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venerdì 26 aprile 2013

Una carezza ai vostri bambini

E' il 25 aprile a Milano, in una bella giornata di sole, finalmente. Gente tanta, non tantissima. Si respira il bisogno di esserci, senza esternare rabbia o delusione. Per un giorno prevale la voglia di ritrovarsi coi propri simili, lasciando a casa la frustrazione delle vicende romane.
Mafalda è alla sua prima manifestazione, incuriosita da Laura Boldrini che l'ha entusiasmata una sera dalla Gruber.
Ci inseriamo nel corteo a metà, non molto lontani dalle guglie del Duomo. A un certo punto passiamo non lontano da un capannello da cui spuntano diverse bandiere di Sel, sicuramente stanno attorno a Vendola, che è un po' bassino e non si vede. Ci avviciniamo, infatti Nichi è lì. La mia amica Viola, l'unica tra noi piddini che l'ha votato, si entusiasma e ci sospinge verso il capannello.
Mafalda è timida e si vergogna, ma quando Nichi le è proprio vicino, lei lo guarda, con quel suo sguardo vergognoso da sotto in su, che è quello che ci ha stregato quando l'abbiamo conosciuta. Lui la guarda, esprime con gli occhi qualcosa che assomiglia all'affetto. Tutti gli stringono la mano e lo incoraggiano a proseguire il suo progetto per la sinistra."Meno male che ci sei tu!"
Più tardi, in piazza del Duomo, i discorsi sono finiti e la piazza si scioglie. Ci ritroviamo di nuovo nei paraggi di Nichi. Finisce che ci imbattiamo ancora nel suo drappello e Mafalda incrocia nuovamente il suo sguardo. Lui la supera, poi si ricorda, si gira, le punta addosso l'indice e le dice "Ti ho riconosciuto!". Le passa la mano sulla guancia e la risaluta, "Ciao!".
Mafalda ha la ridarella e si ritrae, mentre noi grandi, molto divertiti, ci beiamo dalla bella persona che è Nichi Vendola e che traspare da questo piccolo gesto.

sabato 23 marzo 2013

Il vuoto delle parole

Un sospiro lungo un mese. E oltre. E' quello che mi esce mentre rileggo l'ultimo post che ho scritto. E vedo che sono passate settimane. E Cicciobello c'è.
Settimane di apnea, dentro e fuori da ospedali. Giorni grigi, alla ricerca di ricordi da racchiudere in preziosi scrigni. Sere stanche, in cui il sonno mi coglieva con il kindle sul naso, per lasciarmi poche ore dopo a rigirarmi nel letto.
E se i giorni di questa primavera nuova finalmente danno un po' di luce, non mi sento ancora riemersa del tutto.
Neppure il tempo di leggere i post dei blog amici e parenti, né di raccogliere le notizie romane. Solo un po' di radio la mattina a colazione, dato che quella della macchina, àncora di salvezza dell'autopendolare, si è pure rotta. Un po' di Crozza e di Lerner, prima di schiantare sul divano.
Diverse cose sono cambiate. Dai Settimini, cui avevo proposto, sfidando la logica e la prudenza, la bella mostra su Costantino a Palazzo Reale, che poi è sfumata per mancato supporto genitoriale, a Mafalda tutta presa dal suo campionato di pallavolo.
Cicciobello è tornato e di questo vado fiera, ascrivendomene in buona parte il merito. Diverso il discorso sui risultati complessivi della classe. Mi limito a segnalare i regressi sul pagellino di metà anno e a cercare nuove strade.
Su tutto, o quasi tutto, l'incredulità per ciò che sta accadendo nella politica nostrana.
Siamo al teatro dell'Assurdo.

Una cosa che mi lascia di stucco, ma non è una novita di questa nuova era grillina, è la perdita di senso delle parole.

Ad esempio, il Parlamento è la casa dove “si parla”, ci si confronta. Da quando esiste la parola "inciucio" sembra che siano possibili solo accordi sottobanco e che qualsiasi proposta, richiesta di confronto, anche fatto alla luce del sole, sia da condannare come mercimonio, scilipotismo, e travagliate varie.
La storia è piena di soluzioni trovate di comune accordo. In una democrazia sarà possibile trovare punti di incontro? Sarò ingenua, ma a me pare così e di taluni continuo a fidarmi. Anche se non dormono in conventi, mangiano al ristorante invece che alla mensa della camera e non rinunciano ai rimborsi elettorali.
Detto questo, mi piacerebbe che Bersani accettase quella stupida e ricattatoria proposta solo per vedere cosa fanno i grillacci e godermi la faccia di quel Crimi.

