Ore contate e poi l'oblio. Ultimo giorno di servizio, dopo quarant'anni. Descrivere gli ultimi giorni in servizio di Moby che va in pensione non è facile, tante sono le stranezze da concentrare in un unico post.
Io la sua delfina, sponsorizzata allo stremo, a suo dire, agli occhi di una scettica Madame Terry (non è più tanto suorina) e indecisa di fronte alla nomina della sua vicaria.
Moby ha cercato fino all'ultimo di evitare la grigia soglia del fine carriera.
A casa, con esseri inanimati, con le sue piante e i suoi quadrupedi non
ci si vedeva proprio. Sulla scrivania dello studio pile di griglie,
circolari, elenchi, tabelle. Tutto esclusivamente, o quasi, cartaceo, che lei è nemica della tecnologia. Quello che è su file è tenuto segreto, chiuso a chiave. Usb a cui nessuna ha accesso.
La sua idea di scuola, dedizione totale e controllo totale. Tutto passa dalle sue mani, non una virgola deve sfuggirle.
Negli ultimi anni ha chiesto una proroga e poi un'altra ancora, finchè le hanno detto, definitivamente e senza anestesia, che era ora per lei di lasciare.
La notizia l'ha gettata in uno sconforto cupo, ma breve, per un paio di giorni si è aggirata con aria un po' assente per i corridoi.
Ma lei non è tipo da deprimersi, lei reagisce aggredendo. Così, da gennaio in poi si è comportata come una leonessa in gabbia. Una leonessa un po' spelacchiata e acciaccata, tenera coi suoi cuccioli e spietata coi nemici. Nemici scelti da lei, sulla base di giudizi arbitrari e inappellabili.
Così ha iniziato a pensare a come tenere in scacco la scuola: la maga
dell'orario, la regina delle sostituzioni. La memoria elefantina, lo
sguardo acuto, la linguaccia resa ancora più affilata dall'incuranza
delle relazioni tipica di chi non ha più nulla da dimostrare: nulla le
sfugge, nulla si dimentica.
Non lo sa nessuno che vado in pensione, non dirlo, è un segreto. E
tu, guarda che la preside si è convinta: l'anno prossimo tocca a te,
preparati.
Ma io, non so se voglio.
Certo che vuoi, e poi... ci sono io!
Mica ti mollo.
Ha cominciato a lavorare ancora più alacremente per la successione al regno, che lei così intende la scuola. Un giorno tutto questo sarà tuo e io te lo lascerò nel migliore dei modi.
I nuovi docenti appena varcano l'ingresso vengono azzannati alla giugulare a ogni settembre. Perché lei è così: bisogna fare subito capire come funzionano le cose, per cui meglio dare l'idea di un lager, piuttosto che di una scuola, in cui le è la kapo. Poi col tempo chi capisce e si adegua si guadagna le stellette, sarà il benveuto sotte le sue ali di chioccia.
Da lunedì tutto cambia. Io sono il contrario, non traggo piacere dalla ribalta.
Sono più in ansia che altro, ma Moby è al mio fianco. Anzi farò fatica a scrollarmela di dosso. Mi dice, lunedì non vengo, non mi pare di buon gusto, ma martedì ci sono. Ma sti file me li dai o no? Evasiva, ticchetta poco esperta sulla tastiera e fa finta di non aver sentito. Distoglie lo sguardo con un mezzo sorriso, sulla mia chiavetta, dice. Nessun altro oltre a me metterà le mani sul suo prezioso tesoro.
Mi mancherà e mancherà a tutti. Forse, ma forse no. Perché Moby non è tipo da farsi mettere da parte così facilmente. Ci vuol ben altro che l'Inps.
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venerdì 30 agosto 2013
mercoledì 12 giugno 2013
Le cavallette sole
E oggi non ve ne volete andare. Già più alti, solo dopo qualche giorno, è l'estate ritardataria che si è messa in azione: maturate, come le nespole, ci vediamo a settembre, con quacuno di voi già lungagnone. E qualcuna di voi già ragazza.
Ma adesso andate, dai. Non vi vogliamo più qui, la piscina è là e il parchetto dall'altra parte. Ai compiti, ci penserete. Via, via.
Ma non eravate così contenti venerdì che fosse finita? E adesso che fate? Sì va bene, i costumi di teatro li avete riportati, bravi. Ah, ecco la verifica che ti eri scordato a casa. Bravissimo. Adesso ciao e buone vacanze. Buone vacanze Vispa, e buona estate anche a te Saltapicchio, che l'anno prossimo già vedo che non andrà più bene questo nomignolo e te lo dovrò cambiare. E Bella è sempre più bella, farà sfracelli in spiaggia quest'estate.
Mi raccomando, fate delle foto nei vostri luoghi di villeggiatura e postateli sul blog, ora che avete imparato. E prof, ma Cicciobello l'avete promosso? E il quaderno dei compiti come deve essere? E i compiti sono sul blog? E prof, mi ha dato sei in storia, pensavo cinque...
Ma poi i Settimini se ne vanno, finalmente persuasi dell'estate, ghiaccioli e ciabatte, racchettoni e canottiere, sudore e acqua a garganella. Chissà se la loro estate ha lo stesso sapore delle nostre.
Scendono allegramente le scale davanti ai loro genitori che rimuginano sulle pagelle.
Quanto a noi ci dirigiamo verso il brindisi di saluto ai pensionandi, con qualche lagrimuccia in saccoccia da versare poi sul tramonto della grande Moby.
Ma adesso andate, dai. Non vi vogliamo più qui, la piscina è là e il parchetto dall'altra parte. Ai compiti, ci penserete. Via, via.
Ma non eravate così contenti venerdì che fosse finita? E adesso che fate? Sì va bene, i costumi di teatro li avete riportati, bravi. Ah, ecco la verifica che ti eri scordato a casa. Bravissimo. Adesso ciao e buone vacanze. Buone vacanze Vispa, e buona estate anche a te Saltapicchio, che l'anno prossimo già vedo che non andrà più bene questo nomignolo e te lo dovrò cambiare. E Bella è sempre più bella, farà sfracelli in spiaggia quest'estate.
Mi raccomando, fate delle foto nei vostri luoghi di villeggiatura e postateli sul blog, ora che avete imparato. E prof, ma Cicciobello l'avete promosso? E il quaderno dei compiti come deve essere? E i compiti sono sul blog? E prof, mi ha dato sei in storia, pensavo cinque...
Ma poi i Settimini se ne vanno, finalmente persuasi dell'estate, ghiaccioli e ciabatte, racchettoni e canottiere, sudore e acqua a garganella. Chissà se la loro estate ha lo stesso sapore delle nostre.
Scendono allegramente le scale davanti ai loro genitori che rimuginano sulle pagelle.
Quanto a noi ci dirigiamo verso il brindisi di saluto ai pensionandi, con qualche lagrimuccia in saccoccia da versare poi sul tramonto della grande Moby.
martedì 11 giugno 2013
L'alba di un nuovo esame
Scrutinati quelli che erano da scrutinare, sommersi e salvati.
Game over. Anche quest'anno. Più o meno.
Stamattina, ore 8, guardavo entrare lo sciame, a metà tra il festante e il preoccupato degli esaminandi al primo scritto, esiguo in questa piccola scuola dove mi trovo a fare il presidente di commissione. Un po' emozionata, come sempre quando è il primo giorno di qualcosa, un piccolo tuffo al cuore nel vedere i visi sconosciuti eppure familiari, non ho potuto fare a meno di pensare, ancora una volta, che la scuola è un mondo per il quale vale la pena, nonostante tutto, lavorare quotidianamente per salvare quello che è stato creato, ma anche per scrostare quello che c'è di invecchiato, per abbattere e costruire.
Forse stamattina (complice la collana, le scarpette e il vestitino che mi sono imposta per l'upgrade da versione prof 0.0 a versione commissario 1.0) ero in modalità ottimista, tanto che pure la normativa, che mi spaventava tanto prima di affrontare il compito, mi sembrava scritta in modo abbordabile e passabilmente chiaro e esaustivo. Quasi.
I ragazzi il primo giorno dell'esame, per la prima mezz'ora, sono tutti belli, composti, attenti: insomma come li vorresti sempre.
Poi passa la paura e tornano i cari animali da cortile che abbiamo amato per tre anni. Mi è piaciuto fare il giro delle classi per fare loro gli auguri di buon lavoro, godurioso poi apporre la sigla sui fogli. Piccole cose cui uno non ha mai aspirato e poi si ritrova ad aprrezzare. Si invecchia.
Ho temuto per anni di essere nominata e quest'anno che è capitato, per un po' mi sono allarmata poi mi sono detta che ce la potevo fare. Tanto gli insegnanti sono tutti uguali e in ogni scuola c'è quello che va col pilota automatico. Anzi, semmai il problema è frenare proprio quelli e alzare il ditino ogni tanto per dire "ehm, il presidente sono io e si fa così".
Che non è che sono tanto brava in questo.
Insomma un'occasione per fare un po' di scuola di "comando", che l'anno prossimo mi toccherà pure... causa pensionamento della cara vecchia Moby.
Game over. Anche quest'anno. Più o meno.
Stamattina, ore 8, guardavo entrare lo sciame, a metà tra il festante e il preoccupato degli esaminandi al primo scritto, esiguo in questa piccola scuola dove mi trovo a fare il presidente di commissione. Un po' emozionata, come sempre quando è il primo giorno di qualcosa, un piccolo tuffo al cuore nel vedere i visi sconosciuti eppure familiari, non ho potuto fare a meno di pensare, ancora una volta, che la scuola è un mondo per il quale vale la pena, nonostante tutto, lavorare quotidianamente per salvare quello che è stato creato, ma anche per scrostare quello che c'è di invecchiato, per abbattere e costruire.
Forse stamattina (complice la collana, le scarpette e il vestitino che mi sono imposta per l'upgrade da versione prof 0.0 a versione commissario 1.0) ero in modalità ottimista, tanto che pure la normativa, che mi spaventava tanto prima di affrontare il compito, mi sembrava scritta in modo abbordabile e passabilmente chiaro e esaustivo. Quasi.
I ragazzi il primo giorno dell'esame, per la prima mezz'ora, sono tutti belli, composti, attenti: insomma come li vorresti sempre.
Poi passa la paura e tornano i cari animali da cortile che abbiamo amato per tre anni. Mi è piaciuto fare il giro delle classi per fare loro gli auguri di buon lavoro, godurioso poi apporre la sigla sui fogli. Piccole cose cui uno non ha mai aspirato e poi si ritrova ad aprrezzare. Si invecchia.
