di un 5 nell'interrogazione di geografia nella quale, a sentire lui, "aveva parlato un casino", mentre per la verifica in cui ha preso 7 non aveva studiato un accidente. Poi iniziano a turno a chiedermi di uscire per fare delle fotocopie, hanno in mano il quaderno di qualcuno ordinato e attento. Io resisto per un po', immaginando i mugugni della bidella, poi l'istinto di sopravvivenza prevale e cedo. Mi faccio mostrare però il contenuto del quaderno. "È di letteratura" dice uno. "Macché, di convivenza civile..." fa l'altra. In effetti dando un'occhiata vedo appunti per otto pagine sullo Statuto Albertino, un elenco di diritti sparsi, la divisione dei poteri eccetera. Insomma, il bigino della Costituzione. Mi chiedo come facciamo a pensare di formare dei "cittadini" facendo l'ora di cittadinanza in questo modo, cioè facendogli odiare la Costituzione. In un'ora di supplenza ho ricevuto ben due lezioncine: una sull'astrazione e l'opinabilità dei voti, l'altra sull'inefficacia della nostra azione, se così si può chiamare, per ciò che riguarda la cittadinanza.
Una conferma ulteriore mi arriva subito dopo. L'ora successiva infatti mi toccano ancora dieci minuti in un'altra terza, per tappare il buco della'amica prof impegnata in un inciucio con la dirigente. Mi dà il titolo del tema da assegnare. Inizio a scrivere la traccia alla lavagna: "Il fenomeno dell'immigrazione..." "Ancora 'sti negri!". Mi giro, il solito biondino, finto simpatico, fiero della sua grettezza: "Prof, almeno io dico quello che penso:" Sto per ribattere, anche se sono un po' stanca di trovare le parole, quando arriva la collega. Gratitudine, solo cinque minuti... Frase di rito: "Te li lascio ". Ecco, l'anno scorso io facevo un'ora di cittadinanza in questa classe: interviste, giochi di ruolo, letture sul tema della diversità. Rifletto un po' sul mio insuccesso, poi penso che forse il tempo è dalla nostra parte - anche se non per tutti - e che non siamo taumaturghi. Che serva un po' di umana indifferenza verso i più refrattari?
martedì 22 maggio 2012
Terz'ultimo lunedì
Meglio sapone che mangiato dai vermi. Almeno servi a qualcosa, altrimenti scusa, già che ti ammazzano e ti bruciano...
Questo l'interessante punto di vista del Bulletto Confuso, biascicato a chiosa di alcune osservazioni sulla lettura di un brano di Primo Levi. A volte non trovo le parole per rispondere adeguatamente alle abissali assurdità che fioccano ultimamente in classe. I compagni stessi, ormai, non sanno più arginarlo e si nascondono il viso tra il riso e l'imbarazzo. Ultimamente il Bulletto si sta formando un suo spirito critico, del tutto squinternato e aberrante, contro il quale è difficilissimo lottare, fatto di convinzioni incrollabili basate sul risentimento verso qualsiasi autorità, padre o insegnante che sia. Forse resiste solo il Mister, infallibile figura vero perno della vita di tanti ragazzi. Sempre che lo faccia giocare, fuso com'è di questi tempi.
Alla fine, preferirò ricordare questa classe con l'immortale parafrasi del verso di Foscolo: "lo spirito che mi ruga dentro" o con la terribile disfatta del 1917 a Gigobetto.
giovedì 10 maggio 2012
Gli spermatozoi di Hulk
Le nuvole oscurano il sole che dovremmo osservare tra poco.
La comitiva è disordinata e allegramente rumorosa. Procede in ordine sparso, ai piedi di un versante montuoso ancora innevato. Le nuvole sono basse e il cielo, in effetti, non promette nulla di buono. Le osservazioni del cielo sono saltate, dato il tempo. Prima di arrivare al planetario per la conferenza c'è il tempo di fare un giretto per il bosco.
La passeggiata è iniziata da pochi minuti. “Prof! Piove, torniamo indietro.”
“No, Melany, non piove...”
“Prof! Ci sono i legni, torniamo indietro.” “Si chiamano, tronchi, Bea. In un bosco è normale, basta scavalcare e proseguire...”
"Prof! Guardi, ci sono i girini. Ma sono giganti! sembrano spermatozoi. Sì, ma sono quelli di Hulk”.