Le parole sono segni. Leggendo qua e là, nei post grillini di ogni dove pullulano i "menefrego" o i "sarete tutti spazzati via". Aspetto di sentire "potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli" oppure "li appenderemo a testa in giù e piedi in su". Tutto ciò mi fa orrore. Non sono tanto vecchia da ricordare per averle sentite certe parole d'ordine, ma qui la puzza è forte davvero. Se questa è la base, pasciuta a suon di vaffa, molto si potrebbe dire sugli eletti.
Mi limito a riportare lo Scanzipensiero, una volta tanto sottoscrivibile.

"mai come oggi, si scorge la possibilità di sconfiggere definitivamente Berlusconi e di contribuire a creare qualcosa di realmente positivo. Accordarsi (con tanto di fiducia: se non c’è quella, non esiste nessuna legge da “approvare caso per caso”) con il centrosinistra non significa amnistiarlo delle colpe infinite di questi venti anni. E neanche vuol dire sposarlo per sempre. Vuol dire avere il senso dello Stato, delle cose, del presente. Dire “no” adesso ha un senso. Dirlo sempre e a prescindere è una forma di integralismo cinico, sperando nell’inciucio altrui per poi dire “Visto? Noi siamo più fighi”. Di più: è una forma di masturbazione adolescenziale. Null’altro che bimbominkismo politico (spiacenti, non è il mio genere). Se vi mostrerete ricettivi alle (eventuali e non scontate) sirene sincere del Pd, dimostrerete acutezza e maturità; se vi trincererete dietro il “O noi o morte”, la Casta avrà buon gioco a dire che è tutta colpa vostra e siete solo degli sfascisti irresponsabili.
Provate a costringere il Pd a fare qualcosa di buono, come in Sicilia: se poi il Pd deluderà un’altra volta, e non si scorgeranno Crocetta benemeriti, si andrà al voto. Chiamandovi anzitempo fuori, consegnerete un’altra volta il Pd al Pdl: forse (forse) guadagnerete un po’ di campagna elettorale, ma il paese si sfascerà definitivamente.
Avete preso troppi voti e non vi aspettavate così tante responsabilità? Sì. Comunque vi muoverete, vi attaccheranno? Yes. E’ un gioco troppo difficile e cattivo? Oui. Ma siete stati voi a voler giocare. Ecco: è il momento. E “rendicontare anche le caramelle” non basta. Non adesso."

mercoledì 15 agosto 2012

Opposti estremismi

A proposito di scuola e di rispetto delle regole, leggo qui  che i tedeschi sono dei rigidoni e, che diamine, un po' di flessibilità e umanità farebbe piacere anche a loro, gli odiati crucchi.
Di che si tratta? Di un padre italiano che ha fatto fortuna in Germania, ha un consessionario di auto, e che per far godere un giorno di vacanza in più alle figliole nella nativa penisola baciata dal sole e dal mare,  inventa una balla nella giustificazione scritta, il preside lo sgama e viene fuori un casino.
I giornali avranno dato un po' di colore al tutto, probabilmente, dando libero sfogo agli stereotipi da ambo le parti. Ma il tono dell'articolo e i commenti danno da pensare.

Da noi i genitori non si pongono nemmeno il problema, la giustificazione è considerata un inutile atto dovuto, uno spazio da riempire con un qualsiasi "motivi di famiglia".
In Germania no, la scuola ha il dovere e il diritto di chiedere conto alla famiglia della mancata presenza. E sanziona pure.
Che rigidi, eh?!
Noi siamo invece molto elastici.
Qui infatti la famiglia prenota la vacanza, se poi la partenza o il rientro coincidono con un giorno di scuola, beh pazienza, mica si può essere schiavi.
Quante volte mi sono ritrovata a far lezione con mezza classe il giorno prima o dopo una vacanza. Che sarà mai... Per questo nei collegi si litiga per piazzare i ponti e i giorni conseguenti di recupero. Tra l'altro, sono i momenti più partecipati.