Ho temuto per anni di essere nominata e quest'anno che è capitato, per un po' mi sono allarmata poi mi sono detta che ce la potevo fare. Tanto gli insegnanti sono tutti uguali e in ogni scuola c'è quello che va col pilota automatico. Anzi, semmai il problema è frenare proprio quelli e alzare il ditino ogni tanto per dire "ehm, il presidente sono io e si fa così".
Che non è che sono tanto brava in questo.
Insomma un'occasione per fare un po' di scuola di "comando", che l'anno prossimo mi toccherà pure... causa pensionamento della cara vecchia Moby.
sabato 18 maggio 2013
C'è una fantasma tra di noi?
Mi racconta la mia amica Viola.
Forse si sono fatti
influenzare dal brano di Erri De Luca, forse no; il risultato è che
D., come la bambina affacciata alla finestra, per qualcuno non
esiste.
14 maggio 2013. Fase 1
Emozione e ansia in classe: oggi c’è l’Invalsi. Tutti i ragazzi ricordano diligentemente le raccomandazioni fatte nei giorni precedenti (e tanto diligentemente le dimenticheranno durante la prova).
Tra loro c’è D. La sua prova non è divisa in fascicoli come quella dei compagni, no la sua è rilegata con una bella copertina blu elettrico ed è più voluminosa di quella dei compagni! Già perchè la prova di D. è tradotta in braille.
D. è un bambino non vedente. Handicap sensoriale, mi hanno insegnato al Corso di specializzazione: cieco o sordo, dicevano tempo fa.
D. comunque inizia la prova. Da Roma, per tempo hanno inviato le copie tradotte, hanno investito tempo e denaro, quindi D. esiste!
14 maggio 2013. Fase 1
Emozione e ansia in classe: oggi c’è l’Invalsi. Tutti i ragazzi ricordano diligentemente le raccomandazioni fatte nei giorni precedenti (e tanto diligentemente le dimenticheranno durante la prova).
Tra loro c’è D. La sua prova non è divisa in fascicoli come quella dei compagni, no la sua è rilegata con una bella copertina blu elettrico ed è più voluminosa di quella dei compagni! Già perchè la prova di D. è tradotta in braille.
D. è un bambino non vedente. Handicap sensoriale, mi hanno insegnato al Corso di specializzazione: cieco o sordo, dicevano tempo fa.
D. comunque inizia la prova. Da Roma, per tempo hanno inviato le copie tradotte, hanno investito tempo e denaro, quindi D. esiste!
14 maggio 2013. Fase 2
Agitazione al computer: bisogna inserire i dati dell’Invalsi. Quest’anno sono stati bravi; cinque diversi fascicoli per non permettere ai ragazzi di copiare, confusione in più per chi corregge e riporta il tutto su file.
Tutto procede più o meno per il meglio. Apriamo solerti le maschere di correzione e inseriamo tutto ciò che ci viene richiesto, compresi i voti del primo quadrimestre, e si comincia.
Studente 1 fatto! studente 2,3,4,5...fatti.
Arriviamo a D. Siamo emozionate, ha fatto davvero un buon lavoro. Dunque inseriamo i dati.
Il codice corrisponde.
La prova è svolta.
C’è solo una piccola incombenza in più. Bisogna indicare se sono presenti disabilità. Certo D. è disabile, lo scriviamo e poi, via con i risultati.
Dunque la prova è la 1, il suo codice personale xxxyy. Attendiamo che, come per tutti gli altri, si possa procedere con la solita sequenza : A1 sul terrazzino, A2 i bambini più grandi (sono le prime risposte di D.). Orgoglio e commozione tra di noi. È proprio bravo! Dai non perdiamo tempo. La collega mi invita a dettare le risposte.
Ma, un momento. Il computer non le accetta. Laconico, ci dice “passa allo studente successivo”.
B. la collega di matematica teme di aver sbagliato qualcosa. Rifacciamo la procedura. "Passare allo studente successivo", insiste convinto il computer.
E D. ? Semplicemente non esiste per Loro.
Agitazione al computer: bisogna inserire i dati dell’Invalsi. Quest’anno sono stati bravi; cinque diversi fascicoli per non permettere ai ragazzi di copiare, confusione in più per chi corregge e riporta il tutto su file.
Tutto procede più o meno per il meglio. Apriamo solerti le maschere di correzione e inseriamo tutto ciò che ci viene richiesto, compresi i voti del primo quadrimestre, e si comincia.
Studente 1 fatto! studente 2,3,4,5...fatti.
Arriviamo a D. Siamo emozionate, ha fatto davvero un buon lavoro. Dunque inseriamo i dati.
Il codice corrisponde.
La prova è svolta.
C’è solo una piccola incombenza in più. Bisogna indicare se sono presenti disabilità. Certo D. è disabile, lo scriviamo e poi, via con i risultati.
Dunque la prova è la 1, il suo codice personale xxxyy. Attendiamo che, come per tutti gli altri, si possa procedere con la solita sequenza : A1 sul terrazzino, A2 i bambini più grandi (sono le prime risposte di D.). Orgoglio e commozione tra di noi. È proprio bravo! Dai non perdiamo tempo. La collega mi invita a dettare le risposte.
Ma, un momento. Il computer non le accetta. Laconico, ci dice “passa allo studente successivo”.
B. la collega di matematica teme di aver sbagliato qualcosa. Rifacciamo la procedura. "Passare allo studente successivo", insiste convinto il computer.
E D. ? Semplicemente non esiste per Loro.
Epilogo
“La voce era che ci abitava un fantasma” scrive Erri De Luca nel brano da analizzare. Vuoi vedere che si è spostato nella nostra scuola?
Ma D. e tutti i bambini come lui non sono fantasmi, sono in carne ed ossa, ma soprattutto molto in gamba!
Anche io ho barato su una disabilità, perché altrimenti non avremmo potuto inserire i dati della correzione. A che scopo farci decidere se far svolgere o meno la prova ai disabili se poi non ne tengono conto in alcun caso?
Archiviata la prova Invalsi, restano i dubbi. E una certezza: i Settimini abbasseranno la media della scuola.
Ma non m'è nè importa... visto che nella prova Invalsi si sono inventati degli errori che di solito non contemplano.
“La voce era che ci abitava un fantasma” scrive Erri De Luca nel brano da analizzare. Vuoi vedere che si è spostato nella nostra scuola?
Ma D. e tutti i bambini come lui non sono fantasmi, sono in carne ed ossa, ma soprattutto molto in gamba!
Anche io ho barato su una disabilità, perché altrimenti non avremmo potuto inserire i dati della correzione. A che scopo farci decidere se far svolgere o meno la prova ai disabili se poi non ne tengono conto in alcun caso?
Archiviata la prova Invalsi, restano i dubbi. E una certezza: i Settimini abbasseranno la media della scuola.
Ma non m'è nè importa... visto che nella prova Invalsi si sono inventati degli errori che di solito non contemplano.
mercoledì 12 settembre 2012
Il testacoda del genitore-insegnante
Ieri ero più mamma che prof.
Sebbene, come prevedevo, Mafalda sia in forma smagliante e di ottimo umore da lunedì, cioè da quando è rientrata in classe, io sto con le antenne ritte a captare i suoi sottili e passeggeri cali di umore per vedere se sono da attribuire a qualche stramberia di qualcuna delle sue prof. Ad esempio quella delle 71 espressioni, con sovraccarico studiato appositamente per lei, più l'intero capitolo di scienze sulla CELLULA! Seguirà verifica. Ad alunna diversamente abile.
E, sarà che è anche il mio mestiere, o che sono mamma di ragazzina con sostegno, ma sono più allucinata e critica delle altre mamme.
A me pare inaccettabile che venga assegnato per le vacanze un capitolo da studiare, senza primo averlo adeguatamente affrontato in classe, per poi dare una valutazione.
Cosa e come valuti? In cosa consiste il tuo lavoro di insegnante? Si dirà che non c'è tempo per fare tutto quello che si dovrebbe e simile repertorio. Siamo alle solite, quello che c'è da fare. Alle medie eh, non al liceo scientifico, quello che c'è da fare è accumulare conoscenze su conoscenze, per giunta mediamente inappropriate a quell'età. Ora, io non sono contraria alla cellula in sé (a parte che io l'avevo studiata al ginnasio con quel livello di approfondimento), ma credo che lo studio delle discipline sia strumentale all'apprendimento delle abilità e non rivolto all'acquisizione di nozioni.
Per cui, se io mi faccio il mazzo a studiare scienze fin dalle medie, poi saprò farmi il mazzo a studiare anche dopo. In teoria.
Nella pratica il risultato è quello di allontanare i ragazzi da una materia che è fatta di osservazione, sperimentazione, e anche divertimento e gioco a quell'età.
E' un po' come quando fai leggere ai ragazzi la vergine cuccia (o i Promessi Sposi, come si spiega con molto buonsenso qui) e pretendi che si innamorino della lettura e della letteratura. Giuro, Caracollega li ammorbava in terza media con Parini. Vite rovinate.
Comunque, attendo verifica su mitocondri e apparato di Golgi. Mi sono fatta un ripasso, ricordavo solo le amebe.
Resta il fatto che quelli che noi chiamiamo "alunni in difficoltà" o hanno il genitore che si fa carico di lui, o qualcun altro in sua vece, o si arrangiano.
Oggi sono tornata al cento per cento prof.
Pertanto, alla consueta mini-cerimonia di raduno e smistamento dei ragazzi nelle prime mi guardo in giro per scorgere tra i genitori gli eventuali rompiscatole con secondi/terzi figli.
Suor Terry, cerimoniera e cerimoniosa con il solito discorso istituzionale, sempre un po' lungo, procede all'appello. I nomi sono sempre più stravaganti e le mamme, ancora in versione estiva, sempre più tatuate.
Mi stupisco negli ultimi anni di quanto si sia ingigantita la portata di avvenimenti sì importanti, come il primo giorno di scuola media, ma che non avremmo certo catalogato qualche anno fa come degno di essere ripreso. Papà e mamme armati di cellulari si affollano attorno alla massa di ragazzini impauriti, più attenti alla qualità dell'inquadratura che all'emozione e all'ansia dei figli via via chiamati dalla preside.
Quando la chiama si è compiuta e Suor Terry mi affida la nuova nidiata, sono emozionata e dimentico la presentazione che mi è stata fatta ieri di questa classe, composta in buona parte da ragazzi problematici.
Li porto in classe e li osservo a uno a uno. Pare una classe di settimini, tanto sono piccoli.