Davvero questi ragazzi non sanno andare per boschi e sono stanchi dopo cinque minuti di cammino.
Così come non sanno, neppure lontanamente, come si fa un letto, guardano le lenzuola come oggetti sconosciuti e chiedono aiuto per prepararsi il giaciglio, che sembra una cuccia tanto sono spiegazzate e lasche le lenzuola.
Il momento più triste della giornata è la consegna del cellulare.
Il distacco è difficile, temporeggiano, cercano di imbrogliare, fingono di non sentire i nostri richiami, gli danno un bacino. La notte senza il loro oggetto transizionale sarà dura. la mattina dopo, a colazione, sembrano dimentichi del breve orfanaggio. Ma appena noi estraiamo dal sacco i loro tessori, il gruppo freme, tutti si alzano e si ammassano attorno al tavolo, allungando il collo per vedere se il loro peluche elettronico c'è ancora. Non vedono l'ora di riaverlo. Chiedo se ne hanno sentito la mancanza, molti mi dicono di no e qualcuno invece mi dice di sì, con tono sollevato perché il senso di vuoto patito la sera prima è finalmente finito.
Poi il sole torna a scaldarci, dopo una notte di pioggia che ci ha negato l'osservazione del cielo. Una settimana prima e forse avremmo visto anche Saturno
giovedì 3 maggio 2012
Tutta la gita davanti
"Si arriva ad Aosta abbandonando le nebbie, i veli soffici e sospesi della pianura di Torino: quell'angolo che sutura le Alpi occidentali con le centrali è un mondo a sé, per molti versi intatto e pudico, consapevole ed efficiente … Benché industrializzata, con quartieri nuovi, con le case che ormai scendono fino alle sponde del fiume Dora, la città è soprattutto viva dove risulta vecchia, anche se tante sue viuzze hanno perduto l'aspro acciottolato d'un tempo». Così Giovanni Arpino parlava di Aosta, mi chiedo se con un'insegnante dalle doti descrittive di Arpino i ragazzi seguirebbero la geografia più di quanto facciano oggi.
Martedì e mercoledì sarò in gita nella città di Augusta Praetoria Salassorum. Mi sto già preoccupando per la notte che verrà, sono molti anni che non vado in gita per due giorni e non patisco la tortura di una notte con 45 preadolescenti. L'ultima è stata a Venezia e la penultima a Genova e me le ricordo bene; per dire quanto tempo è passato non eravamo ancora nell'era del cellulare. Era il '99, passammo la notte di ronda tra i corridoi senza riuscire a placare la furia fino verso le tre. Oggi può essere anche peggio, dato che i ragazzi pur avendo molte libertà e sembrano volerne sempre di più: a otto anni le bambine fanno i pigiama party con le amichette, mi chiedo a tredici cosa possano arrivare a fare.
Pensando di essere furbe, abbiamo scelto un'attività notturna: l'osservazione del cielo in montagna. Ma ho scoperto che prima di mezzanotte sarà già ora della nanna. Oggi il Grezzo e altri mi hanno chiesto se diamo la nota se stanno a chiacchierare coi compagni fino alle due. Non è chiaro cosa intendano per chiacchierare.
Sono in fibrillazione, già da una settimana: tutti, a parte il Perfido, che vuole sempre mostrarsi superiore, e Silente che non parla nemmeno sotto tortura né mostra mai il minimo cambiamento d'espressione, sono su di giri. Essendo prof navigate, abbiamo già predisposto l’elenco delle camere, in base alla capienza e dislocazione sui piani. L'obiettivo è quello della riduzione del danno. Maschi sotto e femmine sopra, mi riferisco naturalmente ai piani. Le più assatanate, le Erinni, con la Signorina Snob, Ruvida e Puledrina, stanno al piano superiore e so che ingaggeranno una lotta con noi per farcela sotto al naso, arrivare giù e intrufolarsi dai maschi (tutti e sette insieme...). Confido nelle due Sagge che si dimostrano, cedimenti temporanei a parte, le uniche in grado di mantenere un po' di equilibrio.
giovedì 19 aprile 2012
Sbuffo continuo
Todo bien, papi? Il padre, tenerissimo, un po' piegato dalle staffilate della prof, al figlio. I sudamericani usano chiamarsi vicendevolmente, tra genitori e figli, sempre comunque papi o mami.