Ricordo il racconto di un amico, che avendo sospeso un alunno si ritrova a colloquio la madre a chiedere se è possibile posticipare la sospensione di qualche giorno "Sa, prof, dato che andiamo a fare la settimana bianca... non + che invece di giovedì si può fare lunedì prossimo?"
Come si concilia tanta rigidità con tanta elasticità (quella di un padre che racconta balle, peraltro)?
Sarà per questo che la Merkel non vuole gli eurobond?



sabato 23 giugno 2012

Libri per tutti

Toccata e fuga in libreria, non per comprare un libro, anche se poi l'ho comprato, ma per trovare un biglietto d'auguri per l'evento di domani (50° anniversario dei suoceri).
Faccio un giretto allo scaffale della letteratura per ragazzi, un po' arbitrariamente suddivisa per fasce, secondo le indicazioni degli editori.
Scaffale anni 11-14, copertine sgargianti, illustrazioni bellissime. Comprerei tutto, dai miei libri dell'infanzia tornati in auge, come Pattini d'argento o Pollyanna, i classici come Tom Sawyer o tutti i titoli di Bianca Pitzorno e Roald Dahl, oltre ai migliori autori di romanzi per ragazzi, da Anna Lavatelli a Guido Sgardoli, da Jerry Spinelli a Anne Fine.
Il richiamo è forte, per me, nel vederli tutti in fila, la grafica accattivante, i caratteri chiari e facili alla lettura.
Ma leggerli non mi sarebbe possibile, così di solito mi avvalgo della consulenza delle brave bibliotecarie della sala comunale per avere dritte sui libri da consigliare ai ragazzi, nel tentativo di non farli fuggire davanti al LIBRO, dato che un primo Verga, a dodici, anni può essere fatale.
Mentre scorro i titoli, l'orecchio mi cade sul gruppetto familiare che sta davanti allo stesso scaffale. Origliare, in queste occasioni, per me è una missione. La famigliola è composta da due adulti, che si riveleranno poi gli zii, e due ragazzini sui dodici. I due grandi sembrano un po' trafelati, forse non trovano il titolo che cercano. La donna, sulla quarantina, vaglia la fila dei titoli con un foglio in mano.
"Eccolo, Marcovaldo, andrà bene questo?"
Interviene uno dei due giovanotti: "Sì, però non c'è n'è uno accorciato?"
Lo guardo, a occhio ha finito la seconda media.
"No. La lista ce l'hai?"
"No, l'ho lasciata a casa. Mi ricordo solo quello lì di Giovanni."
"Per questo mi chiamo Giovanni". Dice l'altro ragazzo.
"Sì quello. Poi c'è l'Orient express."
Riconosco le classiche scelte per l'estate dei prof. I gialli sono i preferiti.
"Assassinio sull'Orient Express? Quello l'ho letto, fa l'altro ragazzino che evidentemente è l'unico dei due che legge. "È bellissimo!"


Intanto i due adulti continuano la loro ricerca nel disinteresse totale del non lettore a cui i libri sono destinati. I ragazzi si confrontano sulle loro abitudini di lettura.
"Io non leggo, cioè leggo così tanto per fare, solo per scuola. Un po' di pagine, poi salto. Ma non mi piace".
"Ah", dice l'altro, "io ne ho letto uno che è tutto a fumetti, cioè due righe scritte e un disegno. Si fa velocissimo".
Mi viene in mente Hugo Cabret, proposto l'anno scorso alla mia classe, che l'ha apprezzato moltissimo e non ho capito se perché molto leggero, dato che il racconto scorre via come un fulmine inframmezzato da bellissime illustrazioni, o perché la storia li ha affascinati.
Il gruppetto si allontana verso le casse. Questo ragazzo non avrà letto nemmeno un Geronimo Stilton alle elementari, nemmeno un Piccoli brividi.
I ragazzi non leggono, lo sappiamo e siamo stufi di dircelo, dato che riusciamo sempre meno a catturarli. Però l'editoria di settore è in attivo e i libri pubblicati sono moltissimi. 
In quel ragazzino ho visto la rinuncia, diventata ormai vanto di non leggere. Perché leggere è operazione difficile e faticosa, specie nei bambini che non hanno avuto l'esperienza della lettura precoce; per loro già verso gli otto anni affrontare un libro può sembrare impresa insormontabile. Per questo è importante consigliare i libri giusti.
Chissà se il kindle verrà in nostro aiuto. In America sono in commercio tablet pensati per le bambine impallate con la noiosa gattina giapponese. mentre in Africa l'organizzazione noprofit Worldreader promuove  la lettura distribuendo 190.000 libri digitali e tablet per tutti, facendosi sponsorizzare da donatori come il Barcellona F.C.