I buoni propositi fatti con la Collega Gentile - dobbiamo essere stronze fin dal primo giorno, per non finire come con la Terza dannata - perdono senso. L'incontro coi piccini non offre occasioni di fare la parte dei cerberi e loro sembrano pendere dalle nostre labbra. Anche se, dopo non molto, qualche sbadiglio spunta qua e là.
Si sa il primo giorno, con la paura del salto nel vuoto e le timidezze da primini, è presto dimenticato e qualche faccetta furba qua e là mi dice che sono già in agguato.
Vedremo.
Sebbene, come prevedevo, Mafalda sia in forma smagliante e di ottimo umore da lunedì, cioè da quando è rientrata in classe, io sto con le antenne ritte a captare i suoi sottili e passeggeri cali di umore per vedere se sono da attribuire a qualche stramberia di qualcuna delle sue prof. Ad esempio quella delle 71 espressioni, con sovraccarico studiato appositamente per lei, più l'intero capitolo di scienze sulla CELLULA! Seguirà verifica. Ad alunna diversamente abile.
E, sarà che è anche il mio mestiere, o che sono mamma di ragazzina con sostegno, ma sono più allucinata e critica delle altre mamme.
A me pare inaccettabile che venga assegnato per le vacanze un capitolo da studiare, senza primo averlo adeguatamente affrontato in classe, per poi dare una valutazione.
Cosa e come valuti? In cosa consiste il tuo lavoro di insegnante? Si dirà che non c'è tempo per fare tutto quello che si dovrebbe e simile repertorio. Siamo alle solite, quello che c'è da fare. Alle medie eh, non al liceo scientifico, quello che c'è da fare è accumulare conoscenze su conoscenze, per giunta mediamente inappropriate a quell'età. Ora, io non sono contraria alla cellula in sé (a parte che io l'avevo studiata al ginnasio con quel livello di approfondimento), ma credo che lo studio delle discipline sia strumentale all'apprendimento delle abilità e non rivolto all'acquisizione di nozioni.
Per cui, se io mi faccio il mazzo a studiare scienze fin dalle medie, poi saprò farmi il mazzo a studiare anche dopo. In teoria.
Nella pratica il risultato è quello di allontanare i ragazzi da una materia che è fatta di osservazione, sperimentazione, e anche divertimento e gioco a quell'età.
E' un po' come quando fai leggere ai ragazzi la vergine cuccia (o i Promessi Sposi, come si spiega con molto buonsenso qui) e pretendi che si innamorino della lettura e della letteratura. Giuro, Caracollega li ammorbava in terza media con Parini. Vite rovinate.
Comunque, attendo verifica su mitocondri e apparato di Golgi. Mi sono fatta un ripasso, ricordavo solo le amebe.
Resta il fatto che quelli che noi chiamiamo "alunni in difficoltà" o hanno il genitore che si fa carico di lui, o qualcun altro in sua vece, o si arrangiano.
Oggi sono tornata al cento per cento prof.
Pertanto, alla consueta mini-cerimonia di raduno e smistamento dei ragazzi nelle prime mi guardo in giro per scorgere tra i genitori gli eventuali rompiscatole con secondi/terzi figli.
Suor Terry, cerimoniera e cerimoniosa con il solito discorso istituzionale, sempre un po' lungo, procede all'appello. I nomi sono sempre più stravaganti e le mamme, ancora in versione estiva, sempre più tatuate.
Mi stupisco negli ultimi anni di quanto si sia ingigantita la portata di avvenimenti sì importanti, come il primo giorno di scuola media, ma che non avremmo certo catalogato qualche anno fa come degno di essere ripreso. Papà e mamme armati di cellulari si affollano attorno alla massa di ragazzini impauriti, più attenti alla qualità dell'inquadratura che all'emozione e all'ansia dei figli via via chiamati dalla preside.
Quando la chiama si è compiuta e Suor Terry mi affida la nuova nidiata, sono emozionata e dimentico la presentazione che mi è stata fatta ieri di questa classe, composta in buona parte da ragazzi problematici.
Li porto in classe e li osservo a uno a uno. Pare una classe di settimini, tanto sono piccoli.
I buoni propositi fatti con la Collega Gentile - dobbiamo essere stronze fin dal primo giorno, per non finire come con la Terza dannata - perdono senso. L'incontro coi piccini non offre occasioni di fare la parte dei cerberi e loro sembrano pendere dalle nostre labbra. Anche se, dopo non molto, qualche sbadiglio spunta qua e là.
Si sa il primo giorno, con la paura del salto nel vuoto e le timidezze da primini, è presto dimenticato e qualche faccetta furba qua e là mi dice che sono già in agguato.
Vedremo.
venerdì 7 settembre 2012
Ricostruire l'immagine
Mattinata libera perché, si sa, questi insegnanti è più il tempo che stanno a casa che quello che lavorano. E devo dire che in effetti avrei lavorato volentieri, che di cose da fare ce ne sono parecchie. Ma i barricaderi delle 40 ore vanno tenuti a bada.
Insomma, decido di occuparmi di una questione pendente da anni, lasciata insoluta per accidia e che richiede contatti con il Provveditorato, pardon l'USP. Cosa che spiega quasi del tutto la ragione dell'accidia.
Al telefono, una volta di più, la questione risulta insolubile, dato che non risponde nessuno.
Un anno fa, al telefono (miracolosamente attivo) avevo ricevuto rassicurazioni sul fatto che la pratica stava procedendo. La cosa mi era sembrata strana, dato che un'altra volta mi era stato detto invece che mancava qualcosa.
Ultimamente, quando mi sono decisa a riprendere la questione, ho scoperto che il tizio che aveva degnato di una annoiata risposta lo sconosciuto interlocutore (in quel momento ero io, ma in un altro momento una mia collega e in altri ancora chissà quanti malcapitati creduloni) è oggi in pensione. Quindi si è divertito, diciamo così, alle nostre spalle per dare un sapore ancora più gustoso all'imminente cessazione del servizio. Quindi ci liquidava con false notizie che nemmeno si preoccupava di verificare e ora, in barba a tutti i santissimi che la gente gli ha tirato, si starà godendo la pensione.
Questa mattina, dunque, mi metto in viaggio per la lunga traversata della città, mettendo in conto anche la possibilità di non combinare nulla.
A parte che era un mese che non prendevo la metropolitana e che timbrando il biglietto ho avuto la sensazione di essere dove ero l'ultima volta che ho compiuto tale gesto, cioè Barcellona, cosa che mi ha un po' depresso, la mattinata è andata come era prevedibile, in una città calda e ancora tranquilla, ma sempre irritante nella sua mancanza di parcheggi di interscambio e mezzi radi e ritardatari.
È passato del tempo dalla mia ultima visita in quel posto, che ricordo come un girone infernale. Arrivo, rendendomi conto che il ricordo delle terrificanti esperienze lì vissute è così vivo che non mi pare passato così tanto tempo. Comunque, scopro che l'edificio è abbandonato, anche se l'unica cosa che lo distingue da quando era in uso è il cancello chiuso. Per il resto, vetri sporchi, erbacce, vernici scrostate, è identico.
Faccio qualche centinaio di metri e mi ritrovo davanti a un edifico seminuovo ma anonimo, la bandiera penzoloni mi dice che sono arrivata.
Visto da fuori, fa ben sperare. Vuoi vedere che qualcosa davvero sta cambiando?
Ma la porta a vetri automatica è opaca di polvere e già questo è un primo colpo all'ottimismo. L'atrio però non è male, i pavimenti sono lucidi e gli interni ben disegnati, nel complesso la prima impressione è quasi gradevole. Ma un'occhiata al banco della reception ricaccia definitivamente l'ottimismo al suo posto.
La formica maròn è incongrua, in più è già irragionevolmente sbeccata, certamente un riciclo.
Ma il peggio sta dietro il banco, cioè la persona che accoglie il pubblico: occhio bovino, barba lunga, capello unto e felpa sdrucita. E vabbè, proviamo ad andare oltre il primo impatto.
Inizio a chiedere l'informazione che mi serve e lui, senza lasciarmi finire, inizia a ripetere monotono un giorno della settimana, anzi due - non è sicurissimo - un orario e un nome. Altro non dice.
Alzo leggermente la voce, ma lui è troppo apatico e infastidito. Non incrocio i suoi occhi, perché vagano verso il basso. Capisco che non c'è speranza. Del resto, questi manco rispondono al telefono, figurati se ricevono qualcuno fuori orario (due mezze giornate alla settimana, perché si sa che gli insegnanti hanno orari flessibilissimi).
Me ne sto andando, dicendo che è cambiato l'ufficio ma non l'inefficienza (e la stronzaggine di chi ci lavora), ma il tizio con cui stava parlando prima che io arrivassi a rompergli le palle con le mie noiose richieste, ha un problema simile al mio e quindi approfitta per chiedermi qualcosa.
Guardandolo mentre gli ripeto per la terza volta la stessa cosa, dato che non capisce, non posso fare a meno di pensare che per fortuna non è mio collega.
Cari governanti, è una lunga strada in salita: la ricostruzione della carriera degli insegnanti, come nel mio caso, ma soprattutto quella dell'immagine della scuola e di tutti gli uffici pubblici d'Italia.
Credo che gli uscieri siano, tra i dipendenti pubblici, quelli con il minor gradimento. Come cittadini, si deve arrivare preparati alla lotta con questi figuri che, invece di essere gli addetti all'accoglienza, consapevoli di esserlo, sono il primo ostacolo da superare per entrare nella giungla della burocrazia.
Di cui ci piacerebbe tanto non aver bisogno.
Insomma, decido di occuparmi di una questione pendente da anni, lasciata insoluta per accidia e che richiede contatti con il Provveditorato, pardon l'USP. Cosa che spiega quasi del tutto la ragione dell'accidia.
Al telefono, una volta di più, la questione risulta insolubile, dato che non risponde nessuno.
Un anno fa, al telefono (miracolosamente attivo) avevo ricevuto rassicurazioni sul fatto che la pratica stava procedendo. La cosa mi era sembrata strana, dato che un'altra volta mi era stato detto invece che mancava qualcosa.
Ultimamente, quando mi sono decisa a riprendere la questione, ho scoperto che il tizio che aveva degnato di una annoiata risposta lo sconosciuto interlocutore (in quel momento ero io, ma in un altro momento una mia collega e in altri ancora chissà quanti malcapitati creduloni) è oggi in pensione. Quindi si è divertito, diciamo così, alle nostre spalle per dare un sapore ancora più gustoso all'imminente cessazione del servizio. Quindi ci liquidava con false notizie che nemmeno si preoccupava di verificare e ora, in barba a tutti i santissimi che la gente gli ha tirato, si starà godendo la pensione.