Oggi, ore 12: papà, figlio e prof a disagio. Segue dialogo in spagnolo, che la prof comprende bene. Il figlio, ascolta dice sì, ma non sa cosa farci: se aburre. E la prof, sempre più a disagio, ne sa qualcosa. Dialogo privato in luogo pubblico, di quelli da ultima spiaggia, i più inefficaci, dal quale infatti la prof sa che non ricaverà nulla. Di quell'alunno aburrido sa che continuerà a vedere solo la nuca...
Mai come quest'anno mi sento incapace e inutile. Tra grammatica valenziale e podcast, è inutile cercare di stare al passo: mi rendo conto che quello che mi sta sfuggendo è la capacità di relazionarmi con ragazzi sempre più distanti. Tra un reality e una boutique di casual di lusso, si muovono in un mondo dal quale noi adulti siamo esclusi. La scuola è il loro ambiente, il loro centro sociale quotidiano dell'obbligo. Il mondo delle loro relazioni, in cui noi, se va bene, siamo tollerati.
Non voglio diventare come quei colleghi che cercano lo sfogo consolatorio tutti i giorni in aula prof. O lo sono già ? Basta, la serata non è di quelle che promettono ottimismo. Vado al cinema, magari mi passa...
lunedì 4 aprile 2011
Orto per orto
Questo il risultato del nostro lavoro trimestrale. Il trapianto è per ora impossibile perché il comune non ci dà l'autorizzazione per utilizzare il terreno. Sono molto delusa, anche perché questo sarebbe il primo approccio ufficiale dei ragazzi con l'istituzione. Per fare le cose correttamente abbiamo scritto una lettera di richiesta all'ufficio tecnico, era gennaio. Nel frattempo abbiamo seminato, ci siamo entusiasmati allo spuntare dei primi germogli. Abbiamo preparato una serretta, vi abbiamo trasferito le piantine e abbiamo atteso la stagione giusta. Il comune, a primavera ormai incipiente, quindi al tempo di piantare, ci risponde con un diniego, perché noi, sempre per essere corretti, abbiamo comunicato che avremmo usato una motozappa per arare il terreno. Lasciando perdere i dettagli, quale sarebbe il primo pensiero dei ragazzi se conoscessero come si sta svolgendo la vicenda? Ovviamente trarrebbero l'insegnamento che è meglio fare senza chiedere autorizzazioni. In pratica, piccoli abusivi crescono...
sabato 2 aprile 2011
Il Presidente micio micio bau bau
Un tranquillo venerdì di paura. Suor Terry mi tallona da mercoledì col suo progetto da scrivere, così su due piedi. Pensa ai 110 mila euro che ci sono in palio, chi vuol esser milionario? Suor Terry! Se va bene e ci approveranno il p. così ci arriveranno quei quattro soldi che servono giusto per portarlo a termine. A me non interessa la tematica, ma non le dico di no. Figurarsi, io col no ho qualche problema. Quindi ieri ho finito di scrivere fregnacce, a quattro mani, le mie e quelle della Terry, alle sette di sera. Tutto un progetto, non si contano le volte in cui abbiamo scritto la maledetta parola "progetto". E poi le "competenze" si sprecano e le "life skills" abbondano, è il loro momento, e "peer education", vuoi mettere... per non parlare di cittadinanza e scelte consapevoli e ovviamente di raggiungimento di obiettivi. Alla fine avevo un vago senso di nausea, non so se dovuto alla stanchezza o al fastidio. O all'idea che poi a settembre, dopo averlo scritto, bisognerà anche farlo sto p. Ho un bel dirle che è paradossale che ci siano a disposizione tanti soldi per fare p. quando ci hanno tanto ridotto le ore che a malapena riusciamo a fare quello che dobbiamo. Ma tant'è, il mito del p. ancora non è tramontato.