venerdì 15 giugno 2012

Tu chiamale se vuoi... emozioni

Vi ricordate Heather Parisi quando si attaccava al tram con la gamba? Ecco io mi sono sentita un po' la vecchia Heather stamattina, cicale a parte.
Emotion 6, si chiama la macchina e non posso fare a meno di pensare a come può sentirsi qualcuno che si sottopone ai suoi raggi per sapere cosa ha e per andare a fondo o per scacciare le sue paure. Sì, forse è emotion anche quella.
Avranno pensato a questo i progettisti della Siemens?
Comunque, resto lì in mutande e con la gamba per aria, peraltro nemmeno ben depilata, sul lettino che va avanti e indietro, il tecnico scorbutico che mi rimbrotta se aggiusto la posizione del calcagno di un millimetro, mi sento in imbarazzo.
Qualche mese fa avevo fatto una risonanza magnetica e mi ero addormentata al ronzio monotono della macchina, per poi scoprire che il ginocchio è sanissimo. Ma poiché continuava a farmi male, qualcosa di storto ci doveva essere. Così un medico fisiatra, persona tra le più odiose mai incontrate, mi ha prescritto una tac.
Emotion 6 ha emesso il suo verdetto
... sfumata ipodensità a livello del corpo-corno senza franche lesioni a tutto spessore.
... Modica quota di versamento libero articolare che si raccoglie nello sfondato sovrarotuleo...
Sclerosi della faccetta laterale della rotula, espressione di iniziale sofferenza subcondrale.

Queste le frasi meno oscure.

Mi fa sempre impressione quando incontro un linguaggio specialistico che non comprendo.
Ora, in Italia c'è gente che non sa compilare un bollettino postale, e questo è inaccettabile (ma a scuola cosa insegnano?)
Però, quante persone si trovano nell'incapacità di leggere un referto medico? Non potrebbero accompagnarlo da una traduzione in volgare? "Signora, non si preoccupi, alla sua età un po' di artrosi al ginocchio è normale" oppure "Mi spiace dirle che un pezzo della sua rotula è da buttare".
Giusto per non sentirti un'idiota quando leggi e non capisci un tubo di qualcosa che ti riguarda così direttamente. Ed è solo un ginocchio...
Poi per i dettagli specialistici ti rivolgi al tuo medico.
Tra il costo delle diagnosi (una tac al ginocchio, da euri 31, dopo una risonanza magnetica, da euri 66 e una visita dallo specialista, da euri 35) e l'impenetrabilità dei linguaggi, mi sono fatta l'idea che la sanità pubblica non è amichevole da alcun punto di vista. Quante persone ne restano escluse? Quanti si sentono intimoriti nel varcare le soglie di un ambulatorio o nell'affrontare il tecnico di radiologia impaziente o il medico altezzoso?
Eppure da utente della sanità della Lombardia formigoniana non ho molto, finora e per fortuna mia, da eccepire. Il servizio è il più delle volte efficiente e le strutture buone (sulle politiche generali e gli scandali ovviamente il discorso non vale ).
Però, santodio, un po' più di umanità non sarebbe compresa nel (salatissimo) ticket?

mercoledì 6 giugno 2012

Gusto

Bella gente, stamattina al Circolo.
Io sono addetta alla registrazione, tutti in fila in paziente attesa del proprio turno, rispettabili, gentili, disponibili. Bella gente davvero.
Io chiedo loro il nome e un recapito telefonico, anche a quelli più anziani, dubbiosa, chiedo l'indirizzo mail e in tanti ce l'hanno.
Quanto dobbiamo aspettare? Chiedono. Tra il 25 e il 30 del mese vi chiamiamo, dico. Va bene, aspettiamo un vostro avviso.
Poi passano alla cassa. Dodici euro al chilo, trasporto compreso.
Alla fine della settimana, quando avremo finito la raccolta, saremo oltre i tremila pezzi ordinati: parmigiano reggiano doc, dalle zone terremotate.
Sarà anche che il prezzo è buono, ma in tanti sono venuti apposta da luoghi non vicinissimi a prenotare il loro pezzo o hanno raccolto adesioni fra amici e parenti, per il gusto di dare un mano, piccola piccola, se si può.