Questa mattina, dunque, mi metto in viaggio per la lunga traversata della città, mettendo in conto anche la possibilità di non combinare nulla.
A parte che era un mese che non prendevo la metropolitana e che timbrando il biglietto ho avuto la sensazione di essere dove ero l'ultima volta che ho compiuto tale gesto, cioè Barcellona, cosa che mi ha un po' depresso, la mattinata è andata come era prevedibile, in una città calda e ancora tranquilla, ma sempre irritante nella sua mancanza di parcheggi di interscambio e mezzi radi e ritardatari.
È passato del tempo dalla mia ultima visita in quel posto, che ricordo come un girone infernale. Arrivo, rendendomi conto che il ricordo delle terrificanti esperienze lì vissute è così vivo che non mi pare passato così tanto tempo. Comunque, scopro che l'edificio è abbandonato, anche se l'unica cosa che lo distingue da quando era in uso è il cancello chiuso. Per il resto, vetri sporchi, erbacce, vernici scrostate, è identico.
Faccio qualche centinaio di metri e mi ritrovo davanti a un edifico seminuovo ma anonimo, la bandiera penzoloni mi dice che sono arrivata.
Visto da fuori, fa ben sperare. Vuoi vedere che qualcosa davvero sta cambiando?
Ma la porta a vetri automatica è opaca di polvere e già questo è un primo colpo all'ottimismo. L'atrio però non è male, i pavimenti sono lucidi e gli interni ben disegnati, nel complesso la prima impressione è quasi gradevole. Ma un'occhiata al banco della reception ricaccia definitivamente l'ottimismo al suo posto.
La formica maròn è incongrua, in più è già irragionevolmente sbeccata, certamente un riciclo.
Ma il peggio sta dietro il banco, cioè la persona che accoglie il pubblico: occhio bovino, barba lunga, capello unto e felpa sdrucita. E vabbè, proviamo ad andare oltre il primo impatto.
Inizio a chiedere l'informazione che mi serve e lui, senza lasciarmi finire, inizia a ripetere monotono un giorno della settimana, anzi due - non è sicurissimo - un orario e un nome. Altro non dice.
Alzo leggermente la voce, ma lui è troppo apatico e infastidito. Non incrocio i suoi occhi, perché vagano verso il basso. Capisco che non c'è speranza. Del resto, questi manco rispondono al telefono, figurati se ricevono qualcuno fuori orario (due mezze giornate alla settimana, perché si sa che gli insegnanti hanno orari flessibilissimi).
Me ne sto andando, dicendo che è cambiato l'ufficio ma non l'inefficienza (e la stronzaggine di chi ci lavora), ma il tizio con cui stava parlando prima che io arrivassi a rompergli le palle con le mie noiose richieste, ha un problema simile al mio e quindi approfitta per chiedermi qualcosa.
Guardandolo mentre gli ripeto per la terza volta la stessa cosa, dato che non capisce, non posso fare a meno di pensare che per fortuna non è mio collega.
Cari governanti, è una lunga strada in salita: la ricostruzione della carriera degli insegnanti, come nel mio caso, ma soprattutto quella dell'immagine della scuola e di tutti gli uffici pubblici d'Italia.
Credo che gli uscieri siano, tra i dipendenti pubblici, quelli con il minor gradimento. Come cittadini, si deve arrivare preparati alla lotta con questi figuri che, invece di essere gli addetti all'accoglienza, consapevoli di esserlo, sono il primo ostacolo da superare per entrare nella giungla della burocrazia.
Di cui ci piacerebbe tanto non aver bisogno.
lunedì 3 settembre 2012
Aspettando la scintilla
Mattinata grigia di nubi. Grigio il mio umore, come sempre il primo giorno. Sto già meglio il secondo e dopo la prima settimana, di solito, sono pronta per partire.
Bacetti e abbracci. Facce abbronzate, ma solo un paio nuove, un tris di colleghi, tra cui il capo clan dei fancazzisti, passati di ruolo.
Snort.
Eppure, con il pensionamento di Caracollega e di Rottermaier, il tasso di simpatia è aumentato. Per non parlare della metà del collegio che il dimensionamento ha dislocato altrove, con la perdita di Primadonna e di tutte le sciurette ingioiellate e cotonate. Mentre il Compagno Istrice, vecchia conoscenza quasi amico, ha scelto di stare con noi.
Collegio pieno di maestre e educatrici, noi prof siamo in minoranza. Suor Terry è rilassata e sorridente, dopo un'estate da incubo per lei, e confeziona un bel discorso ispirato ed ecumenico.
Quando le maestre vengono congedate e rimaniamo solo noi, siamo desolatamente pochi. Meno della metà dello scorso anno, quando eravamo uniti. Primadonna e il suo sussiego, ma un po' anche la sua tenacia e le sue proposte, quasi quasi mi mancano.
Io vengo reclutata per il verbale e opzionata per un tot di commissioni. Poi si parte con le solite questioni della massima rilevanza tipo: le verifiche si mandano a casa? I ritardi vengono sanzionati? Le pagine sul libretto delle comunicazioni da destinare alle note sono sufficienti?
Insomma, crolli il mondo, crolli la scuola, il primo collegio è sempre uguale.
Aspetto la scintilla...
Bacetti e abbracci. Facce abbronzate, ma solo un paio nuove, un tris di colleghi, tra cui il capo clan dei fancazzisti, passati di ruolo.
Snort.
Eppure, con il pensionamento di Caracollega e di Rottermaier, il tasso di simpatia è aumentato. Per non parlare della metà del collegio che il dimensionamento ha dislocato altrove, con la perdita di Primadonna e di tutte le sciurette ingioiellate e cotonate. Mentre il Compagno Istrice, vecchia conoscenza quasi amico, ha scelto di stare con noi.
Collegio pieno di maestre e educatrici, noi prof siamo in minoranza. Suor Terry è rilassata e sorridente, dopo un'estate da incubo per lei, e confeziona un bel discorso ispirato ed ecumenico.
Quando le maestre vengono congedate e rimaniamo solo noi, siamo desolatamente pochi. Meno della metà dello scorso anno, quando eravamo uniti. Primadonna e il suo sussiego, ma un po' anche la sua tenacia e le sue proposte, quasi quasi mi mancano.
Io vengo reclutata per il verbale e opzionata per un tot di commissioni. Poi si parte con le solite questioni della massima rilevanza tipo: le verifiche si mandano a casa? I ritardi vengono sanzionati? Le pagine sul libretto delle comunicazioni da destinare alle note sono sufficienti?
Insomma, crolli il mondo, crolli la scuola, il primo collegio è sempre uguale.
Aspetto la scintilla...
mercoledì 13 giugno 2012
Terne al lotto
Sento un rumore sordo: corro di là e vedo il vaso che contiene il mazzo di fiori regalatomi l'altra sera dai genitori rovesciato sul tavolo insieme ai fiori e l'acqua che cola sul pavimento. In realtà si tratta del vaso del frullatore, non avendone io uno appositamente creato all'uopo (no lista nozze no vaso di cristallo) e se si rompesse sarebbe un vero danno.
I fiori sono intatti per fortuna, ma i guai non vengono mai soli.
Infatti Mafalda mi ha mandato fuori uso il telefono e da ieri sera non sono in grado di mettermi in contatto con nessuno. Comunque, sono sopravvissuta a un giorno senza cellulare.
Infine, devo stampare a caratteri cubitali, così vanno bene anche per i DSA, le terne dei temi per domani. E cosa succede? Sono finiti i fogli bianchi. Mica posso stamparli rosini o verdini. Quindi domani mattina mi alzerò prima per essere a scuola presto. Sempre che la stampante funzioni.
Infine, Technoco ha rimesso in funzione il portatile della scuola il cui sistema operativo era andato a pallino, così domani Perfido avrà il suo bravo pc per scrivere il tema e infilarci le sue perfidie.
Ecco, domani si parte.
Ah, dimenticavo, sono sopravvissuta anche al colloquio con i genitori di Zorro. Non si aspettavano la bocciatura, anzi non avevano capito che la decisione ormai era presa e ci hanno detto che preferivano che fosse bocciato in prima superiore, come se potessero scegliere loro.
Vogliono fargli una full immersion di tre mesi per farlo recuperare in italiano, matematica, storia, scienze, inglese e mandarlo alle superiori preparato (al liceo scientifico, per la precisione), per cui che non lo bocciassimo per favore.
A quel punto, capito che ormai non c'era niente da fare, il padre trattenendo la rabbia, agitandosi sulla sedia, inizia a protestare, sentendosi vittima di un'ingiustizia.
Zorro senior, sedicente ingegnere, è incredulo: di matematica, dice, fate delle cose che non ci sono nemmeno sui libri. Scuote la testa, con aria di chi si è imbattuto in una manica di incompetenti. Chissà in Perù come sono le scuole...
Quindi, dopo avere detto, davanti a lui, che gli cambierà istituto e che comunque la bocciatura non serve perché sa già che il giovane Zorro l'anno prossimo non farà nulla, è uscito sbattendo la porta.
Abbiamo avuto l'impressione, io e la Collega Gentile, dopo un'ora di colloquio, che se avesse avuto davanti Moby o qualche strega del suo corso, certo non si sarebbe permesso. È possibile che per avere rispetto sia necessario essere stronzi?
I fiori sono intatti per fortuna, ma i guai non vengono mai soli.
Infatti Mafalda mi ha mandato fuori uso il telefono e da ieri sera non sono in grado di mettermi in contatto con nessuno. Comunque, sono sopravvissuta a un giorno senza cellulare.
Infine, devo stampare a caratteri cubitali, così vanno bene anche per i DSA, le terne dei temi per domani. E cosa succede? Sono finiti i fogli bianchi. Mica posso stamparli rosini o verdini. Quindi domani mattina mi alzerò prima per essere a scuola presto. Sempre che la stampante funzioni.
Infine, Technoco ha rimesso in funzione il portatile della scuola il cui sistema operativo era andato a pallino, così domani Perfido avrà il suo bravo pc per scrivere il tema e infilarci le sue perfidie.
Ecco, domani si parte.
Ah, dimenticavo, sono sopravvissuta anche al colloquio con i genitori di Zorro. Non si aspettavano la bocciatura, anzi non avevano capito che la decisione ormai era presa e ci hanno detto che preferivano che fosse bocciato in prima superiore, come se potessero scegliere loro.
Vogliono fargli una full immersion di tre mesi per farlo recuperare in italiano, matematica, storia, scienze, inglese e mandarlo alle superiori preparato (al liceo scientifico, per la precisione), per cui che non lo bocciassimo per favore.