Ma la parte migliore del mio venerdì è stata la mattina. Ospite il pm Fiorillo, quella che ha sentito il bisogno di smentire il ministro Bobo. Una bella tipa, con l'unico difetto dell'eloquio torrenziale, che non le permette di accorgersi che parla a una platea di preadolescenti che dopo un po' è tramortita. Ma poi si agita inquieta, con il pensiero fisso alla merenda. L'incontro dura tre ore e parla quasi sempre lei, noi adulti siamo rapiti, soprattutto quando le allusioni alle malefatte di chi ce l'ha con la magistratura diventano quasi invettive. Ma i ragazzi non sono più in grado di seguirla. Peccato perché lei parla di demolizione della nostra Costituzione, legge l'articolo 77, in cui si dice che "il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni." E dunque, dice, noi viviamo in violazione della Costituzione da 16 anni. E il presidente della Repubblica, le chiedo? E lei, accompagnando con un gesto eloquente: "ehhh... il presidente.... micio micio bau bau". Che avrà voluto dire? I ragazzi sono affascinati dai suoi racconti sui casi che incontra al Tribunale dei Minori e alla fine si rianimano e le fanno molte domande. Una bella opportunità, spero che i bimbi abbiano raccolto qualcosa di buono.
Ma la parte migliore del mio venerdì è stata la mattina. Ospite il pm Fiorillo, quella che ha sentito il bisogno di smentire il ministro Bobo. Una bella tipa, con l'unico difetto dell'eloquio torrenziale, che non le permette di accorgersi che parla a una platea di preadolescenti che dopo un po' è tramortita. Ma poi si agita inquieta, con il pensiero fisso alla merenda. L'incontro dura tre ore e parla quasi sempre lei, noi adulti siamo rapiti, soprattutto quando le allusioni alle malefatte di chi ce l'ha con la magistratura diventano quasi invettive. Ma i ragazzi non sono più in grado di seguirla. Peccato perché lei parla di demolizione della nostra Costituzione, legge l'articolo 77, in cui si dice che "il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni." E dunque, dice, noi viviamo in violazione della Costituzione da 16 anni. E il presidente della Repubblica, le chiedo? E lei, accompagnando con un gesto eloquente: "ehhh... il presidente.... micio micio bau bau". Che avrà voluto dire? I ragazzi sono affascinati dai suoi racconti sui casi che incontra al Tribunale dei Minori e alla fine si rianimano e le fanno molte domande. Una bella opportunità, spero che i bimbi abbiano raccolto qualcosa di buono.
martedì 10 novembre 2009
New Ciccio in town
C'è un nuovo Ciccio. ADHD, sindrome da iperattività più disturbo di personalità. Eh, così giovane dice la psyco. Boh... un'altra psyco l'ha scritto. Insomma sto Ciccio arriva con la sua bella descrizione delle maestre: il tipo che se ci fossero le liane in classe sarebbe sempre lì a dondolarsi sulle teste dei compagni, lanciando qua e là oggetti vari, meglio se contundenti, e alla fine lanciando anche se stesso. Quello che pur di farsi notare e voler bene è disposto a fare di tutto. Finora se n'era stato abbastanza tranquillo, un po' agitatello lo era povero, ma nei limiti. Nessuno osava porsi il solito dubbio che le maestre, una volta di più, avessero esagerato. Era lì che covava. E adesso è esploso nel suo gattonare per la classe, strappare tutto se si arrabbia, roteare e lanciare astucci in faccia ai compagni, ululare e via di seguito. Giornataccia. Che fare... ci dormo sopra. Devo fare un sacco di cose, domani...
sabato 20 giugno 2009
Settimana lunga
Sabato, niente scuola. Dopo la mazzata dell'Invalsi e i primi sei colloqui, la settimana è finita, dopo una bella stirata, la tenda del balcone che si è strappata come uno scottex bagnato, una sessione di due ore a spiegare alla fanciullina come si leggono le ore; pare che abbia capito, anche se a volte dice ancora che sono le dieci e sessanta... questo dopo avere saltato più volte il gelato perché non azzecccava l'ora dell'appuntamento con il dolce: non se è una strategia motivazionale ortodossa, però funziona. Peccato che a scuola non si possa utilizzare.
I colloqui non sono stati un granché. Nulla di eclatante da segnalare. Ameba "portava" il boom economico. Pallida e ansimante, colei che non ha fatto una mazza per tre anni, mi dice "prof, ho mal di pancia", anche io sarei preoccupata se fossi al tuo posto, pensavo, anche se tanto poi ti promuoviamo.