martedì 5 giugno 2012

Il Profumo dei soldi



A me sto Profumo piace, come mi piace il suo sottosegretario Rossi Doria. Premetto che mi viene l'orticaria ogni volta che, alle porte di ogni estate, si scaldano i motori dei pennaioli di tutte le testate del regno. Perciò sono sempre diffidente.
Sarebbe divertente mettere in fila tutti i titoli comparsi negli ultimi tre o quattro anni (soprattutto a partire dall'infausta epoca di Mariastella) e vedere cosa di tutto ciò che è stato annunciato e sparato anche in prima pagina si è effettivamente realizzato. Dalle tre I della Moratti in poi è stato tutto un florilegio di vieti e vuoti titoli: dal classico "caos nelle scuole", al frequente "più soldi ai docenti più bravi", dal "premieremo i migliori" al "ancora tagli alla scuola" eccetera.
L'altro giorno Profumo ha lanciato l'ideona dello studente dell'anno, che a repubblica dicono sia rivoluzionaria. Ogni università, ogni istituto superiore avrà il suo. Saranno istituite olimpiadi in sette materie. Il migliore di ogni istituto avrà diritto a sconti e iscrizione gratuita alla master class per i primi tre piazzati nelle varie olimpiadi. A quando il lancio del cappello, la pergamena, l'album delle foto e armadietti nei corridoi (ecco, quelli sì, magari!), come nei film americani? Il mondo è anglofilo, dice lui...
Il tutto per premiare il merito, perché naturalmente l'Europa ce lo chiede. Bisogna, come dicevano già tutti i ministri del precedente governo, promuovere le eccellenze italiane all'estero, gli studenti un po' come la mozzarella e il prosciutto, insomma.
Ora, siccome gli sono saltati in tanti alla giugulare (a parte la Gelmini e i suoi amici, che gli hanno detto bravo, che lo avevano sempre detto anche loro che bisogna premiare i migliori), il ministro ha fatto un po' marcia indietro e ha precisato che i soldi che vanno al "merito" non sostituiscono gli stanziamenti per la dispersione scolastica, che è un problema nazionale eccetera eccetera
Dice il ministro "Non proporrò certo provvedimenti sul premio alternativi allo sforzo, che invece deve essere sempre più intenso, per fare della scuola un mondo dove nessuno è lasciato indietro, a cominciare dai più deboli e svantaggiati".
Io faccio parte del parco buoi della scuola, quelli che, onesti lavoratori, ci mettono il loro per tirare avanti la baracca e che ne hanno le palle piene ogni volta che fanno e disfano sulla loro testa, che poi non cambia mai davvero niente. 
E, a parte che quando si parla di quello che chiamano spending review, sento dire che sulla scuola di tagli se ne possono fare ancora, eccome, mi chiedo: adesso tutti sti soldi (un miliardo) per la scuola da dove escono?
Poi, io insegno alle medie, quindi di eccellenze mi occupo poco. Però, mi pare, il problema non è questo. Lo stesso ministro dava un dato: il 40% dei vincitori di concorso per ricercatori in Francia è composto da italiani. Dunque, il problema non sono quelli bravi. O meglio, il problema è tenerseli quelli bravi, ma questo non dipende dalla scuola.
Il problema vero, secondo me, è lo studente medio, l'italiano medio, la maggioranza. Quello che poi in Italia vive, consuma, vota. Gli studenti che nella media sono appunto mediocri, non hanno voglia, spesso parlano male, leggono poco, guardano tv spazzatura, sono maleducati. Perché la scuola non riesce davvero a incidere sulla massa? Lui dice che la sua intenzione è quella di migliorare il paese, ma il paese è fatto dalle persone medie, non solo dai masterizzati e dottorati che poi vanno all'estero a lavorare.
Chi mi aiuta a rimettere in pista il Bullo o il Grezzo o a ritoccare un po' il cervellino alle Erinni? Chi mi aiuta a tener aperta la scuola il più possibile, per fare in modo che loro non passino il pomeriggio davanti alla tv e diventino amicidimaria. Chi mi aiuta a far diventare la scuola un luogo di aggregazione vero, dove sia bello andare? Risorse ci vogliono, insegnanti motivati e preparati, tutti (o quasi) un po' meglio pagati, anche senza per forza trovare i super, da premiare con soldi in più. Senza troppi effetti speciali. 
Io vorrei un ministro che dica queste semplici cose.
Però, se devo scegliere tra Profumo e tale Pierfelice Zazzera, non ho dubbi. Il tizio osserva senza un filo di demagogia: "Il ministro scenda dalla cattedra e la smetta di dare pagelle a scuole e a studenti". ... "risani il taglio dei fondi voluto dalla Gelmini e risolva al più presto il problema del precariato, altrimenti la sua funzione è inutile e farebbe bene a prendere la valigia e lasciare l'incarico".
Dire a un ministro di andarsene pare sia diventato lo sport nazionale.
Sarò anche ingenua, ma le parole di Profumo mi suonano molto meglio. "La scuola italiana ha attraversato negli ultimi anni un periodo di grande difficoltà, fatto di tagli e di marginalizzazione rispetto all'agenda politica del paese. Di questa messa all'angolo la scuola ha sofferto molto, e in primis i suoi lavoratori, che si sono sentiti feriti e colpiti". Ecco, un bel passo avanti rispetto a Brunetta e Mariastella.
Nemmeno di politici come Zazzera io sento il bisogno, né di giornalisti che banalizzano sulle questioni della scuola. 