A quel punto, capito che ormai non c'era niente da fare, il padre trattenendo la rabbia, agitandosi sulla sedia, inizia a protestare, sentendosi vittima di un'ingiustizia.
Zorro senior, sedicente ingegnere, è incredulo: di matematica, dice, fate delle cose che non ci sono nemmeno sui libri. Scuote la testa, con aria di chi si è imbattuto in una manica di incompetenti. Chissà in Perù come sono le scuole...
Quindi, dopo avere detto, davanti a lui, che gli cambierà istituto e che comunque la bocciatura non serve perché sa già che il giovane Zorro l'anno prossimo non farà nulla, è uscito sbattendo la porta.
Abbiamo avuto l'impressione, io e la Collega Gentile, dopo un'ora di colloquio, che se avesse avuto davanti Moby o qualche strega del suo corso, certo non si sarebbe permesso. È possibile che per avere rispetto sia necessario essere stronzi?
giovedì 10 maggio 2012
Gli spermatozoi di Hulk
Le nuvole oscurano il sole che dovremmo osservare tra poco.
La comitiva è disordinata e allegramente rumorosa. Procede in ordine sparso, ai piedi di un versante montuoso ancora innevato. Le nuvole sono basse e il cielo, in effetti, non promette nulla di buono. Le osservazioni del cielo sono saltate, dato il tempo. Prima di arrivare al planetario per la conferenza c'è il tempo di fare un giretto per il bosco.
La passeggiata è iniziata da pochi minuti. “Prof! Piove, torniamo indietro.”
“No, Melany, non piove...”
“Prof! Ci sono i legni, torniamo indietro.” “Si chiamano, tronchi, Bea. In un bosco è normale, basta scavalcare e proseguire...”
"Prof! Guardi, ci sono i girini. Ma sono giganti! sembrano spermatozoi. Sì, ma sono quelli di Hulk”.
Davvero questi ragazzi non sanno andare per boschi e sono stanchi dopo cinque minuti di cammino.
Così come non sanno, neppure lontanamente, come si fa un letto, guardano le lenzuola come oggetti sconosciuti e chiedono aiuto per prepararsi il giaciglio, che sembra una cuccia tanto sono spiegazzate e lasche le lenzuola.
Il momento più triste della giornata è la consegna del cellulare.
Il distacco è difficile, temporeggiano, cercano di imbrogliare, fingono di non sentire i nostri richiami, gli danno un bacino. La notte senza il loro oggetto transizionale sarà dura. la mattina dopo, a colazione, sembrano dimentichi del breve orfanaggio. Ma appena noi estraiamo dal sacco i loro tessori, il gruppo freme, tutti si alzano e si ammassano attorno al tavolo, allungando il collo per vedere se il loro peluche elettronico c'è ancora. Non vedono l'ora di riaverlo. Chiedo se ne hanno sentito la mancanza, molti mi dicono di no e qualcuno invece mi dice di sì, con tono sollevato perché il senso di vuoto patito la sera prima è finalmente finito.
Poi il sole torna a scaldarci, dopo una notte di pioggia che ci ha negato l'osservazione del cielo. Una settimana prima e forse avremmo visto anche Saturno
lunedì 7 maggio 2012
Rifacciamo la media
Leggo qui "Per quanto riguarda la qualità delle scuole italiane si può forse affermare che è alta al primo livello dell’educazione, cioè nel trasferire l’informazione e nello stimolare la memorizzazione. La qualità è invece piuttosto bassa nel secondo livello e cioè nell’insegnare a padroneggiare la “cornice cognitiva” per gestire al meglio le azioni future. E a mio avviso le abilità didattiche sono sempre basse quando si prende in esame il terzo livello: sono pochi gli insegnanti italiani che riescono a ispirare lo spirito critico e a stimolare e supportare quelle “capacità di smontare e rimontare la cornice cognitiva” vecchia per rimpiazzarla con una nuova più realistica o più vantaggiosa."
Io mi danno per educarli allo spirito critico sin da quando arrivano, teneri virgulti, in prima. Quindi cerco di staccarli dal libro di testo, utilizzando supporti diversi. Cerco di stimolare la discussione, il confronto, di instillare il dubbio, di mostrare le cose da visuali un po' sghembe, di farli giocare con le discipline, di togliere l'ansia del voto (che pure sono costretta a dare), a fare attività di laboratorio, a lavorare sulle competenze, sulla cittadinanza.
Si sente sempre in giro che la scuola italiana è ottima fino alle elementari, poi arriviamo noi delle medie e li ficchiamo nel buco nero. Il crollo nelle prove dell'Ocse arriva per colpa nostra, bestie delle medie.
Sarà. A me arrivano, negli ultimi anni, ragazzi che a 11 anni mediamente ne hanno già le tasche piene della scuola, hanno già le loro cattive abitudini, ragionano sulle medie dei voti, sono poco disposti alla fantasia dell'imparare, hanno nel libro di testo una calamita che li distoglie da qualsiasi mio tentativo di rendere lo studio un po' più personale e attivo. Utilizzano svogliatamente la tecnologia, o meglio se ne stancano subito, se il pc è lo strumento non più del gioco ma del lavoro a scuola. Sono già infarciti di nozioni e sembrano felici sono se gli dai l'opportunità di collezionarne altre, se invece chiedi loro di ragionare o discutere si ammosciano. la vita è altrove, tutto ciò che si fa a scuola non li riguarda. La riflessione è aperta e continua.La pratica però è sempre difficile, i tempi, la rigidità della scuola, i mille ostacoli, i pochi soldi non lasciano molto spazio ai sogni.
giovedì 3 maggio 2012
Ansia di valutazione
Due maggio, su coraggio, parafrasando il poeta. Stamattina mi sentivo così, all'idea di andare a scuola. Quest'anno conto i giorni che mancano alla fine dell'anno. Forse perchè siamo in due a navigare nella palude delle medie. Di parafrasi in parafrasi, direi che ormai siamo quasi fuori dal tunnel. Ma sono in arrivo i giorni delle prove Invalsi, che oltre che essere una gran rottura arrivano alla fine dell'anno quando tutti, docenti e alunni, sono ormai stremati. Qualche giorno fa nella classe di mia figlia è stata fatta la classica prova di addestramento che sempre più spesso ci sentiamo costretti a fare per non fare arrivare i ragazzi alle prove, specie quelle finali, impreparati ad affrontarle. Le case editrici, soliti avvoltoi, ci sguazzano e hanno trovato un nuovo articolo da propagandare, il fascicolo per la preparazione alle prove Invalsi, che alcuni babbei si sono affrettati a far comprare. Di riflesso, i genitori dei ragazzi di terza li chiedono a gran voce, alcuni, mentre altri protestano perché il questioanrio di rilevazione statistica (a mio parere l'unica cosa intelligente di tutto il test) viola la privacy.
Povera Italia, sempre parafrasando.
Recita la circolare sulle modalità di somministrazione agli alunni con particolari bisogni formativi, categoria nella quale la mia moretta rientra:
"Le esigenze degli allievi con particolari bisogni educativi sono, per loro natura, molteplici e difficilmente
individuabili a priori in modo completo ed esaustivo. Da ciò discende che la valutazione del singolo caso
può essere effettuata in modo soddisfacente solo dal Dirigente scolastico che conosce esattamente la
situazione del singolo studente e, pertanto, può adottare tutte le misure idonee per coniugare, da un lato,
le necessità di ogni allievo con bisogni educativi speciali e, dall’altro, il regolare svolgimento delle prove per
gli altri studenti, senza che per questi ultimi venga modificato il protocollo di somministrazione standard
che è garanzia fondamentale per assicurare l’affidabilità delle rilevazioni del SNV.
Qualunque sia la tipologia di disabilità o di DSA di un alunno, essa deve essere segnalata sulla Scheda‐
risposta dei singoli studenti1, barrando l’opzione più appropriata fra quelle di seguito indicate (che sono le stesse che si rilevano alla fine del primo ciclo di istruzione):
1 = disabilità intellettiva;
2 = disabilità visiva: ipovedente;
3 = disabilità visiva: non vedente;
4 = DSA;
5 = altro.
Tale segnalazione consentirà di considerare separatamente i risultati degli alunni con bisogni educativi
speciali e di non farli rientrare nella elaborazione statistica dei risultati di tutti gli altri alunni."
Ecco, non capisco se la preoccupazione sia quella di presevare da uno stress e da un'inutile frustrazione i ragazzi che tanto delicatamente vengono definiti "con particolari bisogni formativi" (che noi chiamamo sbrigativamente in cento altri modi, da alunni H a quelli col sostegno) o piuttosto quella di non inficiare con un risultato quasi certamente negativo le prove medie della classe. Oso sperare che per la maggior parte dei colleghi esista solo la prima, ma ormai con l'aria che tira, con questa ansia di valutazione, può succedere anche che sia la seconda a prevalere. O peggio, in alcune scuole con pessimi dirigenti, che sia proprio la scuola a non voler fare "brutta figura".
L'altro ieri la piccola si aggirava per la casa con l'aria affranta e il plico delle prove Invalsi di matematica del 2011, somministrate un paio di giorni prima
(la stessa definizione farmacologica evoca ambienti non certo rassicuranti). Cerchiolini rossi, discreti ma evidenti punteggiavano ogni pagina, direi ogni quesito. Certamente la sua autostima non ne ha tratto vantaggio, il punto è però a chi e a cosa serva la prova Invalsi agli APBE, l'acronimo l'ho fatto io, spero che non entri in uso (non ho ancora imparato a usare "diversamente abili"). A loro no di certo, alla scuola nemmeno, al sistema di valutazione men che meno, visto che questi alunni seguono programmi del tutto personalizzati, o almeno dovrebbero. Eppure so che anche io in classe mi porrò il problema se farglielo fare o no alla mi alunna il test. Quale frustrazione è maggiore per questi ragazzi? Sbagliare tutte le risposte (ma qualche crocetta la imbroccano e questo li rende felici) o essere esclusi dalla prova?
A ogni buon conto, i Cobas hanno indetto lo sciopero in quei giorni, contro la scuola-quiz. Il linguaggio è puramente ideologico, ma nel merito hanno ragione su molti punti. Non sono contraria per principio alla valutazione del sistema, ma ho dei dubbi sul fatto che questo sia uno strumento giusto ed efficace.
mercoledì 25 aprile 2012
La Resistenza in classe
25 aprile a casa. L'idea di andare in manifestazione non mi ha sfiorato, mi sento ora un po' lontana dal lieto e rumoroso marciare in piazza. Sono un po' stanca e me ne dispiaccio.