A parte il pc che non funzionava, quindi il suo ipertesto risultava monco, quello che mancava erano proprio i rudimenti del ragionamento. Dopo un anno passato a insegnare come usare wikipedia, mi ritrovo ancora sti mozziconi di testo scopiazzati e male incollati, in cui non si intravede uno spiraglio di logica, di riflessione. Allora, negli anni sessanta lo sviluppo industriale che alla fine culmina con la spedizione dell'uomo sulla luna (parola più parola meno, il discorso era di questo livello). Le ho detto che aveva fatto un po' troppo presto ad andare in orbita e le ho chiesto di spiegare il senso delle immagini che aveva scelto per illustrare il suo argomento, una cinquecento, una televisione e l'uomo sulla luna. Che cacchio c'entra il boom economico in Italia con l'uomo sulla luna? Boh, comunque per artistica "ho portato" la pop art. Vabbè, dice la collega già isterica al primo candidato, parlami della pop art. Cioè, la pop art... Andy Wharol, il supermercato dell'arte... Per francese "ho portato" la moda yeye. E così via. Dopo un paio di candidati, ci riuniamo in conclave per valutare: il candidato ha esposto i contenuti in modo... con linguaggio... dimostrando di saper effettuare i collegamenti, di sapersi orientare.... nel complesso ha raggiunto un grado di maturazione... E via di crocette. Beh, fa l'isterica, tanto questa esce con sei. Eh no, fa Primadonna, questa (Ameba aveva suonicchiato il flauto poco prima) ha degli otto negli scritti (uno nella buffonata invalsi e l'altro nello scritto di francese, talmente facile che anche Hoilsaggiodidanza è andata alla grande).
Non possiamo ragionare con i vecchi schemi, ci dice col solito sussiego, quest'anno la legge dice che i risultati dell'esame sono importanti più della valutazione sul trienno. Reazione scomposta del Consiglio di classe, me compresa. Ma staremo scherzando? diciamo in coro. A momenti Ameba non viene ammessa, tuona la collega di matematica, e tu le vuoi dare sette? Noi siamo professionisti, dice Primadonna, e dobbiamo seguire ciò che dice la legge. Le faccio notare che se avessimo seguito il decretino della Gelma, avremmo dovuto segarne un tot, ma lei non si dà per vinta. Primadonna è così, possono fare un esame bellissimo ma se cascano su musica, lei si mette di traverso e rompe le palle allo spasimo. E viceversa, se uno è rimasto senza unghie a furia di arrampicarsi sugli specchi o annaspa disperatamente su scienze, storia inglese e chi più ne ha più ne metta, però fa un accenno alla storia del giasss (con la esse dolce, mi raccomando, e non vi capiti di dire gez) lei si batterà strenuamente per convincere tutti che l'alunno in questione (che ha capito l'antifona e sa come solleticare l'enorme ego della prof, e quindi tanto di cappello) merita. Abbiamo chiuso la questione come al solito, vedremo allo scrutinio.
Poi a Scricciolo abbiamo chiesto di parlare dei cani randagi (lei portava il petrolio, non so come siamo finiti ai cani, ma gli esami orali sono così) visto che lei ama tanto gli animali. Sindacalista se l'è cavata, anche se speravo meglio, ed è riuscito a parlare dell'Inter anche all'esame. Furbetto ci ha onorato di una mise inedita: camicia Armani e cintura Dolcegabana. Ma ha avuto la sfortuna di essere l'ultimo e ha affrontato la commissione un po' suonata e vicina al rompete le righe. Per la verità, ha fatto un esame penoso e stavolta non gli è riuscito nemmeno di farci ridere.
A uno a uno se ne andavano, forse senza rendersi conto che era l'ultima volta che ci salutavano, nella fretta di finire, di andare via, con un distratto salveprof. Ho guardato Sindacalista allontanarsi per il corridoio e non ho potuto reprimere una certa tristezza. Verranno a trovarci una volta, di solito a settembre quando ancora sentono la nostalgia, Saranno alti, con la barba e look improponibili. Ci diranno che vanno bene a scuola e poi non li vedremo più.
Si replica martedì.
I colloqui non sono stati un granché. Nulla di eclatante da segnalare. Ameba "portava" il boom economico. Pallida e ansimante, colei che non ha fatto una mazza per tre anni, mi dice "prof, ho mal di pancia", anche io sarei preoccupata se fossi al tuo posto, pensavo, anche se tanto poi ti promuoviamo.