giovedì 24 maggio 2012

Time is on our side?

Il mio orario di giovedì è abbastanza brutto, la prima ora è a disposizione, la seconda buca, la terza dedicata al ricevimento genitori. Stamattina c'è una moria di colleghi, chi in uscita chi a corsi d'aggiornamento, così mi ritrovo due ore di supplenza, la prima addirittura su due classi. Chiedo umilmente di non essere smembrata e di scegliere tra le due la classe meno turbolenta, dato che l'altra sarà tutta mia l'ora successiva. Si sa poi che le terze, quando hanno supplenza, hanno già il loro piano prestabilito ed è dura intromettersi nei loro affari privati (di solito copiatura di compiti altrui, finiti in fretta per poi giocare coi compagni). La prima ora va via abbastanza tranquilla. Poi vado in una terza non tra le più amabili, quasi come la mia. Vedo subito la perla della classe, il ras del corridoio, con un nuovo look: i brufoli annichiliti dai raggi UVA e le sopracciglia strappate ad arte, forse sono le stigmate dell'aspirante tronista. Ritiro un mazzo di carte e una pallina di carta e scotch e cerco di farli stare più o meno tranquilli. Poi, mentre compilo il registro, li ascolto che discutono divisi a gruppetti: il giovane adepto degli amici di maria si lamenta di un 5 nell'interrogazione di geografia nella quale, a sentire lui, "aveva parlato un casino", mentre per la verifica in cui ha preso 7 non aveva studiato un accidente. Poi iniziano a turno a chiedermi di uscire per fare delle fotocopie, hanno in mano il quaderno di qualcuno ordinato e attento. Io resisto per un po', immaginando i mugugni della bidella, poi l'istinto di sopravvivenza prevale e cedo. Mi faccio mostrare però il contenuto del quaderno. "È di letteratura" dice uno. "Macché, di convivenza civile..." fa l'altra. In effetti dando un'occhiata vedo appunti per otto pagine sullo Statuto Albertino, un elenco di diritti sparsi, la divisione dei poteri eccetera. Insomma, il bigino della Costituzione. Mi chiedo come facciamo a pensare di formare dei "cittadini" facendo l'ora di cittadinanza in questo modo, cioè facendogli odiare la Costituzione. In un'ora di supplenza ho ricevuto ben due lezioncine: una sull'astrazione e l'opinabilità dei voti, l'altra sull'inefficacia della nostra azione, se così si può chiamare, per ciò che riguarda la cittadinanza. Una conferma ulteriore mi arriva subito dopo. L'ora successiva infatti mi toccano ancora dieci minuti in un'altra terza, per tappare il buco della'amica prof impegnata in un inciucio con la dirigente. Mi dà il titolo del tema da assegnare. Inizio a scrivere la traccia alla lavagna: "Il fenomeno dell'immigrazione..." "Ancora 'sti negri!". Mi giro, il solito biondino, finto simpatico, fiero della sua grettezza: "Prof, almeno io dico quello che penso:" Sto per ribattere, anche se sono un po' stanca di trovare le parole, quando arriva la collega. Gratitudine, solo cinque minuti... Frase di rito: "Te li lascio ". Ecco, l'anno scorso io facevo un'ora di cittadinanza in questa classe: interviste, giochi di ruolo, letture sul tema della diversità. Rifletto un po' sul mio insuccesso, poi penso che forse il tempo è dalla nostra parte - anche se non per tutti - e che non siamo taumaturghi. Che serva un po' di umana indifferenza verso i più refrattari?