Ieri però, nell'ora di cittadinanza, ho voluto riflettere in classe su questa ricorrenza, almeno per capire se sanno perché si sta a casa da scuola. Ho voluto leggere ai ragazzi qualche lettera dei condannati a morte della Resistenza. Avrei voluto accompagnare la lettura con immagini, che su di loro hanno un magico potere. Ma la lavagna è rotta e non ho fatto in tempo a trovare qualche lettura fatta da un professionista, che riuscisse a far vibrare il cuore delle creature, l'ultimo momento di un condannato alla fucilazione dai nazifascisti. Mi sono affidata a me stessa, mi sentivo abbastanza ispirata. Volevo passare loro l'idea che qualcuno si è sacrificato per noi, per loro, per lasciarci un paese libero dalla dittatura. Impresa ardua.
Non so dove ho sbagliato. E non so se sia giusto che mi debba sempre sentire in colpa, se qualcosa non va per il verso giusto. Fatto sta che gli unici commenti sono stati "poverino" e "perché i tedeschi che erano nostri alleati uccidevano gli italiani?", tre secondi dopo aver parlato dell'8 settembre. Eppure avevano iniziato bene, qualcuno ha riportato i racconti dei nonni partigiani o reduci della ritirata di Russia. Ma sono stati fuochi di paglia. La noia ha vinto ancora una volta. Al secondo sbadiglio ho iniziato a irritarmi, poi alla mia destra il Grezzo G. ghignava con non so chi e mimava con la penna una mitraglietta. Mi stavo già lanciando in un'invettiva, mentre alla mia sinistra il Perfido, ora detto Wikipedia, rifletteva ad alta voce: "Si staranno rivoltando nella tomba"... Così mi sono accontentata di questo sconsolato commento e l'ho fatto mio. La stanchezza, ancora una volta, ha avuto il sopravvento sull'indignazione. La mia classe, metafora della nazione?
sabato 2 aprile 2011
Il Presidente micio micio bau bau
Un tranquillo venerdì di paura. Suor Terry mi tallona da mercoledì col suo progetto da scrivere, così su due piedi. Pensa ai 110 mila euro che ci sono in palio, chi vuol esser milionario? Suor Terry! Se va bene e ci approveranno il p. così ci arriveranno quei quattro soldi che servono giusto per portarlo a termine. A me non interessa la tematica, ma non le dico di no. Figurarsi, io col no ho qualche problema. Quindi ieri ho finito di scrivere fregnacce, a quattro mani, le mie e quelle della Terry, alle sette di sera. Tutto un progetto, non si contano le volte in cui abbiamo scritto la maledetta parola "progetto". E poi le "competenze" si sprecano e le "life skills" abbondano, è il loro momento, e "peer education", vuoi mettere... per non parlare di cittadinanza e scelte consapevoli e ovviamente di raggiungimento di obiettivi. Alla fine avevo un vago senso di nausea, non so se dovuto alla stanchezza o al fastidio. O all'idea che poi a settembre, dopo averlo scritto, bisognerà anche farlo sto p. Ho un bel dirle che è paradossale che ci siano a disposizione tanti soldi per fare p. quando ci hanno tanto ridotto le ore che a malapena riusciamo a fare quello che dobbiamo. Ma tant'è, il mito del p. ancora non è tramontato.
Ma la parte migliore del mio venerdì è stata la mattina. Ospite il pm Fiorillo, quella che ha sentito il bisogno di smentire il ministro Bobo. Una bella tipa, con l'unico difetto dell'eloquio torrenziale, che non le permette di accorgersi che parla a una platea di preadolescenti che dopo un po' è tramortita. Ma poi si agita inquieta, con il pensiero fisso alla merenda. L'incontro dura tre ore e parla quasi sempre lei, noi adulti siamo rapiti, soprattutto quando le allusioni alle malefatte di chi ce l'ha con la magistratura diventano quasi invettive. Ma i ragazzi non sono più in grado di seguirla. Peccato perché lei parla di demolizione della nostra Costituzione, legge l'articolo 77, in cui si dice che "il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni." E dunque, dice, noi viviamo in violazione della Costituzione da 16 anni. E il presidente della Repubblica, le chiedo? E lei, accompagnando con un gesto eloquente: "ehhh... il presidente.... micio micio bau bau". Che avrà voluto dire? I ragazzi sono affascinati dai suoi racconti sui casi che incontra al Tribunale dei Minori e alla fine si rianimano e le fanno molte domande. Una bella opportunità, spero che i bimbi abbiano raccolto qualcosa di buono.
Ma la parte migliore del mio venerdì è stata la mattina. Ospite il pm Fiorillo, quella che ha sentito il bisogno di smentire il ministro Bobo. Una bella tipa, con l'unico difetto dell'eloquio torrenziale, che non le permette di accorgersi che parla a una platea di preadolescenti che dopo un po' è tramortita. Ma poi si agita inquieta, con il pensiero fisso alla merenda. L'incontro dura tre ore e parla quasi sempre lei, noi adulti siamo rapiti, soprattutto quando le allusioni alle malefatte di chi ce l'ha con la magistratura diventano quasi invettive. Ma i ragazzi non sono più in grado di seguirla. Peccato perché lei parla di demolizione della nostra Costituzione, legge l'articolo 77, in cui si dice che "il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni." E dunque, dice, noi viviamo in violazione della Costituzione da 16 anni. E il presidente della Repubblica, le chiedo? E lei, accompagnando con un gesto eloquente: "ehhh... il presidente.... micio micio bau bau". Che avrà voluto dire? I ragazzi sono affascinati dai suoi racconti sui casi che incontra al Tribunale dei Minori e alla fine si rianimano e le fanno molte domande. Una bella opportunità, spero che i bimbi abbiano raccolto qualcosa di buono.
sabato 4 settembre 2010
Il call center che è in me
Dovrei parlare di scuola, visto che il gran rientro è iniziato e già le prime arrabbiature e quel senso di vergogna, mista a impotenza, mi hanno guastato due pomeriggi. Ma non dirò i particolari, non parlerò di Suor Terry, di Primadonna, della Balena, del Ginnico Fancazzista, del Precario Saccente ecc. Dei bacetti sulle guancette abbronzate, degli sbadigli del primo collegio, delle vacue discussioni su problemi sempre più inesistenti (dove mettiamo le verifiche, le uscite da mezza giornata o da una giornata), perché quest'anno ho deciso che dedicherò meno bile alla scuola, se ce la faccio, meno chiacchiere da corridoio, meno quarti d'ora in sala prof, meno ... basta. Per il resto del lavoro nulla posso tagliare, anzi devo essere più produttiva e più efficiente nell'imparare ciò che devo.
Allora niente scuola, parlerò di una mia insana tendenza a farmi infinocchiare dai venditori telefonici, soprattutto quelli di servizi, ma sto peggiorando. Sono infatti arrivata ad accettare un appuntamento coi venditori di tappeti. Per poi farmi sgridare da Technoco che deve rimediare ai miei improvvidi rendez vous. Mi tocca poi non farmi trovare a casa, spiare dalla finestra, per non aprire a chi ha suonato il citofono, per vedere se sono loro che vengono a mostrarmi il tappeto o lavarmelo con l'ultimo ritrovato tecnologico in fatto di pulizia domestica. Non so dire no al venditore telefonico. Saranno i dieci anni di lavori precari che non ho dimenticato a impietosirmi...
Allora niente scuola, parlerò di una mia insana tendenza a farmi infinocchiare dai venditori telefonici, soprattutto quelli di servizi, ma sto peggiorando. Sono infatti arrivata ad accettare un appuntamento coi venditori di tappeti. Per poi farmi sgridare da Technoco che deve rimediare ai miei improvvidi rendez vous. Mi tocca poi non farmi trovare a casa, spiare dalla finestra, per non aprire a chi ha suonato il citofono, per vedere se sono loro che vengono a mostrarmi il tappeto o lavarmelo con l'ultimo ritrovato tecnologico in fatto di pulizia domestica. Non so dire no al venditore telefonico. Saranno i dieci anni di lavori precari che non ho dimenticato a impietosirmi...
martedì 10 novembre 2009
New Ciccio in town
C'è un nuovo Ciccio. ADHD, sindrome da iperattività più disturbo di personalità. Eh, così giovane dice la psyco. Boh... un'altra psyco l'ha scritto. Insomma sto Ciccio arriva con la sua bella descrizione delle maestre: il tipo che se ci fossero le liane in classe sarebbe sempre lì a dondolarsi sulle teste dei compagni, lanciando qua e là oggetti vari, meglio se contundenti, e alla fine lanciando anche se stesso. Quello che pur di farsi notare e voler bene è disposto a fare di tutto. Finora se n'era stato abbastanza tranquillo, un po' agitatello lo era povero, ma nei limiti. Nessuno osava porsi il solito dubbio che le maestre, una volta di più, avessero esagerato. Era lì che covava. E adesso è esploso nel suo gattonare per la classe, strappare tutto se si arrabbia, roteare e lanciare astucci in faccia ai compagni, ululare e via di seguito. Giornataccia. Che fare... ci dormo sopra. Devo fare un sacco di cose, domani...
lunedì 14 settembre 2009
Ritorno a scuola
Primo giorno, mattina fredda e quasi piovosa. Già in crisi per le scarpe da mettere. Stamattina ero agitata, oserei dire emozionata. Sarà stato perché Mowgly tornava in classe dopo un'estate selvaggia, o perché la nipotastra affrontava il primo giorno di scuola in vita sua, o perché alle nove toccava a me con una nuova nidiata, insomma ero un po' sull'agitato. Anche perché non ero e non sono pronta ad affrontare un anno in cui tutto è diverso mentre nella nostra scuola pare che nulla sia cambiato. Sì, abbiamo riscritto le competenze, sì abbiamo rifatto le cattedre. Però, l'aria è semrpe stagnate. Così quando arrivo al parcheggio e lo trovo intasato di Suv, mi girano le palle all'istante: è l'ora di ingresso delle elementari e i genitori si affollano, sono già a fare capannelli per scambiarsi opinioni (di solito pessime) sulle maestre. Penso che la scuola della Gelmini se la meritano, ma poi dopo breve ragionamento mi rendo conto che la scuola, o meglio chi ci lavora, continua a tappare le falle per fornire un servizio decente, a fronte di tagli inesorabili. Per cui la qualità viene meno, ma la quantità è più o meno garantita.
domenica 6 settembre 2009
Pronti via, in ritardo
Mi sono presa ben quattro giorni di congedo parentale che mi spettavano. E così, dopo dodici dico dodici giorni in Sardegna, quindici lavatrici e meno paturnie del solito, sono pronta al grande rientro nella nuova scuola targata Gelmini. La mia, che di gelminesco ha già molto di suo da prima, nonostante gli anticorpi siano vivi e lottino insieme a noi, per fortuna. Prima però due parole sulla mia vittoria familiare estiva. Quest'anno, con la scusa che la pargola il mare mai l'aveva visto nei suoi quasi undici anni di vita, ho convinto il consorte alla vacanza di mare. Ha capitolato a malincuore e non ha rinunciato qua e là a farmela pesare. Però, alla fine il mare della Sardegna convince anche i recalcintranti incalliti che in vacanza non vorrebbero altro che visitare musei o robe strane, tipo grotte dove si fa il formaggio o relitti di sottomarini. Mowgli è stata un osso duro: i compiti delle vacanze sono stati una tragedia quotidiana, finché ho resistito, poi ho abdicato e gli ultimi quindici giorni è tornata la pace. Però ha imparato a nuotare, ha azzeccato una decina di congiuntivi, ha capito cosa sono i mammiferi, è cresciuta di cinque centimetri (!!), fa le capriole sui tappeti elastici e molte altre cose che ci hanno reso felici.