A parte il pc che non funzionava, quindi il suo ipertesto risultava monco, quello che mancava erano proprio i rudimenti del ragionamento. Dopo un anno passato a insegnare come usare wikipedia, mi ritrovo ancora sti mozziconi di testo scopiazzati e male incollati, in cui non si intravede uno spiraglio di logica, di riflessione. Allora, negli anni sessanta lo sviluppo industriale che alla fine culmina con la spedizione dell'uomo sulla luna (parola più parola meno, il discorso era di questo livello). Le ho detto che aveva fatto un po' troppo presto ad andare in orbita e le ho chiesto di spiegare il senso delle immagini che aveva scelto per illustrare il suo argomento, una cinquecento, una televisione e l'uomo sulla luna. Che cacchio c'entra il boom economico in Italia con l'uomo sulla luna? Boh, comunque per artistica "ho portato" la pop art. Vabbè, dice la collega già isterica al primo candidato, parlami della pop art. Cioè, la pop art... Andy Wharol, il supermercato dell'arte... Per francese "ho portato" la moda yeye. E così via. Dopo un paio di candidati, ci riuniamo in conclave per valutare: il candidato ha esposto i contenuti in modo... con linguaggio... dimostrando di saper effettuare i collegamenti, di sapersi orientare.... nel complesso ha raggiunto un grado di maturazione... E via di crocette. Beh, fa l'isterica, tanto questa esce con sei. Eh no, fa Primadonna, questa (Ameba aveva suonicchiato il flauto poco prima) ha degli otto negli scritti (uno nella buffonata invalsi e l'altro nello scritto di francese, talmente facile che anche Hoilsaggiodidanza è andata alla grande).
Non possiamo ragionare con i vecchi schemi, ci dice col solito sussiego, quest'anno la legge dice che i risultati dell'esame sono importanti più della valutazione sul trienno. Reazione scomposta del Consiglio di classe, me compresa. Ma staremo scherzando? diciamo in coro. A momenti Ameba non viene ammessa, tuona la collega di matematica, e tu le vuoi dare sette? Noi siamo professionisti, dice Primadonna, e dobbiamo seguire ciò che dice la legge. Le faccio notare che se avessimo seguito il decretino della Gelma, avremmo dovuto segarne un tot, ma lei non si dà per vinta. Primadonna è così, possono fare un esame bellissimo ma se cascano su musica, lei si mette di traverso e rompe le palle allo spasimo. E viceversa, se uno è rimasto senza unghie a furia di arrampicarsi sugli specchi o annaspa disperatamente su scienze, storia inglese e chi più ne ha più ne metta, però fa un accenno alla storia del giasss (con la esse dolce, mi raccomando, e non vi capiti di dire gez) lei si batterà strenuamente per convincere tutti che l'alunno in questione (che ha capito l'antifona e sa come solleticare l'enorme ego della prof, e quindi tanto di cappello) merita. Abbiamo chiuso la questione come al solito, vedremo allo scrutinio.
Poi a Scricciolo abbiamo chiesto di parlare dei cani randagi (lei portava il petrolio, non so come siamo finiti ai cani, ma gli esami orali sono così) visto che lei ama tanto gli animali. Sindacalista se l'è cavata, anche se speravo meglio, ed è riuscito a parlare dell'Inter anche all'esame. Furbetto ci ha onorato di una mise inedita: camicia Armani e cintura Dolcegabana. Ma ha avuto la sfortuna di essere l'ultimo e ha affrontato la commissione un po' suonata e vicina al rompete le righe. Per la verità, ha fatto un esame penoso e stavolta non gli è riuscito nemmeno di farci ridere.
A uno a uno se ne andavano, forse senza rendersi conto che era l'ultima volta che ci salutavano, nella fretta di finire, di andare via, con un distratto salveprof. Ho guardato Sindacalista allontanarsi per il corridoio e non ho potuto reprimere una certa tristezza. Verranno a trovarci una volta, di solito a settembre quando ancora sentono la nostalgia, Saranno alti, con la barba e look improponibili. Ci diranno che vanno bene a scuola e poi non li vedremo più.
Si replica martedì.
venerdì 5 giugno 2009
Mi sento già meglio
E' finita la scuola tra i soliti pianti delle ragazze e la finta indifferenza dei maschi. Chi non piange si sente fuori posto...
Prof, lei non piange? No, io sono una dura.