lunedì 16 aprile 2012

Da Berlino a Milano, con trasporto

Questa mattina mi stavo recando in metropolitana al convegno presso la Prestigiosa Biblioteca per assistere alla dotta discussione sulle dis-abitudini di lettura dei nativi digitali, in cui in sostanza ho sentito delle cose non banali ma risapute, dette in modo molto dotto, a tratti troppo dotto per una platea di poveri insegnanti, alla ricerca di dritte per accalappiare alunni sempre meno motivati, sempre più incapaci di stare attenti per più di 30 secondi a ciò che stanno leggendo/ascoltando/facendo. Ma non era di questo che volevo parlare, anche se merita una puntata. Mi stavo recando, dicevo, al convegno in metro, con la testa ancora volta indietro ai pochi giorni trascorsi in terra germanica. Ogni cosa era motivo di confronto: le stazioni MM milanesi, anonime e tutte uguali, mettevano tristezza, paragonate a quelle berlinesi: Questa sono tutte diverse, di fine ottocento e, a differenza di quelle parigine, hanno mantenuto quell'aria retrò. La maggior parte non ha subito ristrutturazioni che ne abbiano cambiato il volto (ma quelle nuove sono spaziali), poche le scale mobili, scarsa la segnaletica (unica pecca trovata nell'arco dell'intera vacanza. La nostra linea gialla è nuova, pulita ed elegante, unico ornamento: i cartelloni pubblicitari. Ma è fredda e vuota. Infatti in questa bella carrellata di stazioni in giro per il mondo quelle di Milano non compaiono. La U bahn berlinese viaggia per molti kilometri in superficie, le belle stazioni in ferro e acciaio sono accessibili senza nemmeno esibire il biglietto. Da noi, belle porte in vetro si aprono e chiudono per far entrare i passeggeri muniti di biglietto. Lassù, due vagoni sono dedicati al trasporto bici, da noi forse stanno iniziando ora a pensarci. Del resto, a Berlino i ciclisti la fanno da padroni. I poveri utilizzatori delle due ruote milanesi, pur in aumento costante, si trovano a lottare quotidianamente con piste che finiscono nel nulla o direttamente sulle rotaie del tram e, se vengono da fuori, non c'è un mezzo che li porti in città. Quando avevo 15 anni, ogni mattina mi ritrovavo schiacciata come una sardina nei vagoni di legno e velluto delle gloriose FNM, a boccheggiare insieme ad altri 300 sfortunati delle carrozze centrali (ma a nulla valeva salire in fondo o davanti, perché erano piene lo stesso)ai 35 gradi prodotti dalle stufe che, da sotto i sedili, cuocevano i fondoschiena dei più avveduti comaschi che trovavano il posto a sedere. Io non guardavo fuori, perché ero stritolata in mezzo agli altri, ma conoscevo bene il paesaggio: ciò che restava di una brughiera spelacchiata e sporca tra Quarto Oggiaro e Bovisa. Mi chiedevo perché mai non avessero mai pensato di costruire una bella pista ciclabile che seguisse le rotaie, lo spazio c'era, mi pareva tanto semplice. Poi i problemi sarebbero sorti tra Bovisa e Bullona, dove la ferrovia s'interrava, ma una soluzione si sarebbe potuta trovare. Era il 1975, a Berlino esistevano già 200 km di U bahn, chissà se c'erano le piste ciclabili, almeno nel settore occidentale. Io fantasticavo anche di velostazioni (non le pensavo con questo nome, l'hanno inventato adesso, ma io l'idea ce l'avevo) a Cadorna. Pensavo a quanto sarebbe stato bello prendere il treno la mattina e poi, una volta giunta nella tentacolare Milano, inforcare la bici custodita durante la notte in un apposito deposito. Non ero certo un genio, mi parevano soluzioni di buon senso anche se un po' avvenieristiche. Ho atteso quasi 40 anni ma ancora non ci siamo.

lunedì 4 aprile 2011

Orto per orto



Questo il risultato del nostro lavoro trimestrale. Il trapianto è per ora impossibile perché il comune non ci dà l'autorizzazione per utilizzare il terreno. Sono molto delusa, anche perché questo sarebbe il primo approccio ufficiale dei ragazzi con l'istituzione. Per fare le cose correttamente abbiamo scritto una lettera di richiesta all'ufficio tecnico, era gennaio. Nel frattempo abbiamo seminato, ci siamo entusiasmati allo spuntare dei primi germogli. Abbiamo preparato una serretta, vi abbiamo trasferito le piantine e abbiamo atteso la stagione giusta. Il comune, a primavera ormai incipiente, quindi al tempo di piantare, ci risponde con un diniego, perché noi, sempre per essere corretti, abbiamo comunicato che avremmo usato una motozappa per arare il terreno. Lasciando perdere i dettagli, quale sarebbe il primo pensiero dei ragazzi se conoscessero come si sta svolgendo la vicenda? Ovviamente trarrebbero l'insegnamento che è meglio fare senza chiedere autorizzazioni. In pratica, piccoli abusivi crescono...

sabato 2 aprile 2011

Il Presidente micio micio bau bau

Un tranquillo venerdì di paura. Suor Terry mi tallona da mercoledì col suo progetto da scrivere, così su due piedi. Pensa ai 110 mila euro che ci sono in palio, chi vuol esser milionario? Suor Terry! Se va bene e ci approveranno il p. così ci arriveranno quei quattro soldi che servono giusto per portarlo a termine. A me non interessa la tematica, ma non le dico di no. Figurarsi, io col no ho qualche problema. Quindi ieri ho finito di scrivere fregnacce, a quattro mani, le mie e quelle della Terry, alle sette di sera. Tutto un progetto, non si contano le volte in cui abbiamo scritto la maledetta parola "progetto". E poi le "competenze" si sprecano e le "life skills" abbondano, è il loro momento, e "peer education", vuoi mettere... per non parlare di cittadinanza e scelte consapevoli e ovviamente di raggiungimento di obiettivi. Alla fine avevo un vago senso di nausea, non so se dovuto alla stanchezza o al fastidio. O all'idea che poi a settembre, dopo averlo scritto, bisognerà anche farlo sto p. Ho un bel dirle che è paradossale che ci siano a disposizione tanti soldi per fare p. quando ci hanno tanto ridotto le ore che a malapena riusciamo a fare quello che dobbiamo. Ma tant'è, il mito del p. ancora non è tramontato.
Ma la parte migliore del mio venerdì è stata la mattina. Ospite il pm Fiorillo, quella che ha sentito il bisogno di smentire il ministro Bobo. Una bella tipa, con l'unico difetto dell'eloquio torrenziale, che non le permette di accorgersi che parla a una platea di preadolescenti che dopo un po' è tramortita. Ma poi si agita inquieta, con il pensiero fisso alla merenda. L'incontro dura tre ore e parla quasi sempre lei, noi adulti siamo rapiti, soprattutto quando le allusioni alle malefatte di chi ce l'ha con la magistratura diventano quasi invettive. Ma i ragazzi non sono più in grado di seguirla. Peccato perché lei parla di demolizione della nostra Costituzione, legge l'articolo 77, in cui si dice che "il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni." E dunque, dice, noi viviamo in violazione della Costituzione da 16 anni. E il presidente della Repubblica, le chiedo? E lei, accompagnando con un gesto eloquente: "ehhh... il presidente.... micio micio bau bau". Che avrà voluto dire? I ragazzi sono affascinati dai suoi racconti sui casi che incontra al Tribunale dei Minori e alla fine si rianimano e le fanno molte domande. Una bella opportunità, spero che i bimbi abbiano raccolto qualcosa di buono.