Cerco di non pensare al fatto che fra una settimana ricomincia la scuola, non so se ci saranno ancora le maestre dell'anno scorso. So che non ci saranno compresenze e che quindi attività di recupero o altro per lei non ci saranno.
Dunque, domani torno sui banchi. Sono riuscita a evitare il mortale incontro coi colleghi del primo giorno di scuola, prima del collegio, quando le signore sfoggiano la loro abbronzatura e gli sgargianti abiti estivi (sono in una scuola di sciure), i colleghi maschi (alcuni, comunque troppi) sbirciano le colleghe giovani e carine con le quali potranno marpionare per un anno (spesso le poverine ci stanno pure). Quest'anno, chissà se ci saranno colleghe giovani e carine. Ho saltato anche un paio di riunioni di materia, ma domani me ne tocca un'altra.
Non sono ancora pronta.
Cerco di non pensare al fatto che fra una settimana ricomincia la scuola, non so se ci saranno ancora le maestre dell'anno scorso. So che non ci saranno compresenze e che quindi attività di recupero o altro per lei non ci saranno.
Dunque, domani torno sui banchi. Sono riuscita a evitare il mortale incontro coi colleghi del primo giorno di scuola, prima del collegio, quando le signore sfoggiano la loro abbronzatura e gli sgargianti abiti estivi (sono in una scuola di sciure), i colleghi maschi (alcuni, comunque troppi) sbirciano le colleghe giovani e carine con le quali potranno marpionare per un anno (spesso le poverine ci stanno pure). Quest'anno, chissà se ci saranno colleghe giovani e carine. Ho saltato anche un paio di riunioni di materia, ma domani me ne tocca un'altra.
Non sono ancora pronta.
sabato 20 giugno 2009
Settimana lunga
Sabato, niente scuola. Dopo la mazzata dell'Invalsi e i primi sei colloqui, la settimana è finita, dopo una bella stirata, la tenda del balcone che si è strappata come uno scottex bagnato, una sessione di due ore a spiegare alla fanciullina come si leggono le ore; pare che abbia capito, anche se a volte dice ancora che sono le dieci e sessanta... questo dopo avere saltato più volte il gelato perché non azzecccava l'ora dell'appuntamento con il dolce: non se è una strategia motivazionale ortodossa, però funziona. Peccato che a scuola non si possa utilizzare.
I colloqui non sono stati un granché. Nulla di eclatante da segnalare. Ameba "portava" il boom economico. Pallida e ansimante, colei che non ha fatto una mazza per tre anni, mi dice "prof, ho mal di pancia", anche io sarei preoccupata se fossi al tuo posto, pensavo, anche se tanto poi ti promuoviamo.
A parte il pc che non funzionava, quindi il suo ipertesto risultava monco, quello che mancava erano proprio i rudimenti del ragionamento. Dopo un anno passato a insegnare come usare wikipedia, mi ritrovo ancora sti mozziconi di testo scopiazzati e male incollati, in cui non si intravede uno spiraglio di logica, di riflessione. Allora, negli anni sessanta lo sviluppo industriale che alla fine culmina con la spedizione dell'uomo sulla luna (parola più parola meno, il discorso era di questo livello). Le ho detto che aveva fatto un po' troppo presto ad andare in orbita e le ho chiesto di spiegare il senso delle immagini che aveva scelto per illustrare il suo argomento, una cinquecento, una televisione e l'uomo sulla luna. Che cacchio c'entra il boom economico in Italia con l'uomo sulla luna? Boh, comunque per artistica "ho portato" la pop art. Vabbè, dice la collega già isterica al primo candidato, parlami della pop art. Cioè, la pop art... Andy Wharol, il supermercato dell'arte... Per francese "ho portato" la moda yeye. E così via. Dopo un paio di candidati, ci riuniamo in conclave per valutare: il candidato ha esposto i contenuti in modo... con linguaggio... dimostrando di saper effettuare i collegamenti, di sapersi orientare.... nel complesso ha raggiunto un grado di maturazione... E via di crocette. Beh, fa l'isterica, tanto questa esce con sei. Eh no, fa Primadonna, questa (Ameba aveva suonicchiato il flauto poco prima) ha degli otto negli scritti (uno nella buffonata invalsi e l'altro nello scritto di francese, talmente facile che anche Hoilsaggiodidanza è andata alla grande).
Non possiamo ragionare con i vecchi schemi, ci dice col solito sussiego, quest'anno la legge dice che i risultati dell'esame sono importanti più della valutazione sul trienno. Reazione scomposta del Consiglio di classe, me compresa. Ma staremo scherzando? diciamo in coro. A momenti Ameba non viene ammessa, tuona la collega di matematica, e tu le vuoi dare sette? Noi siamo professionisti, dice Primadonna, e dobbiamo seguire ciò che dice la legge. Le faccio notare che se avessimo seguito il decretino della Gelma, avremmo dovuto segarne un tot, ma lei non si dà per vinta. Primadonna è così, possono fare un esame bellissimo ma se cascano su musica, lei si mette di traverso e rompe le palle allo spasimo. E viceversa, se uno è rimasto senza unghie a furia di arrampicarsi sugli specchi o annaspa disperatamente su scienze, storia inglese e chi più ne ha più ne metta, però fa un accenno alla storia del giasss (con la esse dolce, mi raccomando, e non vi capiti di dire gez) lei si batterà strenuamente per convincere tutti che l'alunno in questione (che ha capito l'antifona e sa come solleticare l'enorme ego della prof, e quindi tanto di cappello) merita. Abbiamo chiuso la questione come al solito, vedremo allo scrutinio.
Poi a Scricciolo abbiamo chiesto di parlare dei cani randagi (lei portava il petrolio, non so come siamo finiti ai cani, ma gli esami orali sono così) visto che lei ama tanto gli animali. Sindacalista se l'è cavata, anche se speravo meglio, ed è riuscito a parlare dell'Inter anche all'esame. Furbetto ci ha onorato di una mise inedita: camicia Armani e cintura Dolcegabana. Ma ha avuto la sfortuna di essere l'ultimo e ha affrontato la commissione un po' suonata e vicina al rompete le righe. Per la verità, ha fatto un esame penoso e stavolta non gli è riuscito nemmeno di farci ridere.
A uno a uno se ne andavano, forse senza rendersi conto che era l'ultima volta che ci salutavano, nella fretta di finire, di andare via, con un distratto salveprof. Ho guardato Sindacalista allontanarsi per il corridoio e non ho potuto reprimere una certa tristezza. Verranno a trovarci una volta, di solito a settembre quando ancora sentono la nostalgia, Saranno alti, con la barba e look improponibili. Ci diranno che vanno bene a scuola e poi non li vedremo più.
Si replica martedì.
I colloqui non sono stati un granché. Nulla di eclatante da segnalare. Ameba "portava" il boom economico. Pallida e ansimante, colei che non ha fatto una mazza per tre anni, mi dice "prof, ho mal di pancia", anche io sarei preoccupata se fossi al tuo posto, pensavo, anche se tanto poi ti promuoviamo.
A parte il pc che non funzionava, quindi il suo ipertesto risultava monco, quello che mancava erano proprio i rudimenti del ragionamento. Dopo un anno passato a insegnare come usare wikipedia, mi ritrovo ancora sti mozziconi di testo scopiazzati e male incollati, in cui non si intravede uno spiraglio di logica, di riflessione. Allora, negli anni sessanta lo sviluppo industriale che alla fine culmina con la spedizione dell'uomo sulla luna (parola più parola meno, il discorso era di questo livello). Le ho detto che aveva fatto un po' troppo presto ad andare in orbita e le ho chiesto di spiegare il senso delle immagini che aveva scelto per illustrare il suo argomento, una cinquecento, una televisione e l'uomo sulla luna. Che cacchio c'entra il boom economico in Italia con l'uomo sulla luna? Boh, comunque per artistica "ho portato" la pop art. Vabbè, dice la collega già isterica al primo candidato, parlami della pop art. Cioè, la pop art... Andy Wharol, il supermercato dell'arte... Per francese "ho portato" la moda yeye. E così via. Dopo un paio di candidati, ci riuniamo in conclave per valutare: il candidato ha esposto i contenuti in modo... con linguaggio... dimostrando di saper effettuare i collegamenti, di sapersi orientare.... nel complesso ha raggiunto un grado di maturazione... E via di crocette. Beh, fa l'isterica, tanto questa esce con sei. Eh no, fa Primadonna, questa (Ameba aveva suonicchiato il flauto poco prima) ha degli otto negli scritti (uno nella buffonata invalsi e l'altro nello scritto di francese, talmente facile che anche Hoilsaggiodidanza è andata alla grande).
Non possiamo ragionare con i vecchi schemi, ci dice col solito sussiego, quest'anno la legge dice che i risultati dell'esame sono importanti più della valutazione sul trienno. Reazione scomposta del Consiglio di classe, me compresa. Ma staremo scherzando? diciamo in coro. A momenti Ameba non viene ammessa, tuona la collega di matematica, e tu le vuoi dare sette? Noi siamo professionisti, dice Primadonna, e dobbiamo seguire ciò che dice la legge. Le faccio notare che se avessimo seguito il decretino della Gelma, avremmo dovuto segarne un tot, ma lei non si dà per vinta. Primadonna è così, possono fare un esame bellissimo ma se cascano su musica, lei si mette di traverso e rompe le palle allo spasimo. E viceversa, se uno è rimasto senza unghie a furia di arrampicarsi sugli specchi o annaspa disperatamente su scienze, storia inglese e chi più ne ha più ne metta, però fa un accenno alla storia del giasss (con la esse dolce, mi raccomando, e non vi capiti di dire gez) lei si batterà strenuamente per convincere tutti che l'alunno in questione (che ha capito l'antifona e sa come solleticare l'enorme ego della prof, e quindi tanto di cappello) merita. Abbiamo chiuso la questione come al solito, vedremo allo scrutinio.