Prima di salutarli voglio che mi facciano la mia imitazione. Un classico. Ma no, prof la sua non c'è. Lei è normale, mi dicono. Ci rimango un po' male. Ma come? Dopo tutte queste ore passate insieme non avete trovato in me uno spunto per prendermi in giro! Non riesco a capacitarmi. Io ero esperta quest'arte e la mia imitazione saprei come farla (ora mi alleno sui colleghi).
Allora chiedo loro di imitare le colleghe. Sarà scorretto, ma chissenefrega, siamo all'ultimo minuto dell'ultimo giorno dell'ultimo anno. E' già suonata la campana e questi ragazzi non hanno ancora voglia di separarsi. Allora partono con il repertorio consolidato di gag.
Insomma alla fine le lacrime arrivano, un po' per il gran ridere, perché il Vispo è un attore nato, un po' perché davvero mi mancheranno questi cazzeggiatori di professione.
Prof, lei non piange? No, io sono una dura.
Prima di salutarli voglio che mi facciano la mia imitazione. Un classico. Ma no, prof la sua non c'è. Lei è normale, mi dicono. Ci rimango un po' male. Ma come? Dopo tutte queste ore passate insieme non avete trovato in me uno spunto per prendermi in giro! Non riesco a capacitarmi. Io ero esperta quest'arte e la mia imitazione saprei come farla (ora mi alleno sui colleghi).
Allora chiedo loro di imitare le colleghe. Sarà scorretto, ma chissenefrega, siamo all'ultimo minuto dell'ultimo giorno dell'ultimo anno. E' già suonata la campana e questi ragazzi non hanno ancora voglia di separarsi. Allora partono con il repertorio consolidato di gag.
Insomma alla fine le lacrime arrivano, un po' per il gran ridere, perché il Vispo è un attore nato, un po' perché davvero mi mancheranno questi cazzeggiatori di professione.
venerdì 29 maggio 2009
Autostima
Era il 25 aprile, è passato il primo maggio, presto sarà il due giugno. Pare che riesca a scrivere solo in prossimità delle feste civili. Sta finendo la scuola, accidenti. Sono alle prese con le relazioni di fine anno, quelle che i colleghi non mi danno e che devo inventare di sana pianta. Come vanno in artistica? Lo capisco dalla faccia acida della prof Bietola, che insomma non se ne può più sono arroganti e non stanno mai zitti e si sono allargati troppo, ve l'avevo detto già l'anno scorso.
E in musica? Il sussiego di Maravenier non mi dice nulla, solo che lei i voti non li ha, figurati, siamo solo ai prescrutini, mica vorrai che sappia già che voti mettere... Eppoi con nove classi eccetera eccetera.
Doctor House non c'è mai, perché va a donare il sangue sempre il giorno dei consigli di classe. Insomma, ci ritroviamo sempre le solite sfigate che tutti i santi giorni nei corridoi si scambiano commenti su tizio e caio, che adesso a due settimane dagli esami sono scoppiati e non stanno facendo più una mazza.
Stamattina, contravvenendo ai miei poco ferrei principi, ho montato su una di quelle stupide interrogazioni degli ultimi giorni. Quelle che gli altri, che non devono essere interrogati, accolgono con giubilo, che così non si fa niente. Quelle che odio, che sanno di scuola immobile. Quelle che tutti gli altri fanno...
Mannaggia a me e alla mia pavidità. Io poi non so interrogare, non ho mai imparato. Così mentre gli altri ragazzi stanno organizzando l'ultimo pranzo insieme di mercoledì prossimo, lascio rosolare senza pietà quelle che comunque alla fine avranno sei, anche se dicono cose tipo:
"In Marocco l'industria è scarsa, come la pesca"
"La pesca è scarsa?" dico io che sinceramente sulla pesca in Marocco non so molto. "Eh sì, prof, sull'Atlantico (e meno male che sa che è Atlantico) non c'è pesca", ha anche l'aria piuttosto sorpresa, perfino seccata.
"Ah! perché?"
"E prof, il mare è freddo". Mi tocca spiegarle che capitan Findus pesca in Norvegia... Poi arriva l'altra, quella che non può studiare perché ha il saggio di danza, e mi parla del clima tropicale in non so più quale stato dell'Africa. Penso un microsecondo, glielo chiedo o non glielo chiedo? Ma sì, magari lo sa.
"Com'è il clima tropicale?"
Ci pensa un po', con aria smarrita. "E' umido con scarse piogge".