Poi a Scricciolo abbiamo chiesto di parlare dei cani randagi (lei portava il petrolio, non so come siamo finiti ai cani, ma gli esami orali sono così) visto che lei ama tanto gli animali. Sindacalista se l'è cavata, anche se speravo meglio, ed è riuscito a parlare dell'Inter anche all'esame. Furbetto ci ha onorato di una mise inedita: camicia Armani e cintura Dolcegabana. Ma ha avuto la sfortuna di essere l'ultimo e ha affrontato la commissione un po' suonata e vicina al rompete le righe. Per la verità, ha fatto un esame penoso e stavolta non gli è riuscito nemmeno di farci ridere.
A uno a uno se ne andavano, forse senza rendersi conto che era l'ultima volta che ci salutavano, nella fretta di finire, di andare via, con un distratto salveprof. Ho guardato Sindacalista allontanarsi per il corridoio e non ho potuto reprimere una certa tristezza. Verranno a trovarci una volta, di solito a settembre quando ancora sentono la nostalgia, Saranno alti, con la barba e look improponibili. Ci diranno che vanno bene a scuola e poi non li vedremo più.
Si replica martedì.
sabato 6 giugno 2009
Scrutinati
Come dice Suor Terry, basta non vederli per 15 ore e sapere di non rivederli più, per cambiare stato d'animo nei confronti dei fanciulli che solo ieri avresti voluto picchiare.
Nessun sommerso, tutti salvati, alla faccia della Germini. Anche se, a ben guardare, sarebbe da applicare alla lettera il suo decreto del piffero. Tanto per vedere quanti precari in più deve riconfermare l'anno prossimo. Mariagelma: l'ignavia assurta a sistema della scuola.
Stamattina Maravenier ha abbandonato lo scrutinio, che c'aveva da fare. Così Suor Terry l'ha aggiornato e io son tornata a casa alle tre invece che all'una, in tempo comunque per vedere una scenata della mia scugnizza, alle prese con il papà arrabbiato.
Comunque, si diceva: tutte salve, anche il quintetto basse. Acciuga, che, per inciso, quando è fuori dalla classe è ormai una leader, direi anche con un certo stile; Ameba, anche perché l'anno prossimo, se la bocciamo, non ci sta più nel banco e sta assumendo sempre più le forme da zi' Carmela. Oca impertinente, anche perché chi la sopporta un altro anno? E le due che manco ci hanno provato a risalire dal pozzo in cui sono finite: Cerbiatta e Ceilsaggiodidanza. E' stato tutto un fiorire di sei neri, perché rossi Suor Terry non li vuole. Alla fine mi è toccato scrivere per ogni sei magico una scheda di accompagnamento, che spiegasse in cosa le fanciulle si dovranno esercitare per colmare quest'estate le lacune. Al mare, che ancora non si saranno capacitate di essere state promosse. Fossero capitate nelle grinfie della Cara Collega o della Rottermaier, non se la sarebbero cavata tanto facilmente. E chissà cosa sarebbe stato meglio per loro...
Nessun sommerso, tutti salvati, alla faccia della Germini. Anche se, a ben guardare, sarebbe da applicare alla lettera il suo decreto del piffero. Tanto per vedere quanti precari in più deve riconfermare l'anno prossimo. Mariagelma: l'ignavia assurta a sistema della scuola.
Stamattina Maravenier ha abbandonato lo scrutinio, che c'aveva da fare. Così Suor Terry l'ha aggiornato e io son tornata a casa alle tre invece che all'una, in tempo comunque per vedere una scenata della mia scugnizza, alle prese con il papà arrabbiato.
Comunque, si diceva: tutte salve, anche il quintetto basse. Acciuga, che, per inciso, quando è fuori dalla classe è ormai una leader, direi anche con un certo stile; Ameba, anche perché l'anno prossimo, se la bocciamo, non ci sta più nel banco e sta assumendo sempre più le forme da zi' Carmela. Oca impertinente, anche perché chi la sopporta un altro anno? E le due che manco ci hanno provato a risalire dal pozzo in cui sono finite: Cerbiatta e Ceilsaggiodidanza. E' stato tutto un fiorire di sei neri, perché rossi Suor Terry non li vuole. Alla fine mi è toccato scrivere per ogni sei magico una scheda di accompagnamento, che spiegasse in cosa le fanciulle si dovranno esercitare per colmare quest'estate le lacune. Al mare, che ancora non si saranno capacitate di essere state promosse. Fossero capitate nelle grinfie della Cara Collega o della Rottermaier, non se la sarebbero cavata tanto facilmente. E chissà cosa sarebbe stato meglio per loro...
mercoledì 3 giugno 2009
Occasioni?
Quasi finite le relazioni, me ne manca solo una, rifletto sulla giornata di oggi. Ordinaria follia della scuola. Stamattina, da brava, mi presento in classe 5 ore prima del mio orario di entrata. Devo portare i miei geni all'incontro con l'altra classe nell'altro plesso per provare le letture per la giornata finale. Con il mio bravo progettino di quest'anno, portato avanti senza troppo entusiasmo né da me né di conseguenza e tantomeno dai ragazzi, non avrò certo la soddisfazione dello scorso anno. Ah, tra l'altro, 1000 euro ci siamo portati a casa con il video sul bullismo, roba che i ragazzi hanno chiesto perché non li hanno avuti loro i soldi, faceva 40 euro a testa. Era il progetto sulla convivenza civile, meno male...
Beh insomma, stamattina arrivo e loro si presentano senza materiale. Vabbè, mi incavolo come una bestia, poi ristampo i testi. Lungo la strada mi riempiono di amenità su Twilight, Guitar Hero, Angeli e demoni, l'Inter, Uomini e donne e poi non ricordo più. Perché, sebbene fossero rumori molesti, li ascoltavo sia per acculturarmi sia per vedere se sono capaci di arrivare un fondo almeno a un discorso.
Invece no, si sono accavallati, allegramente inconcludenti, interrompendosi a vicenda e iniziando sempre nuovi e più futili discorsi. Non uno che avesse in mente quello che stavamo andando a fare.
In mattinata mi sono toccati i soliti tour de force per completare gli inutili registri che anche quest'anno, come ogni anno, lascio riposare nel cassetto. Assenze di tutto l'anno, argomenti svolti eccetera.
Qualche ora di lezione delirante del penultimo giorno e poi convocazione da Suor Terry. Moby Dick me l'aveva anticipato: l'anno prossimo, evviva evviva, ci sarà una nuova prima a tempo prolungato, quindi con un organico maggiore. E l'anno prossimo mi offrono l'onore di rilanciare il tempo prolungato. Wow! Abbiamo pensato a lei perché è l'unica che ha la sensibilità e l'esperienza ...
Cioè me lo smollano, perché non lo vuole nessuno. Ora a parte la tristezza di questo fatto, cioè che alla fine non ci siano da sfogliare verze e quindi pensano a me; a parte che tempo prolungato ormai è un concetto privo di senso perché di compresenze non se ne parla; e a parte che alla fine avrò solo più lavoro... Ci penso un po' su, quest'anno è stato così duro e difficile, senza stimoli, con una terza tanto amata e così deludente; mi viene in mente che forse è l'occasione per ritornare a imparare qualcosa di nuovo, cerco in me quella spinta che alla fine mi portava sempre ad accettare di intraprendere strade più impervie. Faccio fatica a trovarla. Questa scuola è una continua disillusione, ma forse si può ricominciare a lavorare senza tener conto di tutto quanto di tossico arriva da dentro, da fuori e dall'alto. Suor Terry è brava a trovare parole giuste e buone, parla di risorse, offerta appetibile, rilancio della scuola, di occasioni. Ma ora la mia corazza ora è spessa. Bah, ci dormo su. Ma so che alla fine mi ci butterò.
Beh insomma, stamattina arrivo e loro si presentano senza materiale. Vabbè, mi incavolo come una bestia, poi ristampo i testi. Lungo la strada mi riempiono di amenità su Twilight, Guitar Hero, Angeli e demoni, l'Inter, Uomini e donne e poi non ricordo più. Perché, sebbene fossero rumori molesti, li ascoltavo sia per acculturarmi sia per vedere se sono capaci di arrivare un fondo almeno a un discorso.
Invece no, si sono accavallati, allegramente inconcludenti, interrompendosi a vicenda e iniziando sempre nuovi e più futili discorsi. Non uno che avesse in mente quello che stavamo andando a fare.
In mattinata mi sono toccati i soliti tour de force per completare gli inutili registri che anche quest'anno, come ogni anno, lascio riposare nel cassetto. Assenze di tutto l'anno, argomenti svolti eccetera.
Qualche ora di lezione delirante del penultimo giorno e poi convocazione da Suor Terry. Moby Dick me l'aveva anticipato: l'anno prossimo, evviva evviva, ci sarà una nuova prima a tempo prolungato, quindi con un organico maggiore. E l'anno prossimo mi offrono l'onore di rilanciare il tempo prolungato. Wow! Abbiamo pensato a lei perché è l'unica che ha la sensibilità e l'esperienza ...
Cioè me lo smollano, perché non lo vuole nessuno. Ora a parte la tristezza di questo fatto, cioè che alla fine non ci siano da sfogliare verze e quindi pensano a me; a parte che tempo prolungato ormai è un concetto privo di senso perché di compresenze non se ne parla; e a parte che alla fine avrò solo più lavoro... Ci penso un po' su, quest'anno è stato così duro e difficile, senza stimoli, con una terza tanto amata e così deludente; mi viene in mente che forse è l'occasione per ritornare a imparare qualcosa di nuovo, cerco in me quella spinta che alla fine mi portava sempre ad accettare di intraprendere strade più impervie. Faccio fatica a trovarla. Questa scuola è una continua disillusione, ma forse si può ricominciare a lavorare senza tener conto di tutto quanto di tossico arriva da dentro, da fuori e dall'alto. Suor Terry è brava a trovare parole giuste e buone, parla di risorse, offerta appetibile, rilancio della scuola, di occasioni. Ma ora la mia corazza ora è spessa. Bah, ci dormo su. Ma so che alla fine mi ci butterò.
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