L'anno prossimo di geografia ci resterà solo un'ora. Riuscirò a fare peggio di così?
E pensare che abbiamo già fatto il prescrutinio e abbiamo già deciso che fare di questi geni.
Il problema è che questi miei cervelloni li vedrò ancora solo tre giorni. Poi, dopo l'esame, sarò per loro solo laprofdellemedie. Mi mancheranno. Quando troverò qualcuno che mi dirà prof adorata o lei è una mita...
Il mio serbatoio di autostima è agli sgoccioli... Dopo un'interrogazione di geografia, però, sfido chiunque, a parte i miei colleghi, a sentirsi bene.
E in musica? Il sussiego di Maravenier non mi dice nulla, solo che lei i voti non li ha, figurati, siamo solo ai prescrutini, mica vorrai che sappia già che voti mettere... Eppoi con nove classi eccetera eccetera.
Doctor House non c'è mai, perché va a donare il sangue sempre il giorno dei consigli di classe. Insomma, ci ritroviamo sempre le solite sfigate che tutti i santi giorni nei corridoi si scambiano commenti su tizio e caio, che adesso a due settimane dagli esami sono scoppiati e non stanno facendo più una mazza.
Stamattina, contravvenendo ai miei poco ferrei principi, ho montato su una di quelle stupide interrogazioni degli ultimi giorni. Quelle che gli altri, che non devono essere interrogati, accolgono con giubilo, che così non si fa niente. Quelle che odio, che sanno di scuola immobile. Quelle che tutti gli altri fanno...
Mannaggia a me e alla mia pavidità. Io poi non so interrogare, non ho mai imparato. Così mentre gli altri ragazzi stanno organizzando l'ultimo pranzo insieme di mercoledì prossimo, lascio rosolare senza pietà quelle che comunque alla fine avranno sei, anche se dicono cose tipo:
"In Marocco l'industria è scarsa, come la pesca"
"La pesca è scarsa?" dico io che sinceramente sulla pesca in Marocco non so molto. "Eh sì, prof, sull'Atlantico (e meno male che sa che è Atlantico) non c'è pesca", ha anche l'aria piuttosto sorpresa, perfino seccata.
"Ah! perché?"
"E prof, il mare è freddo". Mi tocca spiegarle che capitan Findus pesca in Norvegia... Poi arriva l'altra, quella che non può studiare perché ha il saggio di danza, e mi parla del clima tropicale in non so più quale stato dell'Africa. Penso un microsecondo, glielo chiedo o non glielo chiedo? Ma sì, magari lo sa.
"Com'è il clima tropicale?"
Ci pensa un po', con aria smarrita. "E' umido con scarse piogge".
L'anno prossimo di geografia ci resterà solo un'ora. Riuscirò a fare peggio di così?
E pensare che abbiamo già fatto il prescrutinio e abbiamo già deciso che fare di questi geni.
Il problema è che questi miei cervelloni li vedrò ancora solo tre giorni. Poi, dopo l'esame, sarò per loro solo laprofdellemedie. Mi mancheranno. Quando troverò qualcuno che mi dirà prof adorata o lei è una mita...
Il mio serbatoio di autostima è agli sgoccioli... Dopo un'interrogazione di geografia, però, sfido chiunque, a parte i miei colleghi, a sentirsi bene.
sabato 25 aprile 2009
Correggere le verifiche il 25 aprile
Io adoro i miei alunni, anche se non sanno cos'è il 25 Aprile. E in fondo chi glielo deve dire, se non io? Ed è bello vedere che si illuminano: "Ah! Ecco perché ci sono le bandiere sul Comune...".
Però non so se avvilirmi o ridere quando leggo: "la seconda guerra mondiale nasce nel 1939 ed è ambientata in Germania". Oppure: "autarchia è una politica economica che vuole rendere l'Italia autodipendente".
Però non so se avvilirmi o ridere quando leggo: "la seconda guerra mondiale nasce nel 1939 ed è ambientata in Germania". Oppure: "autarchia è una politica economica che vuole rendere l'Italia autodipendente".
giovedì 2 aprile 2009
Domani, Montale
Non che sia originale, ma se riuscissi a intravedere una simil scintilla nei loro occhi domani...
Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
Non che sia originale, ma se riuscissi a intravedere una simil scintilla nei loro occhi domani...
Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
é dunque la ventura delle venture.
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